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Carlo Tavecchio si è dimesso! Cosa succede adesso in Figc

Il presidente se ne va e il Coni commissaria la Federcalcio. Lo scenario prima delle elezioni, nomi e possibili sviluppi della crisi dopo il fallimento

Carlo Tavecchio è capitolato. L'ormai ex presidente della Figc si è dimesso in apertura del Consiglio federale di lunedì 20 novembre, a sette giorni dalla storica debacle della mancata qualificazione al Mondiale di Russia 2018.

Dopo aver cercato di tenere duro, il numero uno del calcio italiano - rieletto nei mesi scorsi con mandato fino al 2021 - ha dovuto prendere atto che con il passare delle giornate era venuta meno la compattezza della sua maggioranza. Non si è nemmeno arrivati a una vera e propria conta. Non c'è stato bisogno.

Tavecchio ha letto un messaggio al Consiglio Figc: "Sono rammaricato. Vado via perchè ho perso. Mi scuso con tutti gli italiani". Ancora nella serata precedente aveva negato con forza l'idea di presentarsi dimissionario, malgrado le pressioni del Governo e del Coni. A fare la differenza è stato l'allargarsi del fronte a lui sfavorevole. Uno scenario di cui ha dovuto prendere atto seppure con amarezza. 

Ecco perchè ha dovuto dimettersi

Impossibile prendere tempo fino all'elezione di un nuovo presidente di Lega B che sarebbe stato un suo uomo. Dopo lo strappo della Lega Pro, anche nel bacino tradizionale di alleati della LND (Lega Nazionale Dilettanti) è venuta meno la compattezza fino a suggerire di evitare direttamente la conta che avrebbe avuto un esito scontato. Anche perché saranno da misurare le amibizioni personali di Carlo Sibilia, uomo emergente della Figc in grado di portarsi in dote il 34% dei voti nelle prossime urbe. La base ideale su cui costruire il consenso.

"Ambizioni e sciacallaggi politici hanno impedito di confrontarci sulle ragioni di questo risultato" ha detto Tavecchio nel suo messaggio al Consiglio Figc. Attacco diretto a chi, dentro e fuori la Federcalcio, ha fatto pressione per trasformare la mancata qualificazione a Russia 2018 in uno tsunami politico.

Lo sfogo di Tavecchio

Rassegnate le dimissioni, Tavecchio si è sfogato in una lunga conferenza stampa nella quale ha rivendicato i risultati del suo mandato e attaccato chi gli ha voltato le spalle: "Ho rassegnato le dimissioni e per mero atto politico le ho chieste al Consiglio federale, ma nessuno le ha rassegnate. Siamo arrivati a un punto limite di speculazioni. La Lega Pro non è mai stata alleata, la settimana scorsa mi era stato inviato il documento programmatico, avevo interpretato in buona fede una volontà di alleanza e invece siamo di fronte a un sistema sportivo che si permette di prendere decisioni gravi quando il soggetto più importante che è il fornitore del sistema Italia è assente, quando la Serie A e la Serie B non ci sono: il 23 e 27 eleggeranno i loro presidenti, oggi siamo al 19: ma aspettare 8 giorni sembrava la tragedia mondiale del calcio italiano".


E sulla questione sportiva della scelta (deleteria) di Ventura come commissario tecnico: "Malagò ha detto che il ct lo ha scelto Lippi dopo un'analisi di quattro soggetti. Io non l'ho mai detto, perché le riunioni private non le porto in pubblico: ora lo sapete che Ventura non lo ha scelto Tavecchio. Tavecchio paga per Ventura. Io sono disperato per non aver centrato la qualificazione mondiale: e questo diventa la tragedia? E se quel palo fosse entrato Tavecchio chi era, un eroe? Ditemi quali sono i risultati delle altre federazioni. Secondo voi le 4 squadre in Champions sono venute perché Tavecchio ha la giacca blu o perché abbiamo cambiato gli equilibri europei? Uva è vicepresidente Uefa perché è bello? La Christillin è nel Consiglio Fifa grazie agli gnomi dietro la scrivania? Pensate che a 74 anni ho bisogno di sedermi su una sedia? Se ritengo di avere colpe per la mancata qualificazione al mondiale? Forse non essere intervenuto a Milano per cambiare allenatore alla fine del primo tempo...". 

Cosa succede adesso in Figc

Il presidente del Coni Malagò ha fatto sapere di aver deciso per il commissariamento della Figc. Un atto definito "grave" da Tavecchio e che apre a uno scenario diverso rispetto a quello atteso e che avrebber portato fatalmente a nuove elezioni. Malagò ha in testa di non prendere per se stesso il ruolo di commissario e di agire nel più breve tempo possibile.

Tavecchio è stato l'unico a rimettere il mandato. Gli altri componenti non hanno accettato di dimettersi a lora volta, scelta che avrebbe azzerato di fatto l'organismo di guida di un sistema da 4 miliardi di euro di fatturato. 

Senza commissariamento, per statuto ci sono 90 giorni di tempo per indire nuove elezioni mettendo in campo candidati che siano espressione delle componenti: le leghe (anche se attualmente quelle di A e B sono commissariate), l'Assocalciatori, l'Assoallenatori e arbitri. Nelle ultime tornate, quelle dell'estate 2014 e dell'inverno 2017, lo scenario è stato quello di un ex calciatore (Albertini) o di un dirigente (Abodi) sconfitti da Tavecchio.

La scelta del nuovo ct della nazionale

Anche senza governo e con una campagna elettorale che si annuncia durissima, il calcio italiano dovrà in tempi rapidi anche procedere alla scelta del nuovo ct cui affidare la rinascita della nazionale. L'Italia torna in campo a marzo contro l'Inghilterra e sarebbe un peccato gettare al vento mesi che possono dare un piccolo vantaggio (non voluto) prima che in autunno si ritorni nel tritacarne delle qualificazioni dell'Europeo 2020 e della nuova Uefa Nations League.

Carlo Ancelotti rimane il nome caldissimo. Agli amici aveva fatto sapere di non essere indisponibile ma di voler attendere il progetto serio, così da non fare da parafulmine per una federazione in mezzo alla bufera. Possibile che il nuovo scenario lo stimoli a sciogliere le riserve. Altrimenti, se si vorrà un nome di alto profilo, il rischio è dover attendere la fine della stagione essendo i vari Conte, Ranieri e Allegri tutti sotto contratto.

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