Calcio

Champions League: Zidane, l'uomo che volle farsi Real

Potrebbe essere il primo allenatore di sempre a vincere tre volte consecutive la coppa. Perché la sua squadra è come lui: flessibile, camaleontica, fatta di genio e di classe

Zinedine Zidane

Giuseppe De Bellis

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Purtroppo Zinédine Zidane parla poco. Perché in questi anni sarebbe stato bello chiedergli continuamentee progressivamente di fare un update sulla frase che disse a L'Equipe quando era appena diventato allenatore del Real Madrid B, nel 2013: "Sono tante le cose che ancora non so. Allenare è un mestiere duro, un mestiere che si impara con il tempo".

La possibilità di vincere tre Champions consecutive

Che cosa ha imparato che già non sapeva? Soprattutto: che cosa davvero deve imparare uno che può diventare il primo allenatore di sempre a vincere tre volte consecutive la Champions League? Questo rischia di accadere alla 23 circa di sabato 26 maggio, a Kiev, al triplice fischio della finale.

Due le ha vinte battendo in finale l'Atletico Madrid ai rigori e la Juventus con un secondo tempo memorabile della sua squadra. Alla terza stagione in panchina è vero che è riuscito in un'impresa difficile per un allenatore del Real, ovvero non vincere mai la Liga, ma è altrettanto vero che se porta a casa la tredicesima coppa Campioni dei Blancos tutto il resto non conta più.

Com'è cambiato il giudizio degli altri su Zizou

È cambiato molto anche il giudizio degli altri. Perché per due stagioni e mezza, Zidane è stato considerato solo il grande gestore di un gruppo dagli ego giganteschi e, spesso, incontrollabili. Dicevano: "Uno con il suo carisma e la sua storia è l'unico che può dire ai Galacticos del Real che cosa fare evitando di essere preso in giro". Una convinzione maturata oltre che dalla logica, anche dalla sua stessa voce: "Negli spogliatoi urlo raramente, perché credo di avere un'autorità naturale nei confronti dei giocatori" disse a France Football poco dopo essere diventato allenatore.

Eppure quest'anno bisogna raccontare una storia diversa: non è un gestore e basta, è un allenatore. Pratico, versatile, capace di preparare al meglio le grandi partite e di far cambiare alla sua squadra strategia e disposizione in campo in funzione dell'avversario di turno. Certo, sarebbe stato più complicato partire da una squadra normale: avrebbe significato più lavoro tattico, più lavoro tecnico, più lavoro strategico. Qui, invece, il lavoro è stato diverso: è partito dalla testa per arrivare alle gambe.

L'idea di calcio di Zidane

"Voglio che la mia squadra giochi un buon calcio, con un portiere che sappia far par partire l'azione con i piedi, possesso palla e passaggi rapidi. L'obiettivo è arrivare il prima possibile e con il maggior numero di giocatori davanti alla porta avversaria". Il concetto base del calcio di Zizou è semplice, condivisibile, non contraddittorio con ciò che è stato lui da calciatore. Perché la liberazione del talento è figlia della flessibilità, secondo Zizou.

Il Real, oggi, è una squadra elastica, camaleontica. Fatta di genio, di classe, di idee estemporanee in un gioco organizzato. Non bisogna essere brillanti per essere i migliori. Bisogna essere migliori per sembrare brillanti. Il Real è la miglior squadra d'Europa per distacco nella capacità di massimizzare il risultato. Se questo non è figlio di un grande allenatore, allora è difficile capire che cosa faccia un allenatore.


(Articolo pubblicato sul n° 22 di Panorama, in edicola dal 17 maggio con il titolo "L'uomo che volle farsi Real")


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