Calcio

Agnelli: "Ecco la mia Juventus che guarda all'Europa e non all'Italia"

Il motore del boom bianconero e le sfide per andare oltre la leadership nazionale. Programma al 2024 per crescere ancora

andrea agnelli

Giovanni Capuano

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"Siamo orgogliosi di poter dire che la Juventus oggi è il più grande club calcistico italiano, ma sappiamo che è solo una delle più grandi a livello europeo": parole di Andrea Agnelli, davanti all'assemblea dei soci chiamati a ratificare l'aumento di capitale da 300 milioni di euro che apre la nuova era bianconera. Il parametro di riferimento non è più l'Italia ma l'Europa e non è solo una questione tecnica.

Anzi, la parola Champions League viene declinata solo in senso economico, perché la nuova mission che Agnelli consegna a se stesso e al club è quella di immaginare il 2019 come un nuovo "anno zero", speculare a quello dell'aumento del 2011 utilizzato per risanare una società uscita in difficoltà dalle curve di Calciopoli: "Vi chiediamo la fiducia per un piano di lungo orizzonte per lo sviluppo". Che significa completare il salto ed entrare stabilmente nell'elite europea in un momento in cui il calcio mondiale sta per cambiare pelle.

Il percorso fatto in dieci anni...

Il punto di partenza è il percorso fatto dai 172 milioni di euro del fatturato nel 2010 ai 621 dell'ultimo esercizio, il primo dell'era Ronaldo e il primo a beneficiare dell'incremento dei ricavi commerciali sintetizzato dai circa 100 milioni di valore della maglia (51 da Adidas e 42 come fisso da Jeep a partire dal 2020 con adeguamento annunciato con due anni d'anticipo), più del doppio rispetto a solo un paio di stagioni fa.

Un tasso di crescita complessivo che ha consentito alla Juventus di restare agganciata al treno delle big europee, ma non di colmare il gap con autentiche multinazionali del pallone. L'esempio è il Real Madrid che nello stesso arco di tempo è passato da mezzo miliardo a un miliardo, con ulteriori prospettive di crescita. 

La sfida è questa: proiettare la Juventus al livello del Real Madrid, farsi trovare pronti al cambio del calendario internazionale e dei format nel 2024, gettare le basi per proseguire il percorso di crescita economico e finanziario dal quale discende poi il risultato del campo.

Il bond Juventus e il paragone con l'Europa

Una fase espansiva rivendicata con forza da Agnelli. Anche nel passaggio del bond da 175 milioni di euro che è stato interpretato da tanti come conferma di un momento di difficoltà a livello di conti. Una visione non allineata con quella della proprietà che ricorda come negli ultimi anni tanti grandi club in Europa si siano rivolti al mercato per rifinanziare il proprio debito o abbiano fatto ricorso all'intervento dei soci.

Il Manchester United di Glazer (un miliardo di obbligazioni e oltre 450 milioni di finanziamenti diretti), il prestito da 600 milioni per il Real Madrid, le operazioni del Tottenham per accompagnare la nascita del nuovo stadio: parametri non italiani, ma europei. Quelli che la Juventus, per volontà del suo presidente, deve d'ora in poi abituarsi a prendere come punto di riferimento.

Il legame spezzato con i diritti tv

Il bilancio si chiude con un passivo di 39,9 milioni di euro, il secondo consecutivo. La prospettiva, però, è che si tratti di una febbre di crescita con qualche segnale incoraggiante. Ad esempio, è il primo esercizio in cui i ricavi da diritti televisivi domestici (quelli prodotti con i contratti della Lega Serie A) sono inferiori a quelli commerciali e pesano per solo il 20%.

L'economia del calcio continua a crescere (+5% generale e +16% nelle cinque leghe top del Vecchio Continente), le opportunità sono pari alle sfide la prima delle quali è riuscire a parlare alle nuove generazioni, quelle che impazziscono per li e-sports ma guadano sempre meno il pallone: l'audience tra i 12 e i 34 anni è calata del 40% negli ultimi anni con qualche ombra futura.

"Il calcio per come lo produciamo oggi sta invecchiando" dice Agnelli. Da qui la sfida delle piattaforme OTT, le app digitali e un lavoro sulla comunicazione sempre più diretto ("Disintermediazione") che va oltre ai risultati del campo e che deve essere accompagnato da scelte stragiche internazionali. La guerra del format Champions League non è ancora finita e la pirateria minaccia di mangiarsi parte del valore dei diritti tv a livello mondiale.

Il nuovo anno zero della Juventus parte anche da qui. L'orizzonte è l'anno 2024 quando il nuovo calcio sarà al suo debutto e nella testa di Agnelli diventerà l'unico punto di riferimento. 

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