Le cose che Conte non ha detto

La conferenza stampa di presentazione del nuovo ct non ha sciolto tutti i dubbi: due su tutti - La cronaca

L'allenatore della Nazionale di calcio, Antonio Conte – Credits: ANSA/CLAUDIO PERI

Andrea Soglio

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Antonio Conte è ufficialmente dalle 11.38 il nuovo allenatore della Nazionale italiana di calcio. Sulle cifre si è già detto tutto, ma gran parte della conferenza stampa di presentazione è stata dedicata proprio a questo fattore (con alcuni eccessi di populismo parsi fuori luogo).

Per il resto il neo ct ha confermato di essere quello che è sempre stato: schietto, diretto, deciso, chiaro fino all'eccesso ("Gli scudetti della Juventus sono 32!") ma ha lasciato due domande o meglio, due questioni aperte che forse prima o poi farebbe meglio a chiarire:

- CONTRATTO: Esiste per caso nel contratto di due anni una clausola che gli permetterebbe di lasciare la Nazionale in caso di chiamata da un top club? La domanda è lecita. D'altronde lo stesso neo ct ha affermato anche oggi di aspirare ad un'importante panchina europea. Verrebbe da chiedersi cosa succederà a Gennaio o l'estate prossima se (ma è solo un'ipotesi) il Paris Saint Germain lo dovesse contattare per farne il sostituto di Blanc... Il Top club europeo e soprattutto la Champions League sono un pallino di Conte che si sente pronto per una sfida del genere. La Nazionale è un'altra cosa

-PROGETTO: E perché un contratto di soli 2 anni e non 4? O meglio, perché un allenatore ambizioso come Conte dovrebbe accontentarsi di un obiettivo importante si, ma non di valore assoluto come l'Europeo 2016, senza puntare al mondiale di Russia 2018? Una scelta dannosa poi anche per la Nazionale che, a meno di clamorose sorprese dovrà affrontare il prossimo mondiale con un altro allenatore che avrà due anni (in realtà meno) per creare e costruire la sua squadra.

La sensazione quindi è che dietro le dichiarazioni di facciata ("la Nazionale è un top, top club" - "tutti vorrebbero essere al mio posto") ci sia una meno favolistica realtà dei fatti; Conte sperava da mesi di avere una chiamata estera prestigiosa. A parte il Monaco nessuno lo avrebbe in realtà cercato. Poi è arrivata la telefonata di Tavecchio; certo prestigiosa, certo affascinante, certo importante, ma pur sempre una seconda scelta

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