DOSSIER - I veri numeri del calcio italiano in tv

L'Antitrust con le piccole, ma il mercato regge grazie alle grandi. La più vista? Inter-Milan 4,5 milioni mentre Udinese-Siena si è fermata a 2.721

In Italia la contrattazione dei diritti tv è diventata collettiva dal 2010 – Credits: Afp

Giovanni Capuano

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Litigano da anni e la prossima puntata sarà in tribunale. Si dividono (non) da buoni amici una torta che vale un miliardo di euro all'anno eppure le società della nostra serie A hanno inventato un sistema di spartizione dei diritti tv sul solco della legge Melandri che assomiglia a tutto tranne che a una formula improntata sulla meritocrazia. Non è solo la questione del peso dei 'risultati storici' messo nel mirino dall'Antitrust su denuncia di Chievo e Palermo. L'analisi dei dati di ascolto e share racconta come, per paradosso, a lamentarsi dovrebbero essere le grandi squadre messe invece in condizione di rinunciare a parte dei loro incassi a favore delle medio-piccole.

La stagione della contrattazione singola è fortunatamente alle spalle e non tornerà più. Anche la Liga spagnola si sta adeguando al resto d'Europa e non c'è motivo per sperare che l'Italia torni indietro. Però è paradossale che le piccole tornino all'assalto della torta quando i numeri di audience e share dicono in maniera chiara che il valore del mercato dei diritti tv è in gran parte legato a poche e identificabili società.

Quanto pesa questo riferimento nel sistema di spartizione attuale? In maniera diretta nulla o quasi. Oggi il 40% degli introiti viene ripartito in parti uguali, il 30% per i risultati sportivi (15% quinquennio precedente, 10% risultati storici e 5% ultima stagione) e il 30% per bacino d'utenza (25% numero sostenitori e 5% popolazione della città). Gli ascolti? Evidentemente sono un optional anche se sono l'unico parametro che interessa davvero chi quel miliardo lo investe per garantirsi il calcio italiano: Sky e Mediaset.

I TOP DI QUESTA STAGIONE - Sono 48 le partite di questo campionato che hanno superato la soglie dei 2 milioni di ascolto medio combinando i dati di Sky e Mediaset Premium. In testa c'è la Juventus (20 volte) seguita da Milan (14), Inter (12), Napoli (9), Roma (8), Fiorentina e Lazio (7). Le sette 'grandi' del nostro calcio coprono insomma l'80% degli ascolti top che sono in gran parte concentrati in gare serali.

Le dieci partite più viste fino alla 32° giornata del campionato in corso: Inter-Milan alla 26° è l'ascolto massimo (4.512.655), Milan-Juventus (4.441.765), Juventus-Inter (4.257.812), Napoli-Juventus (3.942.562), Inter-Napoli (3.677.797), Milan-Napoli (3.298.779), Roma-Juventus (3.207.835), Milan-Inter (3.212.677), Napoli-Milan (3.193.052) e Roma-Inter (3.123.142).

I FLOP DI QUESTA STAGIONE - L'altra faccia della medaglia sono un elenco di 15 partite che non hanno raggiunto nemmeno i 20mila spettatori medi, ascolto che sarebbe insufficiente per una qualsiasi emittente locale. Si tratta di gare di squadre che sono solo nell'offerta Sky e, dunque, con un solo canale di trasmissione. Ma i numeri sono così bassi da risultare a volte quasi insignificanti.

Ecco le cinque partite flop della stagione: Udinese-Siena della 22° giornata si è fermata a 2.721 spettatori medi con uno share dello 0,01%. Poi Parma-Udinese (5.166), Udinese-Bologna (5.185), Siena-Udinese (5.749) e Udinese-Parma (6.134). Per quanto riguarda le gare con doppia trasmissione Sky-Mediaset il primato negativo va a Torino-Chievo della 18° giornata con 20.893 spettatori medi. Più o meno la media dei presenti in ogni stadio italiano ogni domenica.

LA JUVE REGINA DELLO SHARE - Interessante anche l'analisi dello share che si può elaborare prendendo come riferimento gli ascolti medi pubblicati dalla Lega Serie A sul proprio sito internet ogni settimana e relativi alle misurazioni Auditel. Non è un segreto che la Juventus sia la squadra con il maggior numero di tifosi in Italia. Tutto si traduce nella capacità di generare ascolti televisivi nelle fasce che la Lega ha venduto spacchettate dal tradizionale appuntamento della domenica pomeriggio.

Ecco qualche numero prendendo in considerazione i soli ascolti Sky. La squadra di Conte ha giocato 4 volte al sabato pomeriggio con uno share medio del 7,9% (Milan e Lazio con 3 presenze si fermano al 4,8%, la Fiorentina è al 5,4%). Al sabato sera (10 partite causa i molteplici anticipi per la Champions) arriva al 6,6% penalizzata dalla necessità di giocare anche sfide non di cartello. Il Milan (7 gettoni) segue al 5,9% come la Roma (5 partite) con la Lazio a 5,2% (5). Tra chi ne ha disputate almeno 3 c'è anche l'Inter (6,4%) mentre Bologna (4,4%), Napoli (4,9%), Palermo (2,4%) e Torino (4,1%) seguono staccate.

Alla domenica sera c'è il piatto più ricco per le televisioni. E' qui che gli ascolti salgono e i broadcaster chiedono di avere il più possibile le grandi e partite di richiamo. La Juventus, causa Champions, ne ha giocata una sola (share 9,4%). Tra chi ha accumulato almeno 5 gettoni la classifica ricalca al solito il dominio delle big: Milan (7,4%), Inter (5,6% con ben 12 partite causa Europa League), Napoli (4,3%), Roma (3,9%), Genoa (3,3%).

CHE AFFARE LA COPPA ITALIA - Discorso in fotocopia per i dati di ascolto del calcio in chiaro. Sul podio delle partite più viste c'è Italia-Danimarca delle qualificazioni mondiali con 10.493.915 telespettatori medi (share al 35%) davanti all'amichevole Brasile-Italia con 8,5 milioni e a Juventus-Milan di Coppa Italia con 8,4 milioni e uno share del 29,5%.

La coppa nazionale è un vero affare per la Rai che si è assicurata i diritti su cifre nettamente inferiori rispetto a quelle del campionato. Ci sono ben 6 partite nella lista delle 20 più viste 'free', più di quelle di Champions League (5) il cui valore commerciale è molto più alto. Addirittura anche Lazio-Juventus ha fatto meglio della gara più vista della Champions che è stata Milan-Barcellona (8.042 contro 7.895).

Anche qui in ogni caso dominano le big. Per trovare la prima partita senza Juventus, milanesi e romane bisogna scendere fino al 28° posto con Napoli-Bologna (3.534.000 spettatori), poco più di sfide di interesse scarsissimo come Inter-Verona (3.151.318) e Milan-Reggina (3.014.118). I numeri parlano chiaro, dunque. A trascinare il mercato degli ascolti sono pochissime squadre che, al momento della spartizione della torta, incassano certamente meno del loro peso in termini di appeal televisivo.

Sui 949,8 milioni di euro a disposizione per la stagione 2012-2013, ad esempio, Juventus, Inter e Milan che sono le realtà leader nel panorama degli ascolti mettono insieme 279,2 milioni di euro (29% del totale). Allargato alle 'sette sorelle' (con anche Napoli, Roma, Lazio e Fiorentina) si arriva a 507,9 milioni di euro ovvero il 53% del totale. Un sistema che ha consentito di colmare squilibri che stavano uccidendo il nostro calcio, ma che ha anche penalizzato la competitività delle grandi.

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