Calcio

Sepp Blatter e Bernie Ecclestone, i due Grandi Vecchi dello sport

Il primo rieletto presidente della Fifa, il secondo ancora a capo del "Circus": similitudini e differenze dei padroni di calcio e F1

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Sabino Labia

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I nomignoli si sprecano, da Matusalemme a Grandi Vecchi: stiamo parlando di Joseph Blatter e Bernie Ecclestone, i due padroni di calcio e automobilismo. Gli emblemi personificati di soldi e potere che da anni riescono, in maniera incontrastata, a resistere a ogni sorta di avversario che gli si pone davanti, siano questi nemici intenzionati a prendere il loro posto o scandali di ogni tipo.

Sepp, l'amante dei gialli e... dei sorteggi
Joseph Blatter, Sepp per gli amici e, soprattutto, per i nemici. E’ definito il signore dei sorteggi per quel suo particolare godimento, ai limiti dell’orgasmo, che mostra quando si tratta di infilare la mano in un’urna. Nato a Viege, in Svizzera, nel 1936, figlio di un meccanico di biciclette, nel 1981 diviene segretario generale della Fifa. Il suo motto è il potere va conquistato e difeso, mai come in questo momento ha un suo significato.

Ha la passione per i libri gialli e di spionaggio e garantisce che nessuno ha mai cercato di corromperlo, ("Sarebbe controproducente: accetto volentieri solo bottiglie di vino, possibilmente Brunello di Montalcino e Bordeaux"). E chissà se gli uomini dell’Fbi ne sono al corrente... A proposito, tra i segni particolari c'è anche quello che parla perfettamente cinque lingue (tedesco, francese, inglese, spagnolo e italiano). 

Dopo aver tentato in gioventù l’attività agonistica giocando con scarsi risultati come centravanti di una squadretta della terza divisione svizzera, sfonda per la prima volta la porta della Fifa nel 1977, divenendo dirigente quando ancora giocano Johan Cruijff, Franz Beckenbauer e Gianni Rivera. Nel 1981 viene eletto segretario generale e rimane per oltre un quindicennio all’ombra di un altro grande vecchio dello sport dell’epoca, il brasiliano Joao Havelange, che riesce a spodestare nel 1998.

Blatter ha modificato il gioco del calcio in mille modi, anche con metodi illegali, perché odia gli 0 a 0. E’ riuscito nell’intento di portare i Campionati Mondiali di calcio in giro per il mondo, dagli Usa del 1990 al Sudafrica del 2010. I prossimi saranno in Russia nel 2018 e poi quelli del 2022 addirittura in Qatar. Due scelte che gli sono valse i voti per continuare a essere il re del calcio mondiale.

Zio Bernie, l'amante dei petrodollari
Bernard Charles Ecclestone, zio Bernie per gli amici e, soprattutto, per i nemici. Sei anni più anziano del sodale Sepp, viaggia ormai per gli 85 il prossimo ottobre senza staccare il piede dall'acceleratore. Inglese di nascita e figlio di un pescatore, in gioventù si cimenta per un brevissimo tempo alla guida di moto da corsa, ma capisce subito che non fanno per lui e decide di passare alle quattro ruote come meccanico in una delle tante officine inglesi dedite alla preparazione di auto da corsa.

Entra nel mondo delle gare in pista quando al volante ci sono Emerson Fittipaldi, James Hunt, Niki Lauda e Mario Andretti, nomi ormai da storia della F1. Da subito mostra un fiuto per gli affari e nel 1971, non si è mai saputo con quali soldi, acquista la scuderia Brabham, portandola al successo e alla notorietà (2 mondiali con Nelson Piquet).

Ecclestone intuisce subito che il circus della F1 è una vera e propria miniera d’oro. Nel 1975 crea la Foca, Formula One Constructors Association, che raggruppa tutte le scuderie partecipanti alle gare. Nel 1981 fa siglare a tutte le scuderie dell’epoca “il patto della Concordia” (dalla celebre piazza parigina dove si svolse l’incontro (Place de la Concorde): i termini del patto a oggi sono ancora sconosciuti, ma certo lo zio Bernie ci ha guadagnato.

Ai proprietari dei circuiti e agli organizzatori delle corse comincia a ripetere come un mantra "Volete una gara di F1? Datemi mezzo milione di dollari e io ve la porto". E così finisce, con tanto di gran premi nei deserti o in notturna, inseguendo sempre e soltanto il profumo dei dollari, o meglio dei petrodollari.

Uguali, ma diversi
Bernie, nonostante tutto, è sempre in prima linea, presenzialista all’eccesso a ogni Gran Premio tra le monoposto lungo la griglia di partenza o nel paddock, in camicia bianca e pantaloni grigi, venerato a destra e manca da adulatori veri e finti. Sepp, invece, preferisce evitare le situazioni a rischio. Come non ricordare la cerimonia di premiazione dei mondiali di Germania del 2006, quando non consegnò la Coppa del Mondo alla nostra Nazionale? O i Mondiali in Brasile, dove impose di non farsi riprendere dalle telecamere per evitare di comparire sui maxischermi e non prendere i fischi degli spettatori?

Mentre il mondo in generale e dello sport in particolare cambia e corre a un ritmo folle, suggerendo per ovvi motivi un ricambio generazionale, se non altro per motivi anagrafici, rimangono comunque in sella questi due Grandi Vecchi, Sepp e Bernie, che continuano a dettare legge sfidando tutto e tutti. Ai limiti dell'invincibilità.

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