Trofei e potere, 29 anni del Milan di Berlusconi / SPECIALE
Calcio

Ancelotti e il ritorno al Milan, non solo un sogno. Ecco perché

Berlusconi rivuole l'allenatore dell'ultima Champions che è in rotta con il Real Madrid. I soldi? Potrebbe essere un affare

Può darsi che alla fine rimanga solo una suggestione di fine primavera e che la panchina del Milan sia destinata a profili diversi, magari meno onerosi. Però l'idea di rivedere Carlo Ancelotti a Milanello di ritorno dopo il periodo d'oro di inizio millennio ha un fondamento economico solido. Guai a farsi trarre d'inganno dal contratto pesantissimo che lega il tecnico al Real Madrid fino al 30 giugno 2016 (7,5 milioni netti più bonus) e che pare fuori portata per le casse rossonere. I conti si devono fare per bene e il saldo finale potrebbe essere vantaggioso per il bilancio della società di via Aldo Rossi che, dopo le scommesse perse con Seedorf e Inzaghi, non ha più voglia di rischiare su soluzioni di profili non adatti alla panchina di un grande club. L'idea è che spendere di più per assicurarsi una guida manageriale forte potrebbe diventare la via più veloce per avere la certezza di non gettare via soldi per nulla.

Il presupposto è che Ancelotti deve accettare in ogni caso una riduzione del suo ingaggio per sposare il nuovo corso milanista. Quanto? Tanto, ma non in maniera da rendere il suo un sacrificio fuori mercato. Berlusconi, infatti, è in grado di proporgli uno stipendio comunque top per il campionato italiano senza gravare il bilancio 2015 e quelli successivi di oneri insopportabili. Quello che in pochi hanno sottolineato in queste ore è che la presunta insostenibilità dell'ingaggio di Ancelotti da sommare a quelli di Seedorf e Inzaghi è un discorso privo di fondamento finanziario. Non è vero che il Milan ha ancora a libro paga l'allenatore olandese della seconda metà della scorsa stagione. Il club ha scelto di liquidare tutti gli oneri fino al 30 giugno 2016 in anticipo caricandoli sul bilancio appena chiuso con un valore di 7,5 milioni di euro. Anche questo ha contribuito al maxi passivo da 91,3 milioni di euro, ma adesso le mani sono parzialmente libere.

 

Per capire il meccanismo che consentirebbe al Milan di ingaggiare Ancelotti risparmiando anche qualcosa sul proprio bilancio basta prendere documenti ufficiali e calcolatrice. Nell'esercizio chiuso il 31 dicembre 2014 il club si è fatto carico degli stipendi di Seedorf, compreso l'anticipo da oltre 7 milioni, Allegri per un semestre da circa 2,5 milioni e Inzaghi per 1,5 nel periodo da luglio a dicembre. Tutto al lordo per un totale da quasi 12 milioni. Una cifra nettamente superiore ai circa 5 iscritti a bilancio nel 2013 quando era scattato l'aumento per Allegri con il rinnovo di contratto fino al giugno 2014. Cosa accadrà nel 2015? Sgravata dai costi di Seedorf, ad oggi la casella alla voce 'Stipendio allenatore' comprende il solo Inzaghi a 3 milioni lordi (sempre che non trovi una panchina per la prossima stagione). Dunque se il Milan chiamasse Ancelotti e gli proponesse uno stipendio da 3,5 milioni netti, top in Italia, il conto per il 2015 sarebbe di 6,5 milioni. La metà rispetto al 2014. E Ancelotti potrebbe accettare anche considerando l'assegno con cui saluterà Madrid in caso di licenziamento anticipato: 5-6 milioni di euro.

Nel 2016, poi, il budget da offrire a Carletto sarebbe anche superiore, considerando che resterebbe da pagare solo un semestre di Inzaghi che vale 1,5 milioni lordi (ma potrebbe anche essere nulla in caso di rapido ricollocamento di Pippo in panchina); così ci sarebbe spazio per un'ipotesi di contratto a salire per Ancelotti. Proviamo una simulazione? Stipendio da 3,5 il primo anno e 4,5 il secondo significherebbe un impatto massimo di 8 milioni sul 2016 (9,5 se Inzaghi resta fermo). Tanti, ma non più di quanti ne garantisce l'Inter a Mancini, con l'incognita di Mazzarri fino al 2016, o la Juventus ad Allegri che rinnoverà con un sensibile aumento di stipendio. Il ritorno, dunque, si può fare. Ora tocca ai protagonisti decidere se deve restare una suggestione o è un progetto che diventerà realtà.

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