Calcio

Calciopoli e la prescrizione che salva i Della Valle

Attaccavano Moratti per la scelta di non presentarsi da Palazzi e ora escono senza condanna dal processo di Napoli per scadenza dei termini

Il patron della Fiorentina, Diego Della Valle – Credits: Afp

Pare di sentirle ancora le parole cariche di veleno di Diego Della Valle contro Moratti, reo di volersi sottrarre al rito del tavolo della pace pur essendo “egli stesso considerato colpevole di un comportamento scorretto, sportivamente parlando”, sicuro condannato “se non fosse sopraggiunta una prescrizione arrivata con la precisione di un cronometro”. Era il 17 agosto 2011, nemmeno una vita fa.

Il patron della Fiorentina tuonava contro l’ex amico e alleato interista lasciando intendere, nemmeno troppo velatamente, come l’accettazione della prescrizione da parte dell’Inter fosse una scorciatoia ben poco etica per evitare il giudizio della giustizia sportiva e riscrivere almeno un pezzo della storia di Calciopoli.

Allora Della Valle si augurava che la vicenda venisse “ben analizzata” in modo da dividere una volta per tutte vittime e carnefici. Lo stesso Della Valle, quello che tuonava contro la prescrizione altrui, ha lasciato che la Corte d’Appello del Tribunale di Napoli decretasse il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per lui e il fratello nel processo d’appello per Calciopoli, chiuso con le condanne (con sconto) per Moggi e sodali. In attesa che la Cassazione dica se la Cupola esisteva o è stata un’invenzione di Palazzi e Guido Rossi è interessante concentrarsi sulla scelta difensiva dei Della Valle e di altri protagonisti: Lotito, Fabiani, Foti, Racalbuto, Mencucci, Meani, Puglisi, Mazzei, Racalbuto e Titomanlio.

Nomi riemersi dalle cronache della torbida estate del 2006 e che in comune hanno la scelta di non opporsi fin qui al passare del tempo in modo da impedire alla prescrizione di chiudere per sempre i rispettivi fascicoli processuali. Ne ha beneficiato lo stesso Luciano Moggi, per la parte riguardante la frode sportiva, tanto è vero che l’ex dg della Juventus si è visto è stato condannato a 2 anni e 4 mesi per la sola ipotesi di associazione a delinquere, inferiore ai 5 anni e 4 mesi di partenza.

Diego Della Valle, il fratello Andrea e l’amministratore delegato Mencucci escono invece dal processo senza alcuna condanna per prescrizione e non si sono opposti alla scorciatoia della prescrizione. Un colpo di spugna sulla condanna a un anno e 3 mesi ricevuta in primo grado. Avevano il tempo per farlo (loro e tutti gli altri) fino a un minuto prima della camera di consiglio che ha emesso la sentenza e decretato l’estinzione del reato mettendo fine alla vicenda processale. Avevano fatto giurare ai propri avvocati che mai avrebbero accettato il colpo di spugna. Nulla di nulla. Decisione logica e legittima da parte dei collegi difensivi: l’istituto della prescrizione è previsto dal Codice e non si vede perché un imputato non debba avvalersene.

Semmai viene da sorridere ricordando l’ardore di un paio di estati fa, quando Della Valle parlava di “ombre o più che ombre, macigni, che Moratti ha sopra la sua reputazione personale” e lo accusava di “fuggire dalle proprie responsabilità” nascondendosi dietro a “battute offensive e inopportune rilasciate agli angoli della strada o al tavolo di un bar al mare”. Oppure riascoltando il presidente federale Abete dire che “l’etica non è mai andata in prescrizione” e che lui “si sarebbe augurato la rinuncia alla prescrizione da parte dell’Inter”.

Della Valle e gli altri non hanno rinunciato alla prescrizione del reato di frode sportiva, a quel tavolo da bar da oggi potranno sedersi in tanti. Più che un tavolino quasi una tavolata, la ‘Tavola dei Prescritti’. Non ci fosse da piangere si potrebbe anche ridere e, magari, lasciare uno strapuntino a De Santis, Bertini e Dattilo, gli unici che ad oggi hanno avuto il coraggio di dire no al passare del tempo e in appello si sono presi la condanna a 10 mesi. Colpevoli ma eroici. Coerenti. Rinunciare alla prescrizione si può. Poteva farlo anche Della Valle e non solo a parole.

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