... ma senza Mario l'Italia s'è persa

La figuraccia contro l'Armenia certifica l'impossibilità per la nazionale di essere competitiva senza Balotelli. C'era una volta un ct che puntava al collettivo... - senza Mario si può?

Giovanni Capuano

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Gli è bastato meno di un tempo per riprendersi la nazionale. Per l'esattezza 36 minuti più i 3 di recupero nei quali Mario Balotelli si è caricato sulle spalle una squadra moscia al punto da essere definita "imbarazzante" dallo stesso Prandelli, che dalla panchina ha osservato SuperMario trovare il pareggio, tentare da solo di acciuffare la vittoria che sarebbe valsa un posto da testa di serie e, alla fine, arrendersi insieme agli altri (ma per ultimo) al 2-2 contro l'Armenia che ha chiuso il nostro girone di qualificazione mondiale.

No, fare a meno di Balotelli dal punto di vista tecnico non si può. Fuori dal campo è un altro discorso e la presenza del milanista rischia di essere più dannosa che altro a un gruppo che dovrà vivere 6 settimane di ritiro con i riflettori puntati addosso. Però il dividendo in mezzo al campo è talmente alto che il ct dovrà convivere con le "incazzature" (altra sua definizione) e tenersi quel ragazzo che "è fatto così e non cambierà mai".

Al San Paolo Balotelli ha segnato il gol numero 12 con la maglia dell'Italia in 27 presenze. I numeri non dicono tutto, però, perché il suo impatto è stato soprattutto psicologico. E' entrato al posto di Osvaldo, che ha sprecato la chance di proporsi come alternativa, e ha marcato subito la differenza. Non a caso il giorno dopo i giornali, che pure non erano stati teneri con Mario alla vigilia della sfida di Napoli, ne hanno esaltato la prestazione sottolineando il legame indissolubile che unisce la nazionale al suo numero 9. 

"Voi parlate male e io segno" ha soffiato al veleno Balotelli passando davanti ai giornalisti in zona mista. Inutile scandalizzarsi, provare a convincerlo che in fondo se le cerca spesso (e a torto) e sottolineare che anche questa era una battuta gratuita e che sarebbe stato meglio evitare. Meglio lasciar perdere. La nazionale proverà a contenerne l'esuberanza dialettica proibendo a tutti i social network (misura ridicola nei confronti degli altri 22, sempre disciplinatissimi) e continuerà a cucirgli addosso lo schema per il Mondiale.

Questo è l'aspetto più interessante. Che Italia volerà in Brasile? Detto che sin qui Prandelli non ha praticamente mai provato la soluzione con due punte pesanti (Balo e Osvaldo) che pure gli piacerebbe e che i test cominciano a scarseggiare, bisogna ipotizzare che Balotelli sarà il riferimento principale davanti con alle spalle al massimo una seconda punta. Quale? Possibile Pepito Rossi, se trova continuità. Oppure un Totti part-time se a maggio sarà in queste condizioni. In ogni caso Prandelli avrà pochissimo tempo per provare soluzioni ed è quasi impossibile che proponga l'Italia del fraseggio e offensiva che aveva in mente. Più facile che si rifugi nel modulo a punta unica con due mezzeali o il 4-1-4-1 visti nelle ultime uscite.

Anche per questo Balotelli è imprescindibile per gli azzurri. Senza una vera impronta di gioco serve uno che faccia reparto da solo e che possa inventare le soluzioni decisive. Quindi Balotelli e altri dieci, parafrasando i mantra di molti allenatori che hanno avuto a che fare con dei fuoriclasse quale SuperMario oggi non è. Al massimo un progetto di campione, sicuramente uno che in Brasile ci sarà a prescindere da qualsiasi atteggiamento fuori dal campo. Impossibile farne a meno.

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