Calcio

Il capo ultras umilia l'Atalanta: "Non prendeteci per il c..."

La società apre le porte dell'allenamento e la curva processa la squadra. L'arringa del Bocia, già coinvolto in un processo e che rischia 6 anni di carcere

Bocia Galimberti

Giovanni Capuano

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Un'arringa durata 5 minuti, con la squadra schierata muta e a testa bassa sotto la tribuna e un uomo in piedi sulla balaustra a processarla. La voce roca di chi ha urlato anche troppo, il silenzio di centinaia di tifosi ad ascoltare la sequenza di insulti, considerazioni tecniche, minacce velate e inviti a tirare fuori gli attributi. Il copione va in scena allo stadio di Bergamo alla viglia della sfida contro il Sassuolo e i protagonisti sono Claudio Galimberti, detto il 'Bocia', storico capo ultrà della curva bergamasca, e la rosa nerazzurra con in testa il tecnico Edy Reja. Allenamento a porte aperte deciso dalla società, presente con i massimi rappresentanti Percassi e Marino, interrotto per circa 5 minuti quando gli ultras hanno chiesto a forza e ottenuto di poter parlare con la squadra.

Nulla di diverso dai processi sotto le curve che si sono visti un po' ovunque e che non più tardi di tre settimane fa erano finiti nel mirino dopo la gogna in eurovisione dei giocatori della Roma eliminati dall'Europa League per mano della Fiorentina. Allora il Viminale si era detto infastidito per aver assistito alla scena di sottomissione e il portiere, oltre che consigliere federale, De Sanctis aveva denunciato la tolleranza delle stesse forze dell'ordine verso questo tipo di soluzione di momenti di tensione. La Figc si era fatta carico del problema annunciando l'inserimento nelle norme di sanzioni per i club che si sottopongono al processo degli ultras.

La Figc: "Basta processi ultras". Bene, ma adesso non cambiate idea
 

Intenzione e parole che non devono aver convinto la società Atalanta ad evitare il processino sotto la curva. Anzi. Ad arringare la squadra un personaggio salito spesso agli onori della ribalta e di cui l'ultima notizia che si trova è la richiesta di una pena di 6 anni di carcere da parte del pm Pugliese nell'ambito di un processo a oltre cento ultras di Atalanta e Catania. L'accusa? Concorso in rapina, aggressione a un tifoso juventino, risse, violazione del Daspo, aggressione a un giornalista, radunata sediziosa, danneggiamenti e altro ancora. Non uno sconosciuto, dunque, ma i tifosi bergamaschi si riconoscono in lui e il club, evidentemente, pure. 

Il processo è andato in scena dopo una ventina di minuti di allenamento. Gli ultras avevano appeso uno striscione con scritto 'Svegliatevi' e hanno urlato alla squadra di raggiungere la tribuna. Reja ha dato il consenso e il 'Bocia' ha iniziato la sua arringa: "Quando le cose vanno male non fatevi vedere in giro a ballare. Non prendeteci più per il c..." ha urlato. E poi inviti a tirare fuori gli attributi e promesse di sostegno nell'impegno contro il Sassuolo decisivo per la salvezza. Dicono le cronache che gli unici non contestati siano stati proprio i dirigenti che assistevano all'allenamento. Dopo lo show l'allenatore Reja in conferenza stampa ha spiegato che "i tifosi hanno dato una grande carica". 

 
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