Balotelli: questa notte o mai più

Contro il Celtic l'attaccante ha la possibilità di smentire chi lo accusa di non saper mai essere decisivo. Anche se il suo futuro è ormai lontano dal Milan - Champions, le quote per le scommesse

Giovanni Capuano

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In fondo non sono passati nemmeno 300 giorni da quella mattina piena di sorrisi, miele e complimenti. Meno di un anno, sufficiente a bruciare tutto il credito di Mario Balotelli in rossonero trasformando il futuro radioso in un presente grigio e futuro incerto se non sicuro, nel senso di lontano da Milanello. Trecento giorni dal 1° febbraio a oggi quando al Celtic Park Balotelli cercherà di fare quello che non gli è riuscito dall'inizio della stagione: essere decisivo per un Milan in caduta libera, aiutare il povero Diavolo a rialzarsi e a non compromettere anche la sua avventura europea. "Se è un campione, lo dimostri sul campo" è il pensiero che attraversa compagni, allenatore e società ormai poco inclini a seguire il filo delle potenzialità di un giocatore arrivato in gennaio con le stigmate del fuoriclasse e diventato un problema tattico oltre che di gestione.

Quel 1° febbraio, invece, tutto era diverso, con Galliani pronto a sfidare il mondo intero per presentarlo senza alcuna macchia. Veniva da un turbolento addio al City? Pazienza. Berlusconi lo aveva definito "una mela marcia"? "Mai detto e il presidente non si è mai scusato". Incognite? "Nessuna, anzi. La vendita delle maglie di Balotelli è incredibile, solo Ronaldinho ha fatto numeri simili". Un affarone, dunque. O meglio "un colpo del destino" perché "Balo è come Ibra" (4 febbraio) e averlo a Milanello era stato il frutto di un "lungo corteggiamento" partito quando ancora la maglia di Supermario aveva l'azzurro al posto del rosso accoppiato con il nero.

La luna di miele è andata avanti fino alla primavera. Rigori, gol, vittorie in serie e la Champions League acchiappata per la coda ("Balotelli ci ha fatto arrivare al terzo posto" ha più volte sottolineato Galliani in estate, anche a rischio di urtare la suscettibilità degli altri dieci). Pensiero condiviso da Allegri: "È la prima volta che gioca da protagonista, è tranquillo e ha l'occasione per esprimersi su livelli eccezionali" (17 marzo). Poi è arrivata l'estate, il mercato al risparmio e le prime voci di insoddisfazione dell'attaccante. Va via? "Incedibilissimo" (fine giugno) o addirittura "un simbolo, l'icona del Milan del nuovo corso" (6 luglio).

L'autunno si è trasformato in un rapido declinare dell'indice di gradimenti di Balo nel mondo-Milan. Pochi gol, prestazioni così così, litigi con tutti in campo e fuori, comportamenti sempre meno graditi fino al punto di non ritorno della sceneggiata con espulsione nel finale arroventato di Milan-Napoli. Rosso e via, niente ricorso della società e somma incazzatura di Allegri, nemmeno nascosta per una volta come dimostra il cazziatone in diretta: "Le isterie sono inutili. Ha 23 anni e non è più un bambino, per essere un campione deve avere l'atteggiamento giusto" (23 settembre).

Da lì in poi è stato un precipitare. Qualche difesa d'ufficio ("Gestisca le sue reazioni ma c'è troppa disparità di trattamento tra chi commette falli duri e chi protesta", Galliani, 1 ottobre), molte critiche da dentro e soprattutto da fuori. Cose non da Milan, insomma. Ascoltate Allegri quando è arrivato il momento del ritorno in campo: "Deve gestirsi meglio, non è un 23enne come gli altri e deve essere bravo a capirlo". Prima e dopo la storia dei tweet anti-camorra, la convocazione-punizione in Nazionale quando sarebbe stato meglio rimandarlo a casa, la squalifica "cercata" contro la Fiorentina, i mugugni dei tifosi e i tweet mal digeriti nel mezzo della notte.

Storia d'amore finita. Anche la questione ritardi (veri o presunti) è diventata occasione di polemica. Allegri 1: "Mi piacerebbe sapere chi fa uscire da Milanello queste notizie completamente false". Allegri 2: "I ritardi? Cose che capitano". E Galliani: "Non ho notizia di ritardi e in ogni caso Balotelli resta al 101%". Difesa d'ufficio e anche un po' arruffata. In fondo la sintesi l'ha fatta Zvonimir Boban, uno che al mondo Milan è sempre rimasto legato e che si è incaricato di dire ad alta voce quello che in molti (ma non tutti) almeno tra i tifosi pensano: "Balotelli? In vita sua non ha fatto nulla se non panchina ovunque. Il suo atteggiamento dimostra che non arriva a capire alcune cose proprio con il cervello. Impari da Kakà. Nel mio Milan avrebbe portato il borsone a Van Basten, Weah e Shevchenko e se si fosse presentato due volte in ritardo avrebbe preso schiaffi da gente come Maldini, Desailly, Seba Rossi, Costacurta e Baresi". Nell'ultimo Milan di Galliani no, anche se la storia è finita. Bisogna scrivere solo la parola "The End".

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