Calcio

È morto Azeglio Vicini, ct delle Notti magiche (e sfortunate) di Italia '90

Gentiluomo in panchina, tecnico che ha speso la sua vita in Figc e che fu beffato dall'Argentina nel Mondiale di casa che avrebbe potuto vincere

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Giovanni Capuano

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E' morto Azeglio Vicini, ex ct della nazionale e tecnico apprezzato della federazione. L'uomo che nel 1990 provò a guidare l'Italia alla conquista del Mondiale di casa vedendo infrangersi il sogno nella maledetta semifinale di Napoli persa ai rigori contro l'Argentina di Maradona. Vicini avrebbe compiuto 85 anni a marzo e si è spento a Brescia.

Era nato a Cesena nel 1933 e dopo un'onesta carriera da calciatore con le maglie di Vicenza, Sampdoria e Brescia, chiusa con il ritiro nel 1966, si era dedicato a quella di allenatore. E' stato commissario tecnico della nazionale maggiore per cinque anni, dal 1986 al 1991 ma di lui si ricorda anche il lavoro con una delle Under 21 più ricche di talento (ma non vincente) della storia.

L'immagine che resterà per sempre nella testa dei tifosi italiani è la sua passeggiata a testa bassa sul prato del San Paolo di Napoli, pochi istanti dopo aver visto le speranze mondiali sbriciolarsi sui guantoni di Goicoechea, portiere pararigori dell'Argentina. Una notte maledetta dopo tante notti magiche: Italia '90, il Mondiale che l'Italia doveva vincere e che si chiuse solo con il terzo posto

Vicini non è mai stato fortunato sulla panchina azzurra. Non alzare il trofeo davanti alla gente di casa pur chiudendo il torneo imbattuto (6 vittorie e un pareggio trasformato poi in sconfitta solo ai rigori), 10 gol segnati e 2 subiti. Quello di Caniggia, decisivo per portare la semifinale ai supplementari, causato da un errore di Zenga miglior portiere del mondo distrattosi per un'istante.

Vicini era entrato in Figc a soli 35 anni dopo aver tentato senza grossi risultati la carriera da allenatore di club. Ha rappresentato il profilo ideale del tecnico federale. Prima l'Under 23, poi la sua Under 21 piena di giovani talenti che avrebbero innervato per anni la nazionale maggiore: Zenga, Donadoni, Vialli, Giannini solo per fare qualche nome.

Eppure anche con gli azzurrini solo traguardi sfiorati: semifinale nell'Europeo '84 e finale persa (come? ai rigori) nel 1986 con la Spagna quando, però, da pochi giorni Vicini aveva preso l'eredità dal mito Enzo Bearzot che dal trionfo di Spagna '82 era passato alla delusione di Messico '86.

Con la nazionale maggiore ha regalato emozioni nell'Europeo '88 in Germania, fermandosi in semifinale contro la fortissima Unione Sovietica. Poi il Mondiale di casa e l'addio nel '91, sostituito da Arrigo Sacchi per aprire un nuovo ciclo e mettersi alle spalle lo choc della mancata qualificazione all'Europeo '92. 

E' stato l'ultimo tecnico federale sulla panchina della nazionale. Da lì in poi sono diventati di moda gli allenatori presi dal libero mercato dei club. Una rivoluzione che non sempre ha portato bene al nostro calcio e che ha costretto l'Italia a rapidi e tumultuosi cambiamenti.

Vicini ha continuato a lavorare per la Federcalcio, presidente del Settore tecnico cui ha dedicato la vita intera. Dopo di lui Roberto Baggio, convocato per la prima volta in azzurro e lanciato proprio da Vicini nel 1988 a soli 21 anni. Altra generazione, altri talenti e altro profilo per un ct rimasto comunque nella memoria degli italiani nonostante non sia mai riuscito a coronare il sogno di vincere qualcosa.

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