Balotelli e Milano, è tornato l’amore

L’attaccante del City ha (ri)conquistato lo stadio che lo condannò all’esilio. E già si parla di un suo ritorno in Serie A, sponda Milan

Balotelli con la maglia dell'Italia. Contro la Danimarca, una prova da leader (Credits: Jonathan Moscrop - LaPresse)

Dario Pelizzari

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20 aprile 2010. A San Siro, in una bolgia di colori neroazzurri, l'Inter stellare di Mourinho mette sotto il Barcellona dei fenomeni. Sneijder, Maicon e Milito rispondono in coro al gol del vantaggio blaugrana con Pedro. 3 a 1 Inter, notte di festa, notte di gloria, notte di sogni senza fine che sembrano alla portata della truppa dello Special One. A 15 minuti dal novantesimo, la sostituzione che decide un destino. Mourinho manda in campo Balotelli al posto di un esausto Milito. Ha inizio la rivoluzione.

Il pubblico non gradisce, praticamente da subito. E lo dimostra con un carico di fischi che prendono forma ogni volta che l'ex prodigio del Lumezzane tocca il pallone. Anche Mourinho non è soddisfatto dell'atteggiamento in campo del suo giocatore e non manca di farglielo sapere con richiami continui da bordo campo. Finisce la gara, tutti in festa, Inter in gloria e a un passo dalla gara che può entrare nella storia. Tutti, tranne lui, Balotelli, che si toglie la maglia e la getta a terra con una rabbia da indemoniato. Balo contro tutti. Balo bye bye Milano.

A fine stagione, Balotelli viene ceduto con tanti sorrisi (l’affare viene concluso a quota 28 milioni di euro) al Manchester City dell’ex Roberto Mancini. Sembrava fosse amore, invece era un calesse. Niente da fare, il presidente Moratti si convince a chiudere l’operazione che priva la sua Inter di uno dei giocatori potenzialmente più devastanti degli anni a venire. Difficile, quasi impossibile ricucire lo strappo con una tifoseria che è stata ferita nell’orgoglio da una serie di comportamenti che ha fatto fatica a giustificare e tanto meno a comprendere (chi si ricorda lo spot pro Milan andato in onda a Striscia la notizia?). Via Balotelli, si comincia a programmare il futuro con altri protagonisti.

A Manchester, nessuna preoccupazione. “Mancini sa come prenderlo, Mancini lo conosce molto bene, del resto è stato lui a portarlo in prima squadra nell’autunno del 2007”, il refrain della stampa inglese nei primi giorni della nuova avventura in Premier League del giovanissimo campione. L’idillio, però, dura poco. Balotelli fa il Balotelli. E senza soluzione di continuità. I guai che combina fanno il giro del mondo. E raggiungono Milano, sponda neroazzurra, che strizza l’occhio a Moratti e gli riconosce la bontà dell’iniziativa.

Epperò, tra un incidente e l’altro, Balotelli segna. Meno di quanto si aspettassero in casa City, certamente, ma da qui a bollarlo come un clamoroso flop di mercato ce ne passa. E infatti, sebbene le voci di un suo possibile trasferimento si facciano ogni giorno che passa sempre più insistenti, Balo rimane a Manchester, a disposizione del tecnico amico-nemico Mancini, che lo richiama all’ordine in più di un’occasione. 29 gol in 67 presenze in gare ufficiali, tra campionato, coppe di lega e coppe continentali. Un bottino senza dubbio gratificante per tutti, anche per il club inglese.

Balotelli non parte quasi mai tra i titolari. Mancini gli preferisce Tevez, Dzeko e Aguero, che non si può proprio dire siano dei principianti. La stagione in corso, poi, non è iniziata nel migliore dei modi. 255 minuti e 0 gol in Premier, 120 e 1 rete nella Coppa di Lega. Meglio, decisamente meglio, in Champions League. Balotelli ha pareggiato al 90° l’incontro in casa del City contro il Borussia Dortmund. 9 minuti e 1 gol, niente male davvero. Per non parlare dell’azzurro.

Balotelli è tornato a San Siro per mettere in crisi la difesa della Danimarca nella partita che valeva mezza qualificazione ai Mondiali del 2014. Ed è stato trionfo. Una rivelazione. Di più, una promessa mantenuta con qualche anno di ritardo. L’ex pupillo di Mourinho è stato il migliore in campo. Ha attaccato e difeso con il piglio del fuoriclasse. Presente in ogni azione pericolosa dell’Italia, ha letteralmente fatto a pezzi l’autostima dei danesi, che hanno dovuto usare le maniere forti per impedirgli di fare troppi danni. C’è stato pure il gol, che mancava in azzurro dagli Europei in terra di Polonia e Ucraina. Insomma, Balotelli superstar. Applauditissimo da tutto il pubblico di San Siro. Anche da quello che soltanto un paio di anni fa l’aveva invitato a suon di fischi a cambiare aria.

Dicono che a Milano tornerebbe di corsa. Lui, bresciano, e con una passione grande così per i colori rossoneri del Diavolo, la squadra per la quale ha sempre sognato di giocare, Inter permettendo. Berlusconi e Galliani non hanno escluso che prima o poi l’affare si possa fare. Certo, lo stipendio dell’attaccante bresciano non è proprio di quelli alla portata delle casse del club in questo momento (si aggira intorno ai 4 milioni di euro all’anno), ma con un piccolo sforzo sono in molti a credere che si potrebbe chiudere un’operazione che, di fatto, sancirebbe il definitivo riavvicinamento tra la proprietà e la tifoseria. Balotelli al Milan, storia già scritta.

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