Brasile-Germania: la guerra dei mondi

E' la semifinale che tutti aspettavano. Scolari va alla battaglia dei nervi (e lancia Willian), mentre Loew si affida a una nazionale 'catalana' - Sondaggio: chi vince il Mondiale? - Lo speciale Brasile 2014

David Luiz e Thomas Mueller, protagonisti di Germania-Brasile – Credits: Epa

Giovanni Capuano

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La strada per il Maracana è stretta e tortuosa e passa necessariamente dal prato del Mineirao di Belo Horizonte, teatro dei sogni e degli incubi compresi quelli svaniti su una traversa e con le parate di Julio Cesar. La via per Rio de Janeiro transita da qui e sia Brasile che Germania dovranno percorrerla fino in fondo se vogliono arrivare alla finale che, per motivi diversi ma comunque forti, è obiettivo minimo della spedizione mondiale. Il Brasile da qui è già passato lo scorso 28 giugno e ha rischiato di lasciarci la pelle contro il Cile. La Germania ci approda ora, ma è come se avesse già vissuto il suo momento di catarsi nella lunga sofferenza patita contro l'Algeria negli ottavi di finale. Adesso, però, è il momento di stringere e la consapevolezza che uno dei due dovrà fermarsi e restare a guardare rischia di trasformarsi in un freno a mano tirato per Scolari e Loew. Vince chi avrà meno paura e chi saprà passare oltre le proprie assenze e le proprie incertezze.

La vigilia del Brasile è stata solo apparentemente normale. Allenamenti aperti, autografi e fotografie con i tifosi, sorrisi e volti rilassati. Teresopolis non ha dato l'idea di un fortino in guerra e il messaggio psicologico lanciato dagli uomini di Scolari è parso chiaro: la mazzata dell'addio di Neymar è stata riassorbita, qui c'è un gruppo pronto a fare la sua parte. Tutto vero, se non fosse che poi c'è l'altra faccia della medaglia, quella che porta ai tentativi sconclusionati di rimettere in piedi Neymar per un'ipotetica finale al Maracana, provando a riaccendere la speranza uccisa dalla ginocchiata di Zuniga. La CBF ha fatto sapere che denuncerà i due medici e il fisioterapista che si erano proposti alla famiglia Neymar promettendo la guarigione lampo a base di infiltrazioni di antidolorifici e infiammatori alla colonna vertebrale. Una follia che, per fortuna, il professor Runco ha stoppato sul nascere chiedendo di lasciare in pace Neymar e passare oltre.

Felipao Scolari ha trascorso 72 ore a cercare la pozione magica per la sua nazionale. Come sopperire all'assenza della stella e a quella di capitan Thiago Silva? Alla fine l'idea vincente sembra essere stata la scelta di Dante (difensore centrale con David Luiz) e il cambi modulo con preferenza al 4-3-3, il tridente Oscar-Hulk-Fred e l'inserimento di un mediano in più a centrocampo. Certezze, però, non ce ne sono e i veli saranno sollevati solo a poche ore dal fischio d'inizio di Belo Horizonte. Poi c'è la guerra dei nervi che il ct verdeoro ha iniziato presto. Prima le lamentele per il gioco duro contro i suoi tollerato dagli arbitri, poi il ricorso senza speranze per cancellare la squalifica di Thiago Silva, la provocazione della conferenza stampa congiunta con un calciatore sospeso, le pressioni sul designatore e il pianto per un Brasile osteggiato dalla Fifa. Pressing che potrebbe aver dato i primi frutti con la chiamata di Marco Antonio Rodriguez Moreno, detto il 'Chiquidracula' come arbitro. In molti si sono sorpresi perché il messicano era stato messo nel freezer dopo aver diretto (malino) la sfida di Natal tra Italia e Uruguay. E' stato scongelato per una semifinale che vale una finale mondiale. I maligni dicono che, con il suo cartellino facile, sia la garanzia fornita a Scolari che i brasiliani non saranno lasciati alle cattive maniere dei tedeschi.

Dall'altra parte della barricata, Joachim Loew ha scelto il profilo basso. Tutti chiusi nel ritiro sull'Oceano, pochi contatti con l'esterno e concentrazione massima. Come ha ammesso anche Oliver Bierhoff, manager della nazionale tedesca, questa volta è stata scelta la strada della concretezza per non ripetere gli errori del passato. Niente programmazione di quello che potrebbe essere in caso di passaggio alla finale o, magari, successo mondiale, niente polemiche, nulla di nulla. Eppure anche Loew ha i suoi problemi, se è vero che prima del quarto contro la Francia aveva la lettera di dimissioni pronta in tasca. Stracciata sulla panchina del Maracana e sostituita con un messaggio di arrivederci. I veterani della squadra sono convinti che, dopo la semifinale in Sudafrica e Ucraina, sia arrivato il momento di raccogliere il frutto prelibato. La generazione dei giovani fenomeni, che aveva incantato nel 2010, è cresciuta e ha fatto esperienza. Impossibile accontentarsi della finalina di consolazione o anche solo del secondo posto.

Lahm ha scelto di dare ascolto alla mezza Germania che gli chiedeva con insistenza di rimettere Lahm a destra, nel suo ruolo naturale. Dunque squadra anti-Francia confermata negli uomini e nei ruoli chiave e unico dubbio, da risolvere in extremis, legato all'attacco. Profondità teutonica con Klose o 'falso nueve' catalano con Mueller? Comunque scelga, il ct ha armi sufficienti per mettere paura al Brasile e cancellare il ricordo di Yokohama 2002, la finale persa dalla Germania contro il Brasile di Ronaldo, che a Belo Horizonte sarà in tribuna mentre colui che doveva esserne l'erede è sdraiato su un letto della sua lussuosa residenza con vista mare.

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