L'ultimo scandalo del nostro calcio, tra colpi di mercato e frodi fiscali

Mentre i tifosi fremono per i nuovi acquisti, gli inquirenti spulciano da 8 mesi tra i contratti: ecco cosa stanno cercando. E perché l'indagine potrebbe estendersi ad altri sport - Tutti gli scandali del passato  - I contratti ai raggi X

In attesa del prossimo Campionato, il nuovo scandalo porterà i tifosi a discutere di complicati temi di gestione fiscale d'impresa... (Credits: Carino Carlo / Imagoeconomica)

Gianluca Ferraris

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A ogni estate il suo scandalo calcistico. Dopo il doping, le intercettazioni telefoniche, gli arbitri chiusi a chiave nello sgabuzzino, gli scudetti assegnati e revocati, i fallimenti in serie, le scommesse, pare proprio che quest’anno sotto l’ombrellone ci toccherà dedicarci a temi ben più ostici. I loro nomi? Transfer pricing, rivalutazioni fittizie, camere di compensazione, diritti royalty-free, spalmature, ammortamenti, esterovestizioni. Tutti strumenti che chi si occupa di gestione fiscale dell’impresa conosce bene, ma che suonano (quasi) inediti se applicati al mondo del pallone nostrano. Che pure qualche dubbio di sorta sulla gestione poco limpida dei suoi affari, per usare un eufemismo, ce lo aveva instillato.

Ed è proprio alla ricerca di questi espedienti che da stamattina il nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Napoli si è messo a scandagliare contratti e bilanci di 41 squadre di calcio italiane, 37 delle quali professionistiche, su ordine del procuratore aggiunto partenopeo Melillo e dei sostituti Ardituro, Capuano, Ranieri e De Simone. Un team di prim’ordine rispetto alla materia, visto che tre di loro hanno fatto parte del pool “reati da stadio” e uno (Capuano) lavorò al fascicolo Calciopoli nel 2006. Il piatto è ricchissimo, visto che - salvo Bologna e Cagliari - sono stati acquisiti documenti nelle sedi di tutte le società di serie A e in buona parte di quelle di serie B. Ma nessuna di loro, né tantomeno alcun tesserato, sembrano essere al momento toccati dalle indagini. Tanto che in una nota diramata nel pomeriggio di oggi, martedì 25 giugno, la procura è stata costretta a precisare che si trattava di “semplici acquisizioni di documenti e non di perquisizioni”.

L’ipotesi di reato è comunque pesante: associazione a delinquere finalizzata a evasione fiscale internazionale, false fatturazioni e riciclaggio. Tutto è nato otto mesi fa, dopo che gli uomini delle Fiamme Gialle acquisirono nella sede del Napoli i contratti tra alcuni calciatori e procuratori. Ma le indagini sarebbero decollate solo questa primavera, con il rinvenimento di altri documenti sensibili nelle disponibilità dei procuratori Alejandro Mazzoni e Alessandro Moggi, ex patron di Gea World e figlio di Luciano. In seguito il perimetro degli accertamenti, prima circoscritti solo ai calciatori rappresentati dai due, si è allargato notevolmente, fino a comprendere i rapporti tra circa 50 calciatori famosi e non, una dozzina di agenti (oltre al tandem citato ci sono Hidalgo, Battistini, Rodriguez, Guastadisegno, Rodella, Gallo, Calleri, Vilarino, Calaiò e Leonardi) e appunto 41 squadre.

L’attenzione degli inquirenti si concentra sull’asse tra Italia e Sudamerica ma senza trascurare i paradisi fiscali (presso i quali secondo quanto risulta a Panorama.it sarebbero già state accese alcune richieste di rogatoria) e forse potrebbe non rimanere confinata soltanto al calcio. Secondo una fonte qualificata, infatti, alcuni meccanismi sono diffusissimi anche negli sport minori e gli accertamenti, che riguardano a ritroso almeno tutto il periodo compreso tra l’inizio del 2011 e la seconda metà del 2012, procedono in ogni direzione.

Ma di quali meccanismi si tratta esattamente? Al centro dell'inchiesta ci sarebbe l’aggiramento delle regole di tassazione dei contratti che sarebbe servito a sottrarre al fisco italiano “ingenti quantità di denaro”. In pratica, secondo un canovaccio piuttosto in voga nel mondo industriale e commerciale ma che per la prima volta incornicia massicciamente il mondo della pedata, una parte dei proventi delle compravendite e degli emolumenti dei calciatori non veniva inclusa nei contratti stipulati e depositati in Lega calcio - che dunque riportavano cifre inferiori a quelle effettivamente versate o percepite - bensì corrisposta fatturando altri tipi di servizi o prestazione che generavano una provvista, generalmente estera, esentasse e pronta a tornare nelle disponibilità dei soggetti coinvolti.

Esempio pratico: un calciatore richiede un ingaggio di un milione di euro netto l’anno, che con le tasse si tradurrebbe in oltre due milioni da versare per la sua squadra. I due attori potrebbero accordarsi, ma è solo un’ipotesi, per siglare un contratto da 600 mila euro (quindi 1,2 milioni lordi), con gli altri 400 mila fatturati a titolo di sponsorizzazioni, diritti d’immagine, scouting a una società terza, magari quella del suo procuratore. L’atleta percepirebbe così la stessa cifra versando magari meno tasse sul reddito per quanto riguarda la parte eccedente e la società finirebbe per risparmiare alcune centinaia di migliaia di euro. 

Per questo, nella loro richiesta di documentazione inoltrata alle società di calcio, i pubblici ministeri hanno evidenziato "condotte finalizzate all'evasione dell'imposta sui redditi e, più in generale, condotte elusive delle regole di imposizione tributaria in relazione all'attività di intermediazione dei procuratori in favore dei calciatori”.

Quello che l’inchiesta dovrà accertare è se le somme versate all’estero (“con procedure sistematiche”, annota ancora la Guardia di Finanza) sono rimaste a disposizione di pochi o, magari, sono rientrate per essere spartite ulteriormente e magari reinvestite in altre operazioni più o meno fittizie. Il lavoro degli inquirenti - è la chiosa di una fonte qualificata - punta a chiarire diversi aspetti dell'operatività delle società dal punto di vista fiscale e tributario, dove a una progressiva lievitazione del giro d’affari non è corrisposto un analogo miglioramento dello stato contabile di moltissime squadre. Come se si lasciasse intendere in qualche modo che lo squilibrio finanziario delle società di calcio, o almeno di alcune di loro, non sia soltanto figlio di malagestione economico-sportiva ma anche di calcoli ben precisi. Se fosse davvero così, ci ritroveremmo di fronte a un’ipotesi investigativa tra le più clamorose degli ultimi anni. Ma al momento, come detto, si tratta soltanto di suggestioni.

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