La scelta del cuore del Livepool: niente stadio nuovo, si resta ad Anfield

Mentre in Europa i club pensano a smantellare i loro templi, i Reds rinunciano al progetto: "Questa è la nostra casa, impossibile andarcene"

Anfield Road

La celebre scritta 'You'll never walk alone' all'ingresso dello stadio di Anfield – Credits: Epa

Giovanni Capuano

-

A Barcellona faranno un referendum per decidere se ristrutturare il Camp Nou (costo 300 milioni di euro) oppure costruirsi uno stadio nuovo (600 milioni tondi). A Madrid il Bernabeu non sarà abbandonato ma profondamente rivisto. Il Chelsea sta disperatamente cercando un pezzo di terra a Londra dove costruire uno Stamford Bridge di nuova generazione con 60mila posti e servizi moderni. In Italia si aspetta la legge sugli impianti per far partire progetti e investimenti. L'Inter lascerà San Siro, Roma e Lazio sognano di dire addio all'Olimpico e il Milan sta ragionando su cosa fare.

Insomma non esistono più le cattedrali di una volta. Un po' perché gli stadi di mezza Europa sono costruiti dove non dovrebbero, in centro alle città e con situazioni logistiche complesse che qualche decennio fa non esistevano. Un po' perché lo stadio nuovo è un business che attrae molti come dimostra la vicenda dei soci cinesi in procinto di entrare nell'Inter di Moratti.

Anche per questo la scelta del Liverpool di non abbandonare il vecchio Anfield è una luce nel tunnel del calcio-business. I Reds ci hanno pensato a lungo perché l'alternativa era costruire un impianto nuovo di zecca nella zona di Stanley Park, portarsi via da Anfield magari la leggendaria scritta 'You'll never walk alone' la targa 'This is Anfield' che accompagna l'ingresso in campo delle squadre e, forse, la statua di Bill Shankly, l'artefice della leggenda del Liverpool degli anni Settanta.

Niente traslooco. I gioielli di famiglia rimangono dove sono al modico costo di 150 milioni di sterline (186 milioni di euro) investiti per ristrutturare Anfield lasciandolo lì dovìè adesso compresa la leggendaria The Kop che ha scritto un pezzo di storia del club e del calcio inglese. "Anfield è la nostra casa spirituale e rimanere qui era una nostra priorità. Lo riconoscono i nostri tifosi che sono stati qui e quelli che non hanno mai avuto questa possibilità" ha spiegato Ian Ayre, amministratore delegato del Liverpool che ha dovuto attendere il via libera del sindaco prima di poter ufficializzare la scelta.

Arriveranno stagioni difficili perché non si tratterà solo di un allargamento dagli attuali 45mila ai futuri 60mila posti a sedere. I lavori coinvolgeranno anche alcuni edifici del quartiere di Anfield di cui lo stadio è cuore pulsante. La decisione, però, è stata presa con il consenso di tutti. Restare a casa era una priorità. Lontano da Anfield il Liverpool avrebbe rischiato di perdere parte del suo fascino.

© Riproduzione Riservata

Commenti