Calcio

La sfida di Agnelli: "Ecco come sarà il calcio del futuro"

Il format della Champions League, diritti tv, calendari internazionali, Figc e Lega: il rilancio del numero uno della Juventus e dell'Eca

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Giovanni Capuano

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Il futuro è domani. Nel 2024. L'anno in cui il calcio mondiale entrerà in una dimensione nuova lanciando l'ultima sfida: trasformarsi da sport più amato a business planetario oltre le cifre attuali con una redistribuzione dei ricavi e l'ottimizzazione del ruolo dei top club (soprattutto europei), destinati a trasformarsi in multinazionali da oltre un miliardo di euro di fatturato.

Un passaggio cruciale nella storia ultracentenaria di un sistema che viaggia ormai a più velocità: da una parte chi ne ha fatto un'industria (solo in Italia quello professionistico vale 3,4 miliardi di euro), dall'altra la promozione, diffusione e gestione di un'attività che lega insieme romanticismo e lenta crescita.

Il 2024 rappresenta per tutti il confine del nuovo mondo. E a disegnare a traiettoria verso quel limite c'è anche Andrea Agnelli, presidente della Juventus, numero dell'Eca (l'associazione che mette insieme i club europei) e uomo influente nel board dell'Uefa. La confederazione delle federazioni europee, ovvero il cuore pulsante del calcio business del terzo Millennio.

Come sarà il calcio dopo le colonne d'Ercole del 2024? Ecco cosa ha in mente chi governa oggi il football nel Vecchio Continente: un viaggio in tappe verso il grande cambiamento.


Nazionali e calendari

Il 2024 è l'anno in cui partiranno i nuovi calendari internazionali, scritti dalla Fifa, con cui oggi i rapporti sono tesi. E' l'obiettivo numero uno dei club che non accetteranno più l'attuale situazione fatta di manifestazioni sfalsate nel tempo, date che si accavallano e introduzione di nuove competizioni.

"Enorme disordine all'interno di questa impalcatura" è la sintesi di Agnelli che parla in nome e per conto delle società più importanti d'Europa con l'appoggio della Uefa con la quale c'è una visione convergente.

Il modello è armonizzare l'attività delle nazionali negli anni pari e in periodo estivo. Senza ridurre il numero di partite (18 ogni biennio), ma prevedendo negli anni dispari l'obbligo di fermare i calciatori per un mese di ferie. Non meno partite, perché "servono per valorizzare i giocatori delle squadre di medio livello", ma redistribuirle in maniera razionale.

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Andrea Agnelli con Karl-Heinz Rummenigge - 25 ottobre 2018 – Credits: EPA/SALVATORE DI NOLFI

La Champions League e le coppe europee

La Superlega non è oggi un obiettivo dichiarato, ma un "nuovo bilanciamento del calendario delle partite internazionali" sì. Come? Riduzione dei format dei tornei nazionali, soste periodiche per consentire riposo e preparazione, creazione di leghe regionali per i tornei meno importanti (ad esempio i paesi scandinavi) per avere maggior peso sul mercato.

Il passaggio intermedio è la conferma dell'attuale format della Champions League malgrado il parere negativo di molte associazioni. Chi paga, attraverso i diritti televisivi, deve poter partecipare. Per gli altri ci sono le competizioni minori compresa la terza coppa made in Uefa il cui format sarà lanciato sul mercato tra il 2019 e il 2020.

I paesi meno sviluppati calcisticamente potranno unirsi e creare leghe regionali così da avere più potere contrattuale.

Il ruolo del calcio italiano

Il sistema Italia rischia di restare a terra e perdere l'ultimo treno. Anche se il numeri dicono che rimane un comparto da 4,5 miliardi complessivi di fatturato (decima industria del Paese), la realtà disegna una fotografia in cui la sfida della competitià è stata più volte persa negli ultimi anni.

Ora che alla governance ci sono due figure nuove (Gaetano Micicchè alla Lega di Serie A e il neo-eletto presidente della Figc, Gabriele Gravina) la speranza è che ci si concentri sulle cose da fare tralasciando polemiche e divisioni.

Servono le riforme, a partire dalla giustizia sportiva e dai format dei campionati. Servono norme e controlli ancora più stringenti di quelli che già sono stati pensati per evitare il continuo crac economico di realtà territoriali anche storiche. Serve una visione di insieme che consenta al calcio italiano di proiettarsi nel futuro anche prima del 2024.

La punta dell'iceberg è la corsa ad ospitare l'Europeo del 2028. E' scritta nei programmi della nuova Figc e se è presto per ragionare in termini di stretta attualità, non lo è altrettanto a livello di primi passi per mettersi in condizione di vincere quella corsa. L'assegnazione avverrà nel 2022. L'ultima chiamata per un sistema che vuole fortemente tornare ad essere carrozza di testa per il calcio mondiale.

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