Calcio

Allegri contro Adani: ecco chi ha ragione (e chi torto)

La lite in tv tra il tecnico della Juventus e l'ex calciatore, oggi opinionista divide l'Italia. Il rispetto dei ruoli, arroganza e presunzione

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Giovanni Capuano

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Ci sono alcune premesse da fare prima di provare a sciogliere il nodo che sta dividendo l'Italia del calcio tra Allegriani e Adanisti. Da una parte i sostenitori dell'allenatore, che sbroccando in tv ha accusato l'altro di non sapere nulla di calcio e di non potersi permettere di parlarne non avendo vinto sei scudetti, dall'altra quelli dell'ex difensore di discreto livello che nella sua carriera da opinionista tv si è ritagliato il ruolo del top player.

La prima premessa è che la cenere bruciava già da un anno e dal famoso confronto sugli schemi di basket e sull'ineluttabilità di avere un fuoriclasse cui consegnare pallone e destini della squadra. A questo si è aggiunta la critica feroce che Adani ha riservato alla Juventus e al calcio di Allegri dopo l'eliminazione dalla Champions League per mano dell'Ajax.

Un'analisi ruvida e definitiva che certamente non è andata giù al tecnico (assente in quel momento) e che ha fatto da carica fino a quando il detonatore del post Inter-Juventus non ha causato l'esplosione del conflitto. Non si amano, erano pronti alla rissa e, dunque, c'è poco da sorprendersi che rissa sia stata.

Chi ha avuto ragione e chi ha fatto una pessima figura? Spaccare torti e ragioni con un'accetta è impossibile in una vicenda che si è consumata in 90 secondi di crescendo rossiniano, tra domande, risposte troncate, provocazioni e rivendicazioni del proprio ruolo fino all'addio di Allegri che si è tolto il microfono e ha mollato la compagnia imprecando.

Certamente nessuno dei due si è sottratto al confronto. Non è stato amichevole Adani nell'apostrofare la controparte con un "stai dicendo cose non serie e non sensate" e ha esondato Allegri nel sostenere che l'altro non "sa nulla di calcio" perché "legge solo libri" e, in sostanza, di lavoro fa il commentatore proprio perché non è riuscito a fare l'allenatore di prima fascia.

Nel rispetto dei ruoli, però, è stato Allegri a fare il vero passo falso. Perché rinchiudersi nella presunta superiorità del palmarés significa abidcare al confronto e non riconoscere al critico il diritto di fare il suo lavoro. Che è, appunto, quello di suscitare riflessioni, analizzare, raccontare e - quando necessario - esprimere una posizione critica. Una rarità in salotti televisivi in cui molti paiono più impegnati ad auto-promuoversi o a celebrare il proprio rapporto di amicizia con i protagonisti del campo.


Allegri non è il primo e non sarà l'ultimo a scegliere di uscire da un contradditorio ruvido utilizzando questa arma. Il mondo del calcio è abbastanza autoreferenziale, a volte troppo. Dimentica che alcuni degli allenatori che hanno fatto la sua storia, ad esempio, sono stati calciatori mediocri ma questo non gli ha impedito di diventare dei numeri uno. E lo stesso vale per chi va in televisione a raccontare il pallone. Meglio un professionista dell'analisi che un tecnico in cerca di panchina, per questo condizionato a cercare di non farsi nemici.

In fondo, anche il dibattito comunicativo intorno al caso Icardi si è spesso giocato su questo piano, con ex calciatori pronti a rintanarsi nella rassicurante posizione del "noi siamo stati nello spogliatoio e voi non potete capire". Dove la separazione tra 'noi' e 'voi' ha finito col diventare un non-argomento, posto che sul tavolo c'erano anche sfumature benissimo comprensibili da chi si occupa di raccontare la vita di una società.

Allegri e Adani - al netto delle antipatie personali - hanno rimesso in scena lo stesso copione. Sul piano comunicativo ha vinto Adani che, però, comincia a raccogliere qualche critica dopo il mare di consensi perchè a volte pare un po' innamorato di se stesso e del suo personaggio. Errore capitale per chi fa informazione. Nello scambio con Allegri ha fatto la figura del saccente. Poi l'allenatore della Juventus ha sbagliato toni e modi della risposta, ma il cartellino giallo se lo merita anche il signore del salotto di Sky.

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