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Calcio

Belgio, la fabbrica di campioni che Conte invidia

Centri federali, accordo con i club e una generazione di talenti: ecco come si passa dal 71° al 1° posto nel ranking Fifa

Bruxelles, 19 giugno 2000. Serata. Il giorno e l'ora in cui il Belgio del calcio ha toccato il fondo, buttato fuori dall'Europeo di casa da una doppietta di Hakan Sukur dopo aver perso anche contro l'Italia. Che quell'Europeo lo perse poi al golden goal contro la Francia, ma che da allora ha visto crescere negli specchietti i belgi fino al sorpasso dei mesi scorsi.

Era disceso nell'inferno delle nazionali, quel Belgio. E ci è rimasto a lungo, visto che quella partecipazione rappresenta l'ultima in una manifestazione continentale e che i Mondiali del 2006 (quelli vinti da Lippi) e del 2010 li vide solo alla televisione. Periferia dell'impero.

L'investimento sui giovani e un modello nuovo

Per risalire dal 71° al primo posto nel ranking Fifa non basta una generazione di fenomeni, quali indiscutibilmente sono molti dei talenti nelle mani del ct Wilmots. Serve altro e il Belgio ha avuto il merito e la costanza di costruirselo pezzo dopo pezzo proprio a partire da quell'infausto anno 2000.

I soldi incassati nell'Europeo di casa (circa 10 milioni di euro) reinvestiti in centri federali e progetti di rilancio dalla KBVB (la federcalcio di Bruxelles), allenatori formati gratuitamente, accordi con i club per lo sviluppo dei settori giovanili e lo scouting sui migliori in circolazione perchè nulla andasse disperso.

Il Belgio dei miracoli è nato così, costruito pezzo dopo pezzo senza tralasciare l'aspetto dell'apertura a tutto ciò che poteva venire da fuori. La nazionale che si è qualificata per Euro 2016 e comanda la classifica a punti davanti a corazzate come Brasile, Argentina, Germania e Spagna è un gruppo fortemente multietnico e ha fatto di questa diversità un punto di forza, senza polemiche e senza chiudersi al cambiamento.

Il 4-3-3 marchio di fabbrica sin dalle giovanili

Il resto, oltre a mamma natura, l'ha fatto anche la scelta di puntare sul talento limitando all'inizio l'aspetto tattico. I programmi federali scritti dopo quell'infausto Europeo hanno disegnato un percorso di crescita per i ragazzi che limitasse al minimo i vincoli del risultato, esaltando invece la conoscenza dell'arte di toccare il pallone.

Niente partite 11 contro 11 fino all'età preadolescenziale, tanto lavoro sui fondamentali, ore di allenamento in accademie pagate dalla KBVB dove contrare i 200-300 prospetti migliori facendoseli lasciare per qualche giornata dai rispettivi club, stimolati anche loro a fare accordi sul territorio per costruirsi settori giovanili sempre più ricchi e profondi.

Poi, come ultimo passo, l'ispirazione presa dai vicini di casa dell'Olanda e la scelta di un modulo unico (4-3-3) per tutte le giovanili della nazionale. Nessuna deroga, perché lo spartito fosse mandato a memoria prima di arrivare a giocarsela con i grandi.

Una nazionale di emigrati: ecco chi osservare con attenzione

Ovviamente i talent scout del mercato internazionale sono arrivati da tempo nella miniera belga. Non è un caso che solo una minima parte dei nazionali di Wilmots giochi ancora in patria: 3-4 al massimo. Gli altri sono tutti fuori e si misurano su palcoscenici ben più competitivi e allenanti della locale Jupiler League dove, al contrario, ci sono tantissimi stranieri.

L'elenco dei talenti da osservare con cura è sterminato e composto da tanti nomi noti. Il portiere Courtois, ad esempio, è uno dei migliori in Europa anche se paga la stagione disastrosa del Chelsea e qualche problema fisico. Il secondo, Mignolet, è titolare in Premier League. 

In difesa c'è Kompany, ormai un monumento del calcio belga, con a fianco certezze assolute come Vermaelen, Vertonghen e Alderweireld. Di Nainggolan si sa tutto (pregi e difetti) e Witsel è il sogno proibito del Milan. Gente che sul mercato ha già quotazioni altissime tanto che la differenza, misurata in soldi, tra noi e loro si aggira intorno ai 200 milioni di euro.

La meraviglia, però, arriva davanti. Poche nazionali al mondo possono concentrare così tanto talento in pochi metri quadri: De Bruyne, l'uomo pagato 74 milioni dal City, Hazard, che nel Chelsea sta facendo fatica, Ferreira Carrasco, Benteke, Lukaku, Fellaini e ci si ferma qui. A dare un'occhiata anche solo alla panchina che Wilmots può schierare gira la testa.

Al Mondiale di Brasile il super Belgio si è arenato contro l'Argentina, battuto da una magia di Higuain. Non partiva da favorito, ma l'impressione è che non abbia sfruttato fino in fondo le proprie potenzialità. L'Europeo di Francia è l'appuntamento con la storia: il gruppo è ancora giovane, ma alcune delle colonne sono nel pieno della maturità. A tre lustri dal fallimento di Bruxelles il cerchio di potrebbe chiudere a Parigi, lasciando in eredità un modello da imitare per chi deve ricostruirsi partendo dalla base.

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