Ecco perché il Cesena ha votato Tavecchio

Una settimana la dichiarazione di voto contrario; ieri nell'urna invece il dietrofront, per ragioni di mercato

Una curiosa immagine di Tavecchio ai mondiali in Brasile con la Nazionale – Credits: Claudio Villa/Getty Images

Nicolò Schira

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Cosa può aver indotto diversi club che sembravano all'opposizione ad allinearsi allo schieramento pro Tavecchio il giorno del voto? Meri interessi opportunistici come nel caso dei cosiddetti indecisi Atalanta, Sampdoria ed Hellas Verona, che -compresa la vittoria all'orizzonte del numero uno della Lega Nazionale Dilettanti - hanno così virato con decisione sul dirigente lombardo. Più singolare il caso riguardante il Cesena.

I romagnoli appena una settimana fa si erano detti, pubblicamente, contrari all'elezione presidenziale di Tavecchio, salvo poi ritrattare alla vigilia del voto in maniera sorprendente. Un dietrofront clamoroso e nel quale si celano scenari di mercato.

I romagnoli avevano cercato un appoggio in Juventus e Roma, ma alla fine le trattative impostate con i due club (in particolare con i giallorossi) non sono andate a buon fine. Niente Ziegler ma soprattutto nessun colpo Borriello, che ha declinato l'ipotesi di trasferirsi alla corte di Bisoli. Ingaggi sostenibili solamente mediante l'appoggio delle due big dissidenti. Ad approfittare della crepa che si stava originando il factotum Claudio Lotito, che ha caldeggiato al collega cesenate Lugaresi la possibilità di chiudere insieme l'ingaggio di un attaccante. Il nome del prescelto sarebbe quello di Leonardo Pavoletti del Sassuolo. La Lazio lo acquisterebbe a titolo definitivo per 3 mln e poi lo girerebbe in prestito ai romagnoli. Operazione valutata dallo stesso Preziosi per il Genoa. Una sorta di regalo per aver scelto la fazione "giusta" nella battaglia al trono di via Allegri.

Nelle ultime ore sul centravanti classe '88 si è inserito il Torino. In apparenza più una manovra di disturbo che una trattativa reale. Solo un caso che Cairo fosse fra i più accaniti sostenitori di Demetrio Albertini quale erede di Abete. Anche nelle battaglie politico-sportive riesce sempre ad imporsi il calciomercato.

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