"Io sempre alla larga da Alessandro Moggi. Ecco perché..."

Antonio Caliendo, uno dei più esperti procuratori italiani, ci parla del caos legato ai procuratori. E su Moggi junior...

Uno scatto di Antonio Caliendo assieme a Luis Figo nel 2011 (Credits: Marco Luzzani/Getty Images for Golden Foot)

Riccardo Vetere

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Un fulmine a ciel sereno. Così è risultata la notizia delle indagini e richiesta di documentazioni condotti dagli agenti della Guardia di Finanza, che ha colto tutti – o quasi – di sorpresa. In realtà, però, le indagini sono iniziate tempo addietro e coinvolgono una dozzina di procuratori, 41 società di A, B e Lega Pro, nonché i contratti – una cinquantina - di numerosi giocatori, tra i quali spiccano quello di Nocerino (la cui procura è di Alessandro Moggi), Lavezzi (coinvolto Alejandro Mazzoni), Campagnaro, Denis e così via. Numeri, dettagli e nomi ormai noti. 

E c’è chi se l’aspettava e ha preso la notizia sbuffando insofferente, perché il calcio italiano d’estate, da alcuni anni a questa parte, non è più tale senza uno scandalo che arrivi a colorarne gli spazi di grigio. Prima Calciopoli, poi Scommessopoli, ora si attende solo il battesimo del nuovo fenomeno, volto principalmente all’elusione fiscale, che intacca il nostro calcio. La figura del procuratore ne è protagonista assoluta. 

“La notizia non mi ha sorpreso più di tanto”, lapidario il commento di Antonio Caliendo a Panorama.it, uno dei procuratori italiani più esperti. “Mi spiego, l’Italia affronta un periodo di grande trasformazione, è come se stessimo passando per la terza guerra mondiale, ma fatta senza usare le armi: una guerra economica”. Poi Caliendo, si cala nel dettaglio della vicenda:

“Se queste operazioni dovessero portare a una pulizia generale e far ripartire per bene il sistema, ben vengano. Ma tutti sappiamo che queste cose le hanno sempre fatte. E se ci sono fatture false in ballo, è giusto intervenire pesantemente; su questo non ci andrei leggero”.

Un sistema architettato a dovere da procuratori e società – ma nessun calciatore è indagato e dunque direttamente coinvolto nella vicenda - che spesso si è basato sulla tecnica dello scouting: società o calciatore chiedono al procuratore di cercare un ingaggio per lui, e in qualsiasi caso l’agente pretende poi il pagamento della prestazione. Peccato che questo modus operandi finisse, a volte, per essere il pretesto all'emissione di fatture false, a fronte di prestazioni mai svolte, e funzionali a scaricare i costi. 

Proprio Caliendo ci spiega meglio di cosa si tratta: “Anche io ho fatto moduli rossi, che non sono altro che incarichi ricevuti da parte della società, per andare a prendere un giocatore che la società da sola non riesce ad acquistare. Ma se non c’è un modulo rosso e questo strumento viene utilizzato per frodare, e pagare in qualche modo il calciatore, è un illecito e va punito”. Alcune delle truffaldine operazioni consistevano proprio nel non includere interamente l’ammontare dell’ingaggio del calciatore, effettivamente pattuito, nel contratto, in modo tale da eludere parzialmente la tassazione sul reddito del calciatore, con un conseguente risparmio anche per la società.

Ma Caliendo è in questo mondo da molti anni, ha mai sospettato qualcosa? Ci sono 12 agenti coinvolti, tra i quali Alessandro Moggi e Alejandro Mazzoni.

Ecco la risposta: “L’ultima presentazione della Gea (era lo scorso aprile, ndr) mi è sembrata una continuazione di quello che la Gea già faceva, hanno annunciato l’apertura anche di società a Dubai se non sbaglio (si tratta della Gea World Middle East, ndr). Io sono per un calcio pulitoanche all’interno della mia squadra di lavoro ho incrementato la trasparenza. Bisogna tornare ai vecchi tempi: è il calciatore che deve pagare il procuratore e non la società”.

“Penso che quello che si sta vivendo, tra scandali e processi, la dica lunga. C’è chi si sente intoccabile e può anche aver ardito di farla franca”. Ogni riferimento è puramente casuale? Non sembra proprio: “Con Alessandro Moggi non ci ho voluto avere mai niente a che fare. Col figlio non ho mai avuto rapporti, col padre Luciano sì, ma finì malissimo dopo l’operazione Amoruso, si parla di circa 15 anni fa: non mantenne delle promesse che mi erano state fatte. Quindi mi sono sempre voluto tenere alla larga dal figlio…”.

Il caso è esploso, i dettagli affiorano e ingrigiscono, ahinoi, un sistema pesantemente screditato dopo le vicende di Calciopoli e Scommessopoli. Un sistema che già faticava a restare a galla nelle acque trasparenti della credibilità, ma che ora rende nota un’altra pagina nera della sua già difficile storia. 

 
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