Calcio

L'addio di Gigi Buffon: cosa c'è dietro le sue parole

Il futuro, la Juventus, il ritiro e l'ipotesi di proseguire, il rapporto con Agnelli, la nazionale e la vita da dirigente. Cosa ha voluto dire il portiere che saluta

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Giovanni Capuano

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Gianluigi Buffon ha dato il suo addio alla Juventus. Quella contro il Verona di sabato 19 maggio sarà l'ultima partita del portiere dei record con la maglia bianconera. Festeggerà lo scudetto (il nono della sua carriera) e poi volterà pagina definitivamente, anche se non sa ancora in quale direzione. Dentro il campo, proseguendo a giocare, o avviando la sua vita da dirigente?

Il tormentone è finito, anche se Buffon stesso ha ammesso di non aver ancora deciso. Ha ricevuto offerte stimolanti per proseguire da portiere in club di alto livello all'estero e, allo stesso tempo, ha sul tavolo proposte da dirigente con la Juve in cima a tutto. Non vuole allungare troppo la fase delle definizione di cosa gli riserverà il futuro, qualunque esso sia.

Solo con la nazionale è stato netto, quasi tranciante. Non sarà in campo il 4 giugno per la gara contro l'Olanda organizzata quasi solo per omaggiarlo: scottato e infastidito dalle polemiche di marzo, quando Di Biagio gli aveva chiesto di rispondere alla convocazione, ha scelto di farsi da parte. Niente tributo finale. Mancini è libero di avviare da subito il nuovo ciclo.

Il commiato è stato accompagnato dalla presenza e dalle parole di Andrea Agnelli, presidente della Juventus. Non un dettaglio, visti i rapporti tra i due e considerato come spesso sia difficile il momento del distacco per le bandiere in un grande club. Un addio (o arrivederci) molto diverso, ad esempio, da quello di Alex Del Piero che nella Juventus non è più tornato.

Cosa c'è dietro le parole di Buffon (e Agnelli)

Il quadro sarà più comprensibile il giorno in cui Buffon avrà sciolto anche le riserve sul suo futuro. Allora si potranno comprendere anche le sfumature del suo discorso di addio che, però, ha già riservato alcuni importanti piani di interpretazione:

Il futuro da calciatore - Buffon ha spiegato di aver maturato nel corso dell'inverno ("elaborato il lutto" l'ha definito) l'idea di smettere e di cominciare a considerarsi un ex. Certezza caduta negli ultimi 15 giorni con l'arrivo di offerte "stimolanti" per proseguire da portiere in club che gli garantiscano la soddisfazione del suo essere "animale da competizione". Quindi uno o più squadre al top (Liverpool, Real Madrid e Psg?) convinte dalle prestazioni di questi mesi.

E' l'aspetto centrale del ragionamento di Buffon che ha voluto sottolineare come successo maggiore quello di essere riuscito a chiudere "non da sopportato" ma garantendo un rendimento al livello del suo nome, del suo passato e del valore della Juventus. Si sente ed è ancora un agonista dentro. Da qui si deve partire per comprenderne il travaglio.

Buffon e il rapporto con la Juventus - Non si può proseguire con la Juve perché il club aveva programmato per tempo il passaggio di consegne e Buffon rispetta il modo di vivere della società. Anzi, lo fa suo fino in fondo spiegando di condividerlo e di metterlo in cima alle sue priorità anche nelle eventuali scelte del futuro. La Juve è più importante dei singoli: una regola che altri (Del Piero) hanno infranto e che invece Buffon rispetta mettendo un'ipoteca sul possibile ritorno.


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La festa scudetto dei giocatori della Juventus sul prato dell'Olimpico - 17 maggio 2018 – Credits: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Agnelli e il debito saldato - Buffon ha spiegato di aver condiviso ogni passaggio con Andrea Agnelli, al quale è legato da rapporto di amicizia oltre che professionale. "La Juve con me è pari" ha detto, aggiungendo che un eventuale ritorno dovrà essere legato solo alla possibilità di essere all'altezza e utile alla causa.

Musica per le orecchie di un manager come Agnelli che, infatti, gli ha proposto di intraprendere un percorso di formazione prima di decidere insieme il ruolo all'interno del club. E' il massimo di rispetto che si può portare a un fuoriclasse che smette. A Buffon decidere se il richiamo del campo è più forte o se il cammino può partire subito.

Addio con dispetto alla nazionale - Porta chiusa, invece, per la nazionale. Critiche e dubbi hanno indispettito Buffon e il gelo non è stato rotto neanche da Mancini nelle sue prime parole da c.t.. Non ci sarà la passerella contro l'Olanda e la durezza con cui Gigi ha bollato gli ultimi mesi rende difficile anche immaginare un suo coinvolgimento da dirigente nel Club Italia. Non da subito, almeno. 

La sensazione? E' possibile che il richiamo del campo porti Buffon a un'altra sfida altrove. Ma è certo che l'ormai ex portiere della Juventus e della nazionale ha già cominciato a pensare da dirigente e si è messo sulla stessa lunghezza d'onda del club che ha vissuto per 17 anni condividendone gioie (tante) e dolori (intensi). Strade che potranno tornare ad incrociarsi con la curiosità di capire cosa sarà la seconda vita di Gigi. Che pensa a se stesso in grande, come ha fatto dal giorno in cui ha infilato i guantoni.

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