Calcio

Dopo l'Italia, Prandelli: Balotelli insulta pure lui

L'attaccante del Liverpool dichiara: "Gli uomini veri parlano in faccia". Bel ringraziamento per il ct che lo ha voluto (e difeso) ai Mondiali...

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Matteo Politanò

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Ancora Mario Balotelli, ancora polemiche. L'attaccante del Livepool fatica a trovare il ritmo giusto in Premier League ma non perde lo smalto nello scatenare discussioni. In un'intervista a "Sport" l'ex punta del Milan ha criticato duramente il ct Cesare Prandelli, attuale tecnico del Galatasaray. "Non mi aspettavo che Prandelli parlasse così male di me davanti ai giornalisti. Penso che gli uomini veri, se hanno qualcosa da dirsi, se lo dicano in faccia. E io sono una persona diretta. Ho avuto due, al massimo tre, occasioni in tutto il Mondiale. Tutti sanno che ho segnato contro l'Inghilterra ma anche che non avrei potuto fare molto di più". Difficile fare mea culpa per Mario, anche di fronte all'oggettività di prestazioni svogliate e abuliche come quelle viste in Brasile. Più facile reagire d'istinto, anche se a distanza di mesi. 

Le frasi a cui fa riferimento Balotelli, sono le dichiarzioni post mondiale rese dal ct ai giornalisti nel giorno del suo arrivo in Turchia: "Mario non è un campione, è un giocatore che ha i colpi. Quando ci siamo salutati gli ho detto che se vuole diventare quello che pensa deve vivere nella realtà e non in una dimensione virtuale. Gli ho voluto bene e gliene voglio tuttora, ma deve percepire la realtà e non creare il proprio mondo parallelo. Gli ho detto: fai tesoro di questa esperienza perché la Nazionale ha bisogno di te. Se torni coi piedi per terra, non sarai solo un giocatore che ha i colpi, ma anche un campione". Ecco le parole di Prandelli, una critica che contiene rispetto e stima, consigli e spunti di riflessione. Nessuna offesa.

Il tweet contro l'Italia e gli italiani


Ma dallo scorso agosto Balotelli resta ipersensibile alle critiche per il post mondiale, un tasto dolente che fatica ancora ad affrontare con serenità: "Non sto segnando mentre altri attaccanti come Pellè hanno già fatto diversi gol, dunque meritano di essere chiamati in nazionale al posto mio. Ma io amo l'Italia e nessuno può dire nulla di male sul mio attaccamento alla nazionale. L'amerò sempre, e devo essere onesto: sono rimasto molto deluso per le critiche ricevute dopo il mondiale". Deluso a tal punto da togliersi anche il sassolino Prandelli, il ct che nonostante le critiche lo ha portato in Brasile per giocare il primo mondiale della sua carriera. 

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