''Caro Presidente, venga a vedere com'è ridotto il suo Milan''

Nuovo crollo a Malaga, Allegri appeso a un filo. Decide un Berlusconi sempre più deluso dalla sua squadra. E sabato contro il Genoa in palio la salvezza

Francesco Acerbi

La disperazione di Acerbu durante la partita tra Malaga e Milan – Credits: Ap Photo

Giovanni Capuano

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'Caro Presidente, adesso che ha annunciato il ritiro dalla scena politica e avrà più tempo libero per le Sue aziende torni ad occuparsi del Milan. Ma faccia in fretta, subito, perché la situazione sta precipitando. Magari si faccia già vedere dalle parti di San Siro sabato sera, perché contro il Genoa il Povero Diavolo si gioca molto, addirittura un pezzo di salvezza. E non le chiediamo di staccare assegni e vendere sogni come fece 26 anni fa, ma almeno di dare un senso con la sua presenza perché di questa caduta verso l'abisso Lei è responsabile allo stesso modo di Galliani e Allegri e se questo è il momento di stringersi attorno al nostro Milan allora il segnale deve venire da chi lo ha portato in cima al mondo e oggi non può assistere impotente al suo declino'.

Non sappiamo se questa mattina Silvio Berlusconi ha trovato sul tavolo una lettera così, indirizzatagli dai milioni di tifosi rossoneri andati a letto ieri sera con negli occhi l'angosciosa prova della squadra a Malaga che è valsa la sesta sconfitta (su 11 partite) stagionale complicando la vita anche in Champions League.

Quello che è certo, però, è che è stata una notte di incubi e riflessioni. Decide lui e la tentazione di provare a dare una scossa a tutto l'ambiente è sempre più forte, anche se nella pancia della Rosaleda Galliani ha provato a rassicurare tutti garantendo che Allegri non si cambia. Niente ribaltoni mentre tutto intorno impazzavano voci che volevano Rijkaard già con un piede sull'aereo con destinazione Milano o la coppia Tassotti-Landucci pronta a prendere in mano il paziente per tentare di rianimarlo.

Però il tempo è poco, gli impegni incalzano e soprattutto non si può sbagliare mossa. Berlusconi sta dando un'occhiata anche al calendario. Il Milan è atteso da 5 partite nei prossimi 14 giorni: Genoa, Palermo, Chievo, Malaga e Fiorentina da bersi tutti d'un fiato. Poi una settimana senza doppio impegno ufficiale (11-17 novembre) e quindi la volata con le trasferte a Napoli, Bruxelles e Catania e gli impegni casalinghi contro Juventus e Zenit. Roba da mettersi le mani nei capelli a pensare di dover cambiare dando un filo logico a una squadra che al momento ha smarrito certezze, coraggio e identità.

E allora la lettera che Berlusconi ha (forse) trovato sulla sua scrivania prosegue così: 'Serve che Lei torni a farsi vedere a San Siro perché noi milanisti non possiamo accettare di veder cancellato così un quarto di secolo della nostra storia. Che fine ha fatto, signor Presidente, l'orgoglio con cui andavamo in giro per il mondo a insegnare calcio e bel giuoco? Si può perdere ma non facendo la figura di una provinciale qualsiasi come a Malaga. E' stato Lei a suggerire ad Allegri la difesa a tre e l'ennesimo esperimento addirittura in Champions? E se anche non è stato Lei come ha potuto avallarlo senza ribellarsi.

E come ha potuto accettare che il Suo vecchio Milan si riempisse di mezzi giocatori al posto dei grandi che ci hanno lasciato? Ha visto Acerbi con indosso la '13' di Nesta? E Constant? A molti hanno fatto tenerezza, a noi rabbia come fa rabbia vedere il Boa con la '10' che fu di Rivera o un ragazzotto come Bojan indossare la '22' di Kakà. Venga a San Siro, Presidente, e si assuma con noi le Sue responsabilità'.

Un messaggio che il popolo rossonero rivolge a Berlusconi cui imputa gran parte delle colpe per l'impoverimento della squadra. Le esigenze di bilancio sono sacre, però pur nell'austerity quasi tutte le scelte sono state sbagliate e i risultati del campo sono la diretta conseguenza di un mercato low cost che ha portato a Milanello molti comprimari. Tolti Ambrosini e Mexes nell'undici di Malaga solo in due superavano le 20 presenze in Champions: Bonera ed Emanuelson.

Allegri sta lanciando due classe '92 come El Shaarawy e De Sciglio ("Ci vuole pazienza e la chiediamo anche ai tifosi" ha detto Galliani), ma il rischio di bruciarli è forte se a loro viene chiesto di trascinare un gruppo moribondo e senza personalità. Fa male sentire un nazionale come Montolivo dire che "la squadra ha paura" senza assumesi l'onere di guidarla.

In definitiva Malaga potrebbe anche non essere stato il capolinea di Allegri. Però il destino è segnato e l'aver tentato di trapiantare la difesa a tre (quinto modulo in 11 partite, un record) non lo ha aiutato. Il tempo è scaduto portandosi via alibi e giustificazioni. Non è tutta colpa di Allegri e il lavoro di rifondazione sarà più profondo e interesserà anche la società, però nell'immediato serve una scossa.

Alla fine deciderà Berlusconi come sempre, ma il primo passo non può non essere dal forte valore simbolico come la presenza a San Siro nel match salvezza (!?!) contro il Genoa. Poi proseguiranno anche i contatti con arabi e russi per cercare soci. A proposito, ieri sera Galliani ha seguito la partita in tribuna alla Rosaleda al fianco dello sceicco Abdullah Bin Nasser Al-Thani, presidente del Malaga da cui sta, però, disinvestendo. Chissà che non sia un antipasto del futuro. Ora, però, conta soltanto il presente.

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