Troppo Messi per il Milan

Allegri in difesa ed errori imperdonabili: il Barcellona fa fuori i rossoneri. Si poteva fare meglio? - la diretta twitter - le immagini del 4-0 -

La gioia dei giocatori del Barcellona – Credits: Afp

Giovanni Capuano

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L'errore più grave sarebbe ridurre tutto alla cavalcata di Niang con rasoterra sul palo a Valdes battuto. Certo, la partita poteva anche cambiare e, invece, si è rivoltata contro il Milan nello spazio di 40 secondi facendolo precipitare dall'altare del possibile pareggio alla polvere del doppio svantaggio. Però se la squadra di Allegri ha chiuso la sua avventura in Champions League sul prato del Camp Nou malgrado il 2-0 dell'andata le ragioni sono diverse.

Il Barcellona ha vinto e strameritato. Squadra in crisi, senza guida tecnica se non virtuale e alla vigilia della fine di un'era. Così era stata descritta alla vigilia. Favole. Ha dominato per 80 minuti un avversario incapace sin dai primi istanti di gioco di opporre resistenza, ha colpito in fretta e poi lucidamente concluso il lavoro. Messi su tutti: doppietta spacca partita, 33 gol nelle ultime 32 di Champions League. Incontenibile per Mexes e Zapata anche perché accompagnato da Villa (autore del gol qualificazione) e Pedro.

Jordi Roura e Vilanova l'avevano pensata così: 4-3-3 con Dani Alves pronto ad affiancare gli attaccanti. Fuori il monumento Puyol e avanti tutta. Allegri aveva pensato di poter replicare la ragnatela dell'andata sperando di approfittare dei soliti regali difensivi dei catalani. Non ha funzionato e lo spunto di Niang finito sul palo (errore da matita blu di Mascherano) è stato l'unico lampo in un mare di sofferenza.

Qualche numero. I primi 20 minuti del Barcellona sono stati impressionanti: 75% possesso palla, 1 gol, 4 tiri in porta, 1 traversa, 2 prodezze di Abbiati e un mezzo rigore su Pedro. Impossibile pensare di reggere così e, invece, il Milan non ha cambiato copione, schiacciato dalla personalità dell'avversario. Il primo intervento dalla panchina dopo un'ora di gioco e sotto di 3 gol con la qualificazione ormai volata via: fuori Niang e Ambrosini, dentro Robinho e Muntari. Nulla per ridisegnare la squadra. Quello è arrivato al minuto 74 (Bojan per Flamini) provando un disperato 4-2-4 finale.

Tardivo. Le rare volte che ha attaccato con un numero adeguato di giocatori il Milan ha creato i presupposti del pericolo: Flamini e Robinho hanno spaventato Valdes senza trovare la rete che avrebbe ribaltato il senso della qualificazione. Dall'inizio della ripresa il Barcellona aveva leggermente abbassato il ritmo e forse si poteva tentare prima con maggiore coraggio. A questo si aggiungono gli errori individuali e di schieramento. Grave quello di Constant che ha aperto a Villa l'autostrada del 3-0, incredibile quello sulla punizione offensiva da cui è nato il contropiede del 4-0 di Jordi Alba.

Da quando è nata la Champions League per 28 volte la squadra sconfitta all'andata era stata capace di ribaltare il risultato. Solo 4 volte partendo da uno svantaggio superiore a un gol e mai senza aver segnato in trasferta. Insomma, visto il 2-0 dell'andata era lecito sognare in un Milan qualificato al Camp Nou. Non è accaduto a vanno avanti i migliori. Per chiudere l'era dei marziani si prega di ripassare più tardi

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