Edoardo Frittoli

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Al mattino la lezione del ct Antonio Conte agli studenti dell'Istituto superiore Sobrero, la sera invece l'amichevole tra l'Italia Under 21 e i pari età della Turchia: sono i due appuntamenti clou di una serie di iniziative in programma oggi, 15 aprile, per celebrare lo storico scudetto conquistato dal Casale Monferrato nel 1914, l'ultimo prima che la la Grande Guerra sconvolgesse l'Europa e il nostro Paese. 

Dal 1909 al 1913, il Campionato di calcio italiano, allora chiamato Federale, era stato dominato dalla diretta rivale del Casale, la Pro Vercelli: la squadra del presidente Luigi Bozino, noto avvocato penalista, aveva conquistato tre titoli consecutivi e si era avvicinato alle grandi pluriscudettate come il Genoa.

A Casale Monferrato il professor Raffaele Jaffe, come tanti suoi concittadini, mal sopportava lo spadroneggiare della squadra di Vercelli, città storicamente rivale di Casale sin dal Medioevo. Nello storico salone dell'Istituto Leardi, dove il professore insegnava, Jaffe radunò gli allievi sportivi e pronunciò il suo alzamiento contro gli antichi rivali. Non doveva certo essere superstizioso il professor Jaffe: poco dopo le 17 del 17 dicembre 1909, per di più venerdì, nasceva ufficialmente il Casale Calcio. Per sottolineare ancora di più l'anima di antagonista della Pro Vercelli, il colore della maglia è presto scelto: è il nero, opposto alla maglia candida della squadra rivale. Che i bianchi vercellesi fossero fortissimi, si sapeva. C'era bisogno della protezione di una buona stella per riuscire nell'impresa titanica di insidiare la "gigante" delle risaie. Quella stella fu cucita sulle maglie nere del Casale e diventerà il segno distintivo per eccellenza della squadra dei neonati "nerostellati".

All'inizio della sua avventura, Il Casale fu ammesso ai campionati minori. In Piemonte vinse nel 1910 il campionato di Terza categoria. Poi una coppa mesa in palio a Caresana (Vercelli) dove battè due squadre minori meneghine, la US Milanese e la Lambro. Passata nel 1910-11 in Seconda categoria, incontra la neonata Inter che la elimina per un soffio alle qualificazioni per il girone finale. E'tuttavia ammessa per l'anno successivo al massimo campionato dopo che Jaffe, divenuto dirigente federale, ottiene il passaggio dopo una serie di test-match come usava in quegli anni. Il confronto diretto con la rivale Pro Vercelli era a portata di mano. Nella stagione 1912-1913 il Casale parte in sordina con una serie di sconfitte a cui saprà rimediare in corsa, finendo quarto dopo aver incontrato le grandi: Milan, Genoa, Verona, Vicenza e naturalmente la Pro Vercelli, titolata anche quell'anno.

La buona stella, quella sulla maglia nera, funzionerà nel campionato 1913-1914 quando i casalesi coroneranno il sogno secolare di rivalsa su Vercelli. Durante il girone dell'Italia Settentrionale eliminano la squadra di Bozino per un solo punto che vale secoli di storia tra due campanili rivali.

Poi nel girone a sei battono la Juventus, il Milan, il grande Genoa e il Verona. In finale trovano la Lazio, vincitrice dei gironi dell'Italia Centro-meridionale. La finalissima prevedeva andata e ritorno. Il primo match è fissato per il 5 luglio 1914 a Casale Monferrato. Arbitra l'avvocato Scamoni di Torino vestito in giacca, cravatta e pantaloni corti. Non c'è storia e la partita è a senso unico a favore dei nerostellati che vanno in goal per 7 volte con doppiette di Varese e Ravetti. Una settimana dopo, a Roma, arrivano trionfo e scudetto. L'arbitro è il milanese Cattaneo. Il risultato finale consacra la stagione: vittoria esterna per 2-0. 

La squadra campione d'Italia tornò verso il Monferrato in treno, il martedì successivo. Viaggiava con la squadra un raggiante professor Jaffe. Aveva deciso di premiare i suoi ragazzi con un viaggio "di lusso", in seconda classe invece della solita terza. Poi il ragionier Bertinotti raccolse una richiesta dei giocatori nerostellati: avevano fame, avrebbero tanto desiderato un cestino di quelli pronti, anche solo con il secondo. L'ingegner Simonotti, presidente del Casale, non seppe dire di no. Alla stazione di Livorno il treno si fermò e arrivarono al binario "quelli coi carrelli" della ristorazione. Per tutti ci fu un cestino con due ali di pollo, contorno, pane e un calice di vino. Da levare al cielo per la grande impresa, mentre per la prima volta i bianchi della Pro Vercelli sarebbero stati a guardare. Altri tempi, grande gloria. L'ultima luce prima della terribile ombra della guerra, che interromperà bruscamente il campionato italiano poco prima della fine.

Si ringraziano Gianni e Vittorio Turino per la preziosa collaborazione.







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