Milan: ma esiste il "culo" di Allegri?

Fortuna ma non solo: ecco come i rossoneri sfruttano meglio di tutti la zona Cesarini delle partite. La rimonta di Amsterdam non è un caso... - Balo, ritorno polemico

Giovanni Capuano

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Se le partite terminassero all'80' forse Massimiliano Allegri non sarebbe più sulla panchina del Milan. Di sicuro la situazione per i rossoneri sarebbe molto più difficile di quanto non lo sia in realtà. Se le partite finissero dieci minuti prima il Milan avrebbe 6 e non 8 punti in campionato e sarebbe in coda alla classifica del girone di Champions League con un misero punticino dopo due partite. Se gli arbitri mandassero tutti sotto la doccia un po' prima, insomma, la storia di Allegri sarebbe diversa da quella che è in questa stagione e magari non si parlerebbe di 'stellone' o 'cul de Allegri' come, invece, si fa adesso che l'ennesima rimonta impossibile è stata confezionata.

Ad Amsterdam è andato in scena il quarto ribaltone nelle ultime settimane. Troppi per non assimilare il tecnico rossonero al suo predecessore più illustre che per spiegare quanto conta la fortuna nel calcio e nella vita in genere coniò un memorabile aforisma: "Och, pazienza e bus de cul". Frase creata ad hoc per fissare nella mente alcuni miracoli di Gullit, Van Basten e soci nel Milan di Sacchi e diventata immortale in un torrido pomeriggio statunitense nell'estate del '94 dopo aver osservato Roberto Baggio ribaltare il destino già segnato della nazionale che sarebbe arrivata sino alla finale di Pasadena.

Max Allegri è incamminato sullo stesso sentiero. Lo 'stellone' lo ha salvato già due volte in campionato, a Torino (da 0-2 a 2-2 con gollonzo di Muntari e rigore polemico di Balotelli tra l'87' e il 96') e Bologna (da 1-3 a 3-3 con Robinho e Abate dall'89' al 92'). Contro il Napoli ci era andato vicino e se SuperMario non si fosse fatto ipnotizzare da Reina, la sua prodezza al '91 avrebbe regalato un pareggio inatteso. E poi la Champions League, partendo dalla deviazione sfigatissima di Izaguirre negli ultimi sospiri di un sofferto Milan-Celtic (poi doppiato da Muntari) per arrivare al rigore quanto meno generoso dell'Amsterdam Arena al minuto 93.

Tutto frutto del 'cul di Allegri'? In parte ma non solo. C'è anche quello e sarebbe impossibile negarlo, ma sarebbe utile anche ricordare come lo 'schema rimonta nel finale' ha funzionato spesso nella gestione del livornese. Ricordate il primo Camp Nou con l'assedio blaugrana in mezzo ai gol di Pato (dopo pochi secondi) e Thiago Silva (al 92')? Oppure il ribaltone di Lecce da 0-3 a 4-3 tra primo e secondo tempo e, nell'anno dello scudetto, tre vittorie decisive agguantate tutte segnando negli ultimi dieci minuti.

Un tratto distintivo simile a quello del Milan di Capello, che spesso si affidava a Provvidenza Massaro, e di quello di Ancelotti, specialista nelle rimonte e nel capitalizzare al meglio l'ultima parte delle sfide. Questione di personalità e coraggio oltre che di fortuna. Contro il Napoli, ad esempio, Allegri ha chiuso con in campo Balotelli, Matri, Niang e Robinho. A Bologna l'assalto decisivo lo hanno portato Matri, Niang e Robinho con le incursioni dei centrocampisti. Ha ragione Pioli: "Le rimonte del Milan non nascono dal nulla, ma dal fatto che Allegri è uno dei pochi a schierare insieme sette giocatori d'attacco". Poi mancano gli equilibri dietro, ovvio. Ma vuoi mettere quei finali al cardiopalma?

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