Calcio

Berlusconi e il piano-Milan: 100 milioni all'anno (ma serve la Champions)

In attesa di investitori per il club, ecco il progetto di rilancio anche per evitare che la società perda appeal e valore

silvio berlusconi Milan

Giovanni Capuano

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Questione di cuore e anche di portafoglio. Nel maggio senza sosta di Silvio Berlusconi l'ultima posizione nei confronti del Milan è quella del rilancio in grande stile, viste le difficoltà a trovare quegli investitori di minoranza cercati per mesi e in attesa di capire se l'ipotesi cessione del club tornerà d'attualità o va considerata definitivamente superata. La differenza rispetto al passato è tutta qui, dopo anni di rubinetti parzialmente chiusi da parte della Fininvest e campagne acquisti condotte a colpi di parametri zero sia per strategia che per scarsità di fondi a disposizione. Il tempo della recessione è finito e il futuro immediato porterà una serie di investimenti necessari per consentire al Milan di rialzarsi dopo una serie di stagioni considerate il punto più basso dell'era Berlusconi. Già alla fine degli anni Novanta (dal 1996 al 1998) c'era stato un periodo di assenza dall'Europa di tre stagioni, ma allora la rosa era ancora competitiva e serviva solo un'iniezione di sangue fresco ed idee. Ora, al secondo anno fuori dalle coppe, la sensazione è che il Milan necessiti di una rifondazione.

Un assegno da 100 milioni per il club: mercato e non solo

L'idea è che da subito Berlusconi e Fininvest mettano a disposizione del club un budget da almeno 100 milioni di euro. Investimento a medio periodo, cioé ripetibile anche nelle prossime stagioni, e necessario per rinforzare la squadra garantendo migliori prestazioni e, di conseguenza, nuovi introiti. La prima conseguenza sarà un mercato non più all'insegna dell'austerity anche se il confronto con i top club europei è al momento improponibile. Galliani ha, però, in mano il mandato a cercare alcuni giocatori di primo livello anche attingendo a questo budget. E' una chance legata al ritorno di Ancelotti, ma non solo, perché Berlusconi ha voglia di dare impulso alla sua era milanista dopo aver fatto intendere chiaramente a tutti gli interlocutori di non essere disposto a cedere la società (eventualmente) lasciando dietro di sé l'immagine di un presidente perdente.

Il tour spagnolo di Galliani non è servito solo per inseguire Ancelotti, ma anche per sondare il terreno su alcuni nomi caldi che possono interessare al nuovo corso rossonero: Suarez, Mandzukic prima di tutti. Non tragga in inganno il richiamo al "Milan degli italiani" che il presidente onorario continua a fare: Berlusconi per primo è consapevole della necessità di innervare un buon gruppo di giocatori locali con alcune scelte mirate che ne innalzino immediatamente il tasso qualitativo. Nel budget a disposizione dei dirigenti è compresa anche la voce nuovo allenatore: basta scelte al ribasso che sanno di scommessa, il prossimo tecnico avrà un profilo importante anche a livello internazionale.

La Champions League necessaria per non bruciare il tesoretto

C'è, però, una variabile che va tenuta in considerazione e che mette il Milan sul piano degli altri club italiani Juventus esclusa. Berlusconi ha bisogno che il progetto porti in fretta a un ritorno nel giro della Champions League che significa la possibilità di mettere a bilancio ricavi importanti (non meno di 45 milioni di euro) senza i quali non esiste equilibrio dei conti. Il -91,3 milioni di euro del 2014 è stato in parte dovuto ad operazioni di pulizia contabile, ma è soprattutto causato dall'assenza dalla ribalta europea. E siccome il Milan continua a costare tanto a Berlusconi (287 milioni di versamenti dal 2010 a oggi) è evidente che la Champions League serve perché l'assegno ideale non venga mangiato quasi interamente da operazioni finanziari per capitalizzare il club e tappare i buchi. 

La scommessa - meglio l'investimento - è tutto qui. Rispetto al passato c'è un cambio netto e in assenza di alternative concrete i tifosi del Milan devono registrare almeno questo alla voce buone notizie. A contorno ci sono i discorsi legati al nuovo stadio e all'espansione del brand su mercati internazionali. Nel primo caso bisogna ancora attendere e i tempi non saranno strettissimi, nel secondo le recenti vicende hanno dimostrato che il Milan tira ancora anche se perde. Ha bisogno di una cura rivitalizzante e Berlusconi ha deciso di pensarci in prima persona.

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