Calcio

Massimo Paganin: "Non paragonate Gabigol a Ronaldo"

L'ex capitano nerazzurro che fu testimone, con i colori rossoblu, del primo gol nerazzurro del Fenomeno ("era immarcabile") invita alla pazienza su Gabigol: "dimentichiamo la cifra pagata e lasciamolo crescere"

Gabigol Inter presentazione debutto

Filippo Nassetti

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"Come facevi a marcarlo? Era imprevedibile, poteva scattare attaccando la profondità come affrontarti nello stretto. È stato il primo attaccante brasiliano ad unire tecnica, potenza e velocità". Massimo Paganin, dopo quattro stagioni nerazzurre (e sei allenatori!) era appena passato al Bologna quel 14 settembre 1997, quando si trovò allo stadio Dall'Ara a dover marcare Ronaldo, alla sua seconda partita di serie A.

All'inizio della ripresa il punteggio era di 2-1 per l'Inter, ai gol di Galante e Ganz aveva risposto Roby Baggio, la partita era ancora aperta, quando il brasiliano ricevette palla al limite dell'area, fintò di accentrarsi, ingannando Paganin, e segnò il 3-1 (la partita poi terminerà 4-2 con un altro gol di Baggio e uno di Djorkaeff).

In molti hanno ricollegato il primo gol di Ronaldo a quello di ieri di Gabigol, sperando di rivedere nel giovane talento brasiliano la stessa stoffa del suo predecessore. "Un paragone prematuro - dice Paganin. - Gabriel Barbosa sta crescendo bene, il gol di ieri è stato importante. Sì, lo ha segnato ad un metro dalla linea di porta, ma aveva letto bene l'azione, facendosi trovare nel posto giusto, in una zona che non era neanche la sua, tra l'altro. Serve però tempo e pazienza, deve migliorare sicuramente sul piano tattico. E' una situazione diversa da Ronaldo che giocava da centravanti puro, Gabigol è più trequartista o attaccante esterno e in queste zone di campo è importante imparare bene i movimenti in simbiosi con la squadra. Non bisogna essere impazienti, anche per Kondogbia si spesero giudizi frettolosi, per via dell'alta cifra spesa.

C'è un percorso tracciato di crescita che deve fare, anch'io quando arrivai all'Inter a 23 anni mi resi conto che avevo ancora molta strada da compiere guardando in allenamento giocatori come Bergomi, Ferri o anche Zenga".

Paganin approdò all'Inter nell'estate del '93, raggiungendo il fratello Antonio, che giocava in nerazzurrio già da tre anni. "Dai giocatori più esperti ho appreso soprattutto come approcciare ad una gara, come reagire alle critiche, come assumersi delle responsabilità". Nel suo primo anno nerazzurro Massimo giocò 16 partite in campionato e 9 in Coppa Uefa, facendosi trovare sempre pronto prima da Bagnoli e poi da Marini. "Con Gianpiero si stabilì un rapporto di grande collaborazione, lui era stato compagno di squadra dei senatori e seppe motivarci (qui il racconto dell'ex allenatore ndr), portandoci alla vittoria della Coppa Uefa".

L'anno successivo l'Inter cedette Ferri e Paganin diventò titolare con Ottavio Bianchi in panchina, mentre a livello societario avvenne il passaggio di consegne tra Ernesto Pellegrini e Massimo Moratti. "Passaggio sempre delicato, ma non ne risentimmo come squadra, con Moratti instaurai subito un bel rapporto". C'è anche un insolito gol in un derby tra le pagine indimenticabili del difensore di Vicenza. Un gol di ginocchio nato da un calcio d'angolo nella stagion 95/96. L'anno seguente fu invece segnato da un triplete mancato: terzi in campionato, finalisti di Coppa Uefa e semifinalisti di Coppa Italia. "Ricordo molto bena la partita di Napoli di Coppa Italia, finita ai rigori, dove purtroppo uno lo sbagliai io. Giocammo una partita di grande sacrificio, dopo mezz'ora eravamo in 10 per l'espulsione di Ganz".

La storia nerazzurra per Massimo si concluse all'inizio della stagione 97/98, quella del gol di Ronaldo. "Sbagliai a chiedere di essere ceduto. Venivo da una stagione da capitano e mi ero impermalosii vedendo che il nuovo allenatore Gigi Simoni non mi faceva giocare. Avrei dovuto restare e lottare per una maglia". Di tutti i giocatori con cui ha giocato due sono quelli che più hanno impressionato Paganin: "Paul Ince per la personalità e il carisma, Denis Bergkamp per la tecnica. L'olandese, con cui ero compagno di stanza, purtroppo non è stato aspettato ed è esploso all'Arsenal. Nel calcio bisogna avere pazienza. Anche ora con Gabigol". 

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