Agnelli e De Laurentiis, divisi su tutto

Dalle questioni di cuore (e di maglia) a quelle di campo. Tra i presidenti di Juventus e Napoli continuano i battibecchi a mezzo stampa

Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli (Credits: Daniele Badolato - LaPresse)

Dario Pelizzari

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Divisi su tutto. Anche e soprattutto sul modo di fare e intendere il calcio. In Italia e all’estero. Andrea Agnelli e Aurelio De Laurentiis, presidenti rispettivamente della Juventus e del Napoli, aspettano con ansia lo scontro al vertice della prossima giornata di campionato. Sì, perché la partita tra le due supoerpotenze della Serie A, in programma sabato 20 ottobre alle 18, potrebbe offrire indicazioni importanti per interpretare le ambizioni e le reali possibilità delle due compagni nel corso della stagione. Chi vince a Torino strappa 3 punti e un carico di entusiasmo grande così da gestire con pazienza e dedizione. Per chi perde, la necessità di rialzarsi subito per non farsi dannare dal testacoda. La sfida tra Juve e Napoli è già iniziata, anzi, prosegue da tempo. A colpi di dichiarazioni a mezzo stampa che non risparmiano punture più o meno dolorose.

L’ultima scaramuccia risale a qualche ora fa. Tutto ha inizio con la telefonata che Antonio Conte, tecnico dei bianconeri, decide di fare al ct della Nazionale, Cesare Prandelli. Oggetto della conversazione, la richiesta dell’allenatore della Juventus di “preservare” quanto più possibile i gioielli della sua rosa. Perché gli impegni sono tanti e anche l’età richiede accortezze che non possono essere sottovalutate. Il riferimento diretto è a Andrea Pirlo, che dopo 12 mesi da superstar comincia ad accusare problemi di fiato. De Laurentiis non ci sta. E lo fa sapere con la consueta determinazione: “Ci sono anche nostri calciatori in Nazionale, attenzione, non usiamo disparità di trattamento”. Messaggio spedito e in attesa di risposte, se mai ci saranno. Agnelli non è intervenuto direttamente nella querelle, ma è lecito pensare che anche in questo caso prenderebbe le parti del suo tecnico.  

Divisi sul campo, uniti nella battaglia. Conte e De Laurentiis sono stati raggiunti ieri da un provvedimento disciplinare della Procura federale, che li ha deferiti per due ragioni diverse. Conte è ritenuto responsabile di aver fatto dichiarazioni troppo forti all’indirizzo del procuratore Palazzi all’indomani del verdetto di secondo grado della Corte di giustizia federale che confermava i 10 mesi di squalifica per il coinvolgimento del tecnico nell’affaire calcioscommesse. Il patron del club partenopeo è stato invece deferito per i fatti della Supercoppa di Pechino, quando decise di ritirare la squadra al momento della premiazione di fine partita. Rischiano entrambi una multa record e magari qualcosa in più.

A proposito di Supercoppa. Agnelli e De Laurentiis avevano idee diverse anche rispetto al luogo in cui si sarebbe dovuta giocare la prima gara della stagione. A due settimane dalla partita, il numero 1 del Napoli si rese conto che la trasferta in Cina si sarebbe dovuta evitare per gli ingenti costi previsti e perché avrebbe potuto dare noie non da poco ai giocatori ancora in fase di preparazione. Agnelli rispose picche. E si appellò alla Lega, che confermò quanto già deciso in precedenza. Tutti a Pechino appassionatamente e trofeo assegnato alla Juve al termine di un incontro denso di battibecchi. Tanto che al fischio finale, De Laurentiis chiama Mazzarri e gli ordina di rimanere negli spogliatoi per disertare la cerimonia di premiazione. Apriti cielo. Juve e Napoli continua fuori dal campo per giorni.

Non era la prima volta che le due società non trovavano l’accordo circa la sede più adatta per disputare una partita di coppa. Qualche mese prima, altra discussione per la finale di Coppa Italia. Agnelli la pensa in un modo, De Laurentiis in un altro. E la questione arriva anche a coinvolgere Maurizio Beretta, il presidente della Lega, e Gianni Petrucci, il leader maximo dello sport italiano. Tutto si risolve con una stretta di mano e qualche mugugno, si giocherà a Roma. Come voleva Agnelli e come non si augurava De Laurentiis, che avrebbe preferito giocare a Milano, oppure a Parigi, e perché no, a Londra.

E dire che soltanto qualche mese prima i due presidenti avevano deciso di partecipare al cosiddetto tavolo della pace, che avrebbe dovuto portare un ramo di ulivo nelle sedi di tutte le big del pallone italiano. L’incontro finì in un nulla di fatto. Agnelli ribadì a Moratti di voler a tutti i costi indietro lo scudetto che la Federcalcio aveva tolto ai bianconeri per via di Calciopoli. E De Laurentiis, che nei giorni precedenti aveva chiesto a gran voce di partecipare alla riunione “patrocinata” dal Coni, se ne uscì con un “Cosa sono venuto a fare?” che, di fatto, chiuse definitivamente una delle parentesi meno produttive del calcio di casa nostra.

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