Dear Mr. Agnelli, dica la verità su Pogba e il futuro della Juventus...

Lettera aperta al presidente che ha messo sul mercato il talento francese, annunciato aumenti dei prezzi dello stadio e denunciato l'arretramento del sistema Italia

Giovanni Capuano

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Dear Mr. Agnelli,

ci permettiamo di disturbarla perché Lei ha detto molte cose parlando da Londra, lontano dai veleni delle nostre latitudini e non tutte le abbiamo capite. Problema nostro, sia chiaro. E' che ci siamo abituati a ritenere la Juventus l'unica società italiana già proiettata nel futuro e, quindi, fatichiamo a comprendere alcuni punti del Suo discorso sulla scarsa competitività del nostro sistema e sulle prospettive a medio e lungo termine.

Abbiamo capito, a differenza di quanto oggi scrivono i giornali italiani, che il passaggio su Pogba e sull'offerta indecente era solo un discorso fatto in generale e proiettato più sui prossimi 3-4 anni che all'immediato. Sappiamo che il francese rinnoverà presto, otterrà il meritato aumento di stipendio e per almeno un paio di stagioni sarà fuori mercato. Del resto avremmo faticato a spiegarci come la Sua Juventus possa aver resistito ai 40 milioni messi sul tavolo dal Real Madrid per Vidal salvo poi cedere senza combattere alle avanches per un talento che ha enormi margini di crescita non solo dal punto di vista tecnico.

Quindi, dear Mr. Agnelli, nessun problema di cessioni imminenti e obbligate. La Sua Juventus ha appena firmato un contratto da 5,5 milioni netti per Tevez e non avrà problemi a garantirne 3 a Pogba che oggi ne guadagna uno. Detto questo, però, ci ha colpito l'arrendevolezza del Suo discorso proiettato nel futuro. Davvero la Juventus del 2015 non sarà in grado di competere con i top club europei? E se questo accadrà, sarà solo colpa del sistema Italia?

Perché vede, caro Agnelli, il sospetto che abbiamo avuto leggendo l'ultimo bilancio della Sua società (CLICCA QUI ) è che i margini di crescita della Juventus non siano illimitati. Lei ha chiuso l'ultimo esercizio in perdita ma con il record di fatturato, ha messo nero su bianco che anche l'anno prossimo non ci sarà l'atteso pareggio e, soprattutto, che la dipendenza dai ricavi della Champions League è totale. Eppure Lei è l'unico presidente italiano che non ha più il problema di attendere la legge sugli stadi. Lo Juventus Stadium è realtà e Lei stesso ha sottolineato che ha portato benefici immediati, portando da 13 a 40 milioni gli introiti da stadio. Ha citato il Chelsea, che a Stamford Bridge ne prende il doppio. Le ricordiamo Arsenal e Bayern Monaco che fanno anche meglio.

Dear Mr. Agnelli, c'è forse una carenza strutturale nel progetto dello Stadium? Qualcosa che impedisce alla Juventus di progettare un futuro al livello dei top club europei? La storiella dei diritti tv venduti male all'estero va bene ma non spiega tutto. E nemmeno il paragone con Barcellona e Real Madrid che presto saranno costrette a collettivizzare gli introiti della Liga, altrimenti sull'orlo del fallimento. Lei ha detto: 'Dovremmo essere in grado di raddoppiare le entrate da stadio, ma l'attuale situazione economica e il fatto che la concorrenza pratica prezzi molto bassi non ci facilitano le cose'. Posso chiederle di spiegare bene cosa significa?

Come abbiamo scritto in passato, nelle due stagioni allo Stadium il prezzo degli abbonamenti è cresciuto dal 32 al 66 per cento a seconda dei settori (CLICCA QUI ): cosa devono attendersi i tifosi della Juventus da oggi al 2015? Un aumento simile? Qualcosa che porti le curve e i settori popolari a costare non meno di 500 euro? O sta aspettando che altri grandi club abbiano il loro stadio di proprietà per praticare tutti insieme il modello inglese, fatto di prezzi altissimi, selezione della clientela e impianti-salotti?

E poi c'è un ultimo dubbio che ci è sorto sentendoLa parlare a Londra. Ha detto che i cori discriminatori di cui tanto si discute oggi in Italia esistono da 20-25 anni e sono stati sempre ignorati mentre adesso si vuole rispettare il principio imposto dalla Uefa. Discorso sacrosanto, solo che Lei, Mr. Agnelli, ha già varcato la soglia del futuro, ha uno stadio di proprietà dove può decidere cosa fare, chi far entrare e chi no e come disciplinare il comportamento dei Suoi tifosi. La domanda che ci piacerebbe porLe è semplice: perché, pur potendo farlo, non ha eliminato i settori per gli ultras e ha tollerato la creazione di enclavi in mano alle tifoserie organizzate? Sì, quei luoghi dove non esiste posto seduto, vige la regola del capobastone e il coro è libero (come dimostrano le multe arrivate a pioggia sulla Sua società)? Ci sono anche a Torino e ogni domenica creano disagi alla gente normale e alle famiglie che Lei sogna di riportare allo stadio. Parta da lì, Mr. Agnelli. E vedrà che tutti gli altri La seguiranno.

Con rispetto

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