Calcio

La Roma è grande: pareggio e applausi a Manchester

Totti e Garcia i profeti di un gruppo che non si pone limiti. E adesso la qualificazione agli ottavi è possibile...

Soccer: Champions League; Manchester City-Roma

Giovanni Capuano

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Squilli di tromba a Manchester: la Roma c'è ed è pronta a compiere il miracolo in Champions League. Totti è il suo profeta, ma intorno al Capitano che all'Etihad è entrato direttamente nella leggenda, c'è un gruppo che non teme nulla, sta crescendo veloce e ha in Garcia il condottiero capace di toccare sempre e comunque le corde giuste. Quando una squadra sta così, nulla le è impossibile. Anche sbagliare l'approccio nella gara chiave del girone nella tana dei campioni d'Inghilterra, andare sotto subito, rimontare e poi tornare a casa con la sensazione sulla pelle di non aver capitalizzato tutto quanto. Potere della convinzione di poter essere grandi e pronti per questi palcoscenici. Oggi mentalmente la Roma è, forse, l'italiana più di alto livello e i meriti di Garcia in questa trasformazione sono evidenti: è entrato nella testa dei suoi giocatori e può chiedere loro tutto con la certezza di ottenerlo. Solo così si spiegano 90 minuti come quelli di Manchester in cui ogni cosa sembrava essere andata per il verso sbagliato prima di tornare magicamente al suo posto.

Il pareggio contro il Manchester City ha un valore doppio. Contente alla Roma di iniziare una volata con il Bayern Monaco e con lo stesso City in posizione di vantaggio e scarica tutta la pressione sugli inglesi, che per la terza volta in quattro anni rischiano di doversi fermare a Natale pur avendo le potenzialità per arrivare fino in fondo. Ma non è un caso che il verdetto dell'Etihad sia così netto. La Roma è stata costruita per essere europea e alla prova del campo ha confermato tutte le aspettative. Il City è meraviglioso dalla metà campo in su, ma si perde dietro dove manca la qualità al livello di Aguero, Dzeko e Silva. Bella a metà, insomma, e le imperfezioni in Europa si pagano care. 

Sabatini e Garcia, invece, hanno messo insieme un gruppo in grado di assorbire senza isterie anche i colpi della malasorte. A Manchester mancavano De Sanctis, Castan, Astori, De Rossi, Strootman, il lungodegente Balzaretti e metà Iturbe, lanciato solo nel finale. Alzi la mano chi se ne è ricordato vedendo gli altri lottare con forza e intelligenza, rimontare lo svantaggio iniziale, dominare il pallone per tratti e ripartire in velocità quando, invece, il City è riuscito a mettere pressione dietro. C'è qualcuno che ha rimpianto gli assenti? Questa è la conferma della grande forza della squadra di Garcia che può aspirare ad andare lontano in Champions e a far paura alla Juventus di Allegri in campionato. Nessun traguardo le è precluso. Nessuno. 

Gli uomini simbolo dell'impresa di Manchester sono tanti: Garcia, Totti, Gervinho. Piace, invece, scegliere un'altra terzina forse meno pubblicizzata. Il primo è Skorupski, giovane portiere polacco con alle spalle solo 3 partite con la maglia della Roma, pescato in panchina all'ultimo istante e che mai ha tremato. Gli altri due sono Cole e Keita, arrivati in silenzio nella Capitale e che hanno dato un valore aggiunto in termini di esperienza ed abitudine a questi palcoscenici. Cole, ad esempio, era stato criticato per l'inizio di stagione, ma Garcia non ha avuto paura di schierarlo titolare e lui lo ha ripagato aiutando i compagni, anchen quelli meno avvezzi a queste latitudini, a uscire indenni dalla tempesta iniziale. Keita in carriera ha vinto due volte la Champions: non è un caso e si vede.

Ora i 180 minuti contro il Bayern Monaco dovranno rifinire il lavoro. Occasione meravigliosa e inattesa, però sarà Guardiola a dover visionare le immagini delle sfide della Roma contro Cska e Manchester City perché la Roma ha le frecce al suo arco per far male alla corazzata bavarese, che comanda il girone a punteggio pieno, ma dovrà sudarsi la qualificazione fino all'ultimo. A Totti e compagni non si poteva chiedere nulla di più. Il segnale lanciato è importante. Il meglio del nostro calcio non è poi così lontano dal meglio del calcio degli altri. Anche per questo torniamo a casa da Manchester con gli pieni di cose belle.

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