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Calcio

Non è mica da un risultato che si giudica un allenatore

Allegri esaltato, Mazzarri contestato e Inzaghi tutelato. Parafrasando De Gregori, i mister tra paradossi e punti in classifica

Si possono chiamare paradossi del calcio o anche cortocircuiti della comunicazione, che consuma tutto alla velocità della luce e distrugge (o protegge) a volte anche andando contro i numeri. Che nel calcio, come nello sport in generale, non sono importanti ma rappresentano l'unica cosa che conta: il risultato. Sull'altalena ci sono un po' tutti. Quelli che erano sul punto di essere mandati via e adesso sono tornati (Benitez), quelli che giocando il Settebello hanno cancellato critiche e perplessità (Allegri), chi è alla gogna senza chance di redenzione (Mazzarri) e chi in fondo non sta facendo né meglio né peggio del predecessore eppure sta lì, per il momento intoccabile. Storia di allenatori cui la pausa servirà per tirare il fiato o mettere insieme le idee, con la certezza che prima di Natale tutto sarà deciso. Nel bene o nel male.

Mazzarri, gli alibi e la crisi Inter 
In cima c'è ovviamente Mazzarri, cui una brutta ripartenza contro Milan e Roma costerebbe certamente il posto perché così vuole la gente e così chiede Moratti, interprete da sempre fedele dei desideri del popolo. Salvo poi pentirsi dopo di aver spesso agito troppo impulsivamente. L'Inter è una macchina che fatica ad andare con ritmo adeguato, ma alla quale manca anche la benzina giusta. Solo che nessuno prende in considerazione i numeri e così WM è finito nell'occhio del ciclone, dimenticando che in fondo la classifica oggi lo tiene vicino alle dirette avversarie nella corsa all'Europa (-5 dal terzo posto del Napoli che, invece, un anno fa aveva 6 punti di vantaggio all'11°) e che l'ultimo ciclo di gare, dal Napoli al Verona, ha segnato un piccolo passo avanti rispetto a quello precedente: 8 punti su 15 in campionato (contro 7) e qualificazione in tasca in Europa League dopo il doppio confronto con la squadra più temibile del girone.

Ma oggi di Mazzarri viene contestato tutto, comprese le parole a fine gara, decontestualizzate dal discorso generale. Il "poi si è messo a piovere" dopo il pareggio del Verona, infatti, segnalava l'aggiungersi di una condizione meteo e di campo sfavorevole per una squadra in inferiorità e già provata da infortuni e impegni ravvicinati. Quanti colleghi ne hanno parlato altre volte senza venire massacrati da critica e tifosi?

Inzaghi, gli stessi punti di Seedorf ma...
Prima pagina della Gazzetta dello Sport di giovedì 20 marzo scorso: "Seedorf, Berlusconi gli dà i sette giorni. Rischia subito se finisce male con Lazio e Fiorentina: pronto Tassotti. Ma il proprietario ha perso la fiducia nel tecnico". Era sulla panchina del Milan da meno di due mesi e aveva raccolto 13 punti in 9 partite, raccogliendo i cocci di una squadra in crisi, traumatizzata dall'addio di Allegri e condizionata dalle questioni societarie. Contro Lazio e Fiorentina (in trasferta) arrivarono un pari e una vittoria e così Clarence, che già era un separato in casa, criticato su tutto a partire dal modulo di gioco, si salvò. Dopo 11 partite da allenatore aveva 17 punti. Come Inzaghi oggi, ma guai a parlare di Milan al di sotto delle aspettative. Pippo ha chiesto tempo fino a dicembre, senza che nessuno si metta a fare i conti, e tutti, a partire dal club, sembrano non avere fretta.

Il paradosso è che al derby alla ripresa del Campionato una delle due milanesi arriverà con l'etichetta della squadra in crisi e l'altra, al contrario, come progetto in fase di costruzione e decollo. Quella in crisi è l'Inter, che nelle ultime 4 giornate ha racimolato 7 punti. L'altra, che sulla carta sta bene e cresce, ne ha fatti 3, senza mai vincere e mettendo in mostra qualche incertezza su quale sia la formula migliore: falso "nueve" o prima punta come preferisce Berlusconi.

Allegri e la "nuova" Juventus 
Anche Max Allegri vive una sosta serena. I 7 gol rifilati al derelitto Parma (7 sconfitte nelle ultime 8 e 9 in totale su 11 giornate) hanno certificato la nascita della nuova Juventus. Fine dell'era Conte, fine del 3-5-2 e aria nuova a Vinovo. Qualcosa di diverso in effetti si è visto, ma l'apparenza rischia d ingannare e di far saltare tutti sul carro dell'allenatore con eccessiva precipitazione. E' vero che in campionato i numeri sono tutti con Allegri (stessi punti di Conte un anno fa), però la situazione in Champions League è diversa da quella ipotizzata e tutto si giocherà nelle prossime tre settimane, tra la trasferta a Malmoe e la gara in casa contro l'Atletico Madrid. Se qualcuno avesse detto che, affrontati due volte i greci dell'Olympiacos, la Juve sarebbe stata virtualmente eliminata, quali sarebbero stati i giudizi?

In ogni caso anche la rivoluzione culturale di Allegri, la difesa a quattro e tutto il resto, avrà modo di essere testata in fretta e con prove senza appello: trasferte contro Lazio e Fiorentina, derby col Torino e sfida con la Samp (oltre ai due impegni europei) nello spazio di 20 giorni. Poi tutto sarà più chiaro. Anche che tipo di Natale passerà Allegri nella sua Livorno...

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