Allegri, il mister che piace ai club ma non ai tifosi

Un paradosso del calcio? Non proprio, perché l'allenatore livornese ha la prima qualità richiesta nel calcio italiano di oggi: ecco quale... - La nuova Juve  - Il "caso" Pirlo

Max Allegri, 47 anni il prossimo 11 agosto. – Credits: Getty Images.

Paolo Corio

-

Nei bar di Milano, massimo sfottò agli juventini di passaggio da parte dei rossoneri seduti a un tavolino, sono in tanti a sottolineare come sia stata la più grande mossa di mercato degli ultimi anni. Quale? Quella di riuscire a piazzare Allegri sulla panchina dei campioni d'Italia.

Del resto, a dispetto dello scudetto conquistato nel 2011 ("tutto merito di Ibra", secondo gli stessi avventori di cui sopra), il tecnico livornese non ha infatti mai avuto molti estimatori tra i supporter del Milan, che gli hanno sempre rimproverato la mancanza di bel gioco e - ancor peggio - la totale assenza di idee per metterlo in atto. Critiche diventate ovviamente ancor più feroci quando insieme ai goal hanno iniziato a venire meno pure i risultati, ovvero dalla rimonta subita in Campionato nella stagione 2011-2012 (primo titolo dell'era Conte per la Juve) in poi... In sovrapprezzo, le accuse di aver costretto ad andarsene tutta la "vecchia guardia" rossonera (a partire da Pirlo, ma senza dimenticare Gattuso e Ambrosini) e di non riuscire a imporre le regole di cui un gruppo ha bisogno, se non per vincere, almeno per dare il suo meglio a livello individuale e collettivo.

Un Allegri insomma "poco amato" (eufemismo) dalla maggior parte dei milanisti, diverse volte criticato dallo stesso Silvio Berlusconi, ma al contrario sempre difeso da Adriano Galliani e quindi in definitiva dal club. Una stima da parte degli "addetti ai lavori" che l'ha portato a essere in cima alla lista dei probabili successori di Prandelli alla guida della Nazionale e a diventare quello di Conte nel giro di un pugno d'ore dalle sorprendenti dimissioni del mister bianconero.
Uno dei tanti inspiegabili paradossi del calcio, quello che vede Allegri apprezzato da presidenti e dirigenti in maniera inversamente proporzionale rispetto alla considerazione dei tifosi? Tutt'altro, perché la spiegazione sta in una semplice evidenza: l'approccio di Massimiliano Allegri è esattamente l'opposto di quello di quanti spasimano per la propria squadra del cuore. Se questi ultimi si attendono continui fuoriclasse in arrivo per obiettivi sempre più alti, il mister toscano si adatta al materiale che gli mettono a disposizione tarando il tutto di conseguenza.

Predisposizione - quella che punta alla (possibile) massima resa con la minima spesa - particolarmente considerata nell'economicamente depresso calcio italiano di oggi e subito assunta dal buon Max anche nel corso della prima conferenza-stampa in bianconero, in cui ha parlato di "mercato oculato" e di "Juventus nelle prime otto in Champions League". Ovvero di quell'arrivare ai quarti di finale come grande obiettivo stagionale che i milanisti (abituati a ben altro) hanno ripetutamente sentito con dispetto in un recente passato; una dichiarazione d'intenti che con tutta probabilità non ha nemmeno scaldato il cuore dei già diffidenti (se non ostili) tifosi bianconeri proprio come non aveva scaldato quello di... Antonio Conte. Perché, a rivedere il tutto con un pizzico in più di calma, il rischio che si sia ancora una volta confusa la causa con l'effetto è davvero alto: Iturbe è andato alla Roma perché la Juve si è ritrovata a fronteggiare l'emergenza allenatore o è successo l'esatto contrario?

© Riproduzione Riservata

Commenti