Calcio

Braida, l'uomo dei colpi mercato del Milan

Dopo quasi tre decenni in rossonero il ds passa la mano. A lui si devono colpi di mercato eccellenti, manche un paio di flop

Estate 2003. Braida arriva a Milano con uno dei suoi colpi di mercato, il giovane Kakà – Credits: CAVICCHI/GUATELLI ANSA-CD

Schivo e taciturno, nonché riottoso e poco avvezzo alle interviste: Ariedo Braida in ventisette anni di Milan ha preferito agire ed operare all'ombra di Adriano Galliani. Eppure diversi colpi di mercato dell'epopea trionfale berlusconiana portano la firma di colui, che sino a poche ore fa è stato il diesse rossonero.

Negli ultimi anni la sua figura è scivolata ai margini della trattative del club milanista, ma in passato proprio alcune intuizioni dell'ex centravanti del Monza avevano regalato autentici campioni alla folla di San Siro. Molti dei quali sarebbero divenuti, poi proprio all'ombra della Madunina, addirittura Palloni d'Oro.

Una collezione straordinaria ed iniziata con Marco Van Basten. Il Cigno di Utrecht sembrava destinato alla Fiorentina, ma con un blitz Braida lo strappò all'Ajax a parametro Fifa per due milioni di Franchi (circa 1,8 miliardi delle vecchie lire) con un anno d'anticipo. Un'operazione che lasciò di stucco molti operatori di mercato, che avevano caldeggiato ai rossoneri l'ingaggio della stella del Liverpool Ian Rush. Il gallese sarebbe poi fino alla Juventus, dove non lasciò particolari tracce (7 reti) tanto da essere rispedito al mittente appena dodici mesi dopo.

Braida nelle sue scelte è stato spesso incurante del parere altrui: è il caso di George Weah, ingaggiato dal Psg per undici miliardi nell'estate del 1996. Fabio Capello si mostrò contrario e scettico sulla bontà di tale operazione, tanto da bollare come "cameriere" il Re Leone liberiano nel giorno della  presentazione ufficiale. Due Scudetti e un pallone d'oro per il centravanti africano diedero, ai posteri, ragione al braccio destro operativo di Adriano Galliani. 

Pur di non perdere l'estro e la classe di Zvonimir Boban, escogitò il  "parcheggio" al Bari. Nell'estate del 1991, infatti, il Milan aveva esaurito gli slot a disposizione per gli stranieri e il Bayern Monaco era in agguato: così l'apprendistato in Puglia permise ai rossoneri di anticipare i bavaresi e  accaparrarsi il gioiello croato. 

Due invece i colpi dei quali il dirigente va particolarmente orgoglioso: Frank Rijkaard e Andrey Shevchenko. Il primo fu soffiato allo Sporting Lisbona in mezzo alla folla lusitana inferocita, che costrinse Braida a scappare da un'uscita secondaria della sede del club portoghese, nascondendo il contratto firmato addirittura nelle mutande. Per il cannonniere ucraino parecchie missioni in incognito nel gelido e rigido inverno di Kiev. Un colpo assestato nell'estate del 1999 per quarantuno miliardi del vecchio conio grazie alla collaborazione degli agenti Damiani e Parisi.

Nei meandri di tante intuizioni straordinarie, anche alcuni abbagli clamorosi. Storico quello dell'estate '96, allorquando preferì puntare su Christophe Dugarry invece che su Lizarazu e Zidane nel Bordeaux dei miracoli e capace di  arrivare sino alla finale di Coppa Uefa. Un flop clamoroso come il tentativo, in salsa revival, l'anno successivo di ricostruire il Grande Milan degli  Olandesi: Reiziger, Bogarde e Kluivert si rivelarono delle meteore nel firmamento delle stelle milaniste e la squadra sprofondò addirittura al decimo posto. 

Uno solo, altresì, il rimpianto di una carriera quasi trentennale col Diavolo, ovvero il gigante d'ebano Patrick Vieira. Scovato appena maggiorenne al Caen proprio da Braida, ma scaricato a cuor leggero pochi mesi dopo all'Arsenal. Un errore dovuto anche alla giovane età del mediano e ai pochi spazi concessi all'epoca da Fabio Capello. Un rimpianto mai cancellato e sicuramente più pesante da metabolizzare rispetto alle ultime, deludenti, missioni sudamericane, dalle quali Braida tornò con in dote i carneadi Mattioni e Grimi.

Trascorso il Capodanno a Courmayeur insieme agli amici intimi e di vecchia  data, nonché alla compagna Giuditta, l'ormai ex diesse milanista è pronto a ripartire. Chi lo conosce sussura di un Ariedo Braida ancora motivato e desideroso di scovare nuovi campioni, nonostante l'età avanzata e pensionabile l'uomo mercato di Precennico è pronto per un'altra avventura. Lo corteggia la  Sampdoria, ma il desiderio sarebbe quello di intraprendere un'esperienza all'estero. Per chi volesse accaparrarsi in anticipo i futuri Palloni d'Oro, Braida potrebbe rappresentare un prezioso consigliere. 

© Riproduzione Riservata

Commenti