Calcio

Ancelotti, tutti gli esoneri della carriera

Una dei tecnici migliori d'Europa e gli incidenti con Milan, Chelsea, Real Madrid e Bayern Monaco prima delle difficoltà con il Napoli

Carlo Ancelotti esoneri in carriera Napoli

Giovanni Capuano

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Se è vero che la grandezza di un allenatore non si misura dai suoi insuccessi, Carlo Ancelotti può dormire tranquillo. Resta e resterà un tecnico record comunque finisca la sua storia con il Napoli, ultima tappa di un percorso che lo ha portato spesso a trionfare (a volte anche in maniera inaspettata) e con altrettanta frequenza a chiudere le sue avventure in modo burrascoso.

Una costante che nulla toglie alla sua grandezza professionale, anche se le ultime stagioni sono state spesso puntellate di problemi e polemiche. Quello che sta attraversando al Napoli assomiglia sinistramente agli ultimi mesi a Monaco di Baviera, con lo spogliatoio in rivolta, i big schierati contro di lui e la società a non fare schermo.

Ecco il racconto della carriera di Ancelotti condensato nelle tappe concluse con un esonero o una mancata conferma. Una via Crucis solo virtuale, considerata la quantità di titoli portati a Reggiolo.

Una carriera tra successi ed esoneri

Eppure la carriera di Ancelotti non è fatta solo di trionfi e applausi. Spesso si è dovuto misurare con la realtà dell'esonero o della rescissione di contratto, formula elegante per dire che un allenatore viene allontanato dalla propria squadra. E soprattutto gli inizi della sua avventura in panchina sono stati complicati.

Alla Juventus di Moggi-Bettega-Giraudo non gli bastarono due secondi posti con punteggi elevati per ottenere il prolungamento della sua esperienza alla terza stagione. Era arrivato contestato dai tifosi e se ne andò con appiccicata l'etichetta del magnifico perdente e con una promessa di rinnovo (144 punti in due campionati) non rispettata. Non un esonero, ma quasi.

Al Milan, subentrato in corsa alla meteora Terim nel novembre 2001, ha cancellato l'etichetta ma non si è salvato da un finale burrascoso, bersaglio delle critiche di Berlusconi e difeso strenuamente da Galliani. Otto lunghi anni con rescissione consensuale al termine dell'ennesima stagione tormentata e in anticipo rispetto alla conclusione del contratto.

Esonero anche dal Chelsea, pur portato a conquistare la Premier League al primo colpo nel 2010. A Londrà bastò un secondo posto con eliminazione ai quarti di finale della Champions League per far dire stop ad Abramovich (maggio 2011). Altro giro e altra serie di trionfi al Psg (ma anche un clamoroso campionato lasciato al Montpellier) e altra chiusura di rapporto lasciandosi senza troppi rimpianti.

Poi il Real Madrid cui regalò la Decima Champions League della storia nella finale derby di Lisbona contro l'Atletico, vittoria che gli valse la conferma da esonero sicuro, e l'addio solo un anno più tardi cacciato dal presidente Florentino Perez per non aver vinto nulla, colpa imperdonabile al Bernabeu e dintorni.

Infine il Bayern Monaco, preso dalle mani di Guardiola e riportato a vincere la Bundesliga che per i bavaresi rappresenta poco più di un optional. Dissidi interni allo spogliatoio gli sono stati fatali. Fine della storia, in attesa del prossimo capitolo.

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