Calcio

Caso Icardi: quale futuro per l'Inter?

Multa e cancellazione delle pagine incriminate, ma niente addio alla fascia. Ora, però, c'è un rapporto da ricucire

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Giovanni Capuano

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Una multa salata in arrivo per aver violato il regolamento interno all'Inter, la promessa di cancellare le pagine incriminate nelle prossime ristampe della sua autobiografgia (nel frattempo andata esaurita) e le scuse ai tifosi con l'impegno ad "essere molto più attento in futuro" perché così "impone il ruolo nella squadra". Mauro Icardi esce così, almeno dal punto di vista societario, dal polverone sollevato da alcuni passaggi del libro sulla sua vita, in particolare quelli dedicati alla ricostruzione dello scontro con gli ultras al termine di Sassuolo-Inter del febbraio 2015.

Un compromesso per cercare di togliere d'imbarazzo tutti, a partire dalla società che aveva minacciato anche di degradarlo cancellando la fascia di capitano. Non sarà così e non sarebbe stato possibile, dopo la dura presa di posizione della Curva Nord e le parole di Zanetti ed Ausilio che avevano lasciato il dubbio di un club comandato dalle volontà dei capi-tifosi. Il danno d'immagine - già peraltro rilevante - sarebbe stato eccessivo, un autogol che i dirigenti sono riusciti ad evitare anche se resta la pessima immagine di una società incapace di prevedere e controllare l'impatto delle parole del suo uomo più rappresentativo.


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Il duro confronto prima del compromesso

Per disinnescare la bomba si sono mossi gli Stati generali dell'Inter, con eccezione dei cinesi e di Thohir lontani da Milano. Icardi è stato duramente richiamato ai suoi doveri di capitano, ricordando anche che non si tratta del primo scivolone di una convivenza felice in campo, ma problematica a livello comunicativo. L'attaccante, che già nelle prime ore aveva cercato di ridimensionare l'impatto della vicenda, ha accettato di usare toni concilianti e di provare a lavorare "perché le cose tornino al loro posto".

Non sarà un'impresa semplice, anche se la maggioranza dei tifosi ha preso in maniera netta le distanze dagli ultras della Curva Nord, rimproverando alla società un atteggiamento troppo conciliante con i capi autori del durissimo comunicato che ha aperto la frattura. L'equilibrio andrà, insomma, ricercato e servirà un lavoro adeguato perché la squadra ha bisogno del massimo della tranquillità per uscire da una situazione di crisi tecnica che rischia di compromettere l'esito della stagione già in autunno.

Fischi, indifferenza o guerra aperta?

Quanto accaduto domenica a San Siro, con la curva a contestare e fischiare e il resto dello stadio ad applaudire, non dovrà più ripetersi perché il clima nuoce prima di tutto a De Boer e ai compagni, parsi straniti da quanto accaduto. I capi ultras, che rigettano qualsiasi accusa di violenza e intimidazione verso il giocatore e la famiglia (episodio su cui sta indagando la Digos), escludono di poter ricucire il rapporto ma sono stati messi in minoranza.

Il club dovrà fare i conti - anche internamente - sulle falle di un sistema incapace di governare per tempo la vicenda e sul messaggio pericoloso lanciato all'inizio. Apparentemente la tregua è stata firmata, venendo incontro alle esigenze di tutti: le scuse, il libro che sarà 'purgato' delle parti incriminate, la punizione senza togliere la fascia. Come tutte le tregue, però, è destinata ad essere fragile e i protagonisti dovranno rinsaldarla evitando nuovi errori. Tra qualche giorni i cinesi di Suning sbarcheranno a Milano per approvare il bilancio e fare i piani di rilancio già dal mercato di gennaio: difficile che abbiano apprezzato gli echi della domenica da psicodramma vissuta a San Siro e dintorni.

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