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Calcioscommesse, tutte le inchieste

Dal 1927 a oggi, come si è sporcato il mondo del pallone tra scandali e corruzione

Accadrà di nuovo, profetizzavano da tempo molti addetti ai lavori, perlopiù inascoltati. E puntualmente è accaduto. La svolta investigativa e gli arresti di oggi per il calcioscommesse in LegaPro e Serie D riportano in primo piano una delle piaghe più antiche e brucianti del pallone (non solo di quello italiano, per carità).

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La storia del calcioscommesse tricolore, in realtà, inizia nel 1927, quando il tentativo di corruzione del difensore juventino Allemandi da parte di un dirigente del Torino prima di un derby, rivelato dalla stampa, costa ai granata la revoca dello scudetto da parte della Federcalcio. Ma è in epoca più recente che il fenomeno delle partite truccate è esploso. Ecco le tappe principali.

1980: la madre delle inchieste

La madre di tutte le inchieste, quella che fece perdere al nostro calcio l’innocenza, inizia con l’immagine delle Giuliette verde oliva della Guardia di Finanza sulla pista dello stadio Olimpico di Roma e gli agenti pronti ad ammanettare gli eroi delle nostre domeniche al termine della giornata di campionato del 23 marzo. Dietro le sbarre finiscono 12 giocatori, molti dei quali di primissimo piano (Enrico Albertosi, Bruno Giordano, Paolo Rossi, Carlo Petrini, Lionello Manfredonia, Vincenzo D’Amico), l’allora presidente del Milan Colombo e alcuni dirigenti.

Alla base del lavoro degli inquirenti romani, in un anno terribile segnato dallo scandalo Italcasse e dalle oscure stragi estive di Ustica e Bologna, un grosso giro di puntate clandestine organizzate da due maneggioni romani: Alvaro Trinca, ristoratore amico di mezza serie A, e Massimo Cruciani, grossista di frutta e verdura con inquietanti entrature in Vaticano. Sullo sfondo, l’ombra della banda della Magliana. Cruciani e Trinca, per colpa di una serie di scommesse sbagliate, finiscono nel gorgo dei debiti e per non affondare definitivamente denunciano tutto e tutti.

La giustizia ordinaria assolve i giocatori coinvolti (il reato specifico di frode sportiva verrà istituito solo nel 1989), ma quella federale usa la mano pesante: Milan e Lazio retrocedono in serie B, mentre le squalifiche per i calciatori vanno da tre mesi a sei anni. Colpito anche Paolo Rossi, salvato solo dall’amnistia del 1982 grazie alla quale partecipa al vittorioso mondiale degli azzurri di Bearzot.

1986: "Totonero"

L’inchiesta "Totonero", avviata dalla procura di Torino su un giro di scommesse dalla serie B in giù non crea sconquassi sul piano penale (quasi tutte le posizioni vengono archiviate) quanto su quello sportivo: il Perugia viene escluso dalla C1 e retrocesso in C2 con due punti di penalizzazione, la Cavese è retrocessa in C2 con cinque punti di penalizzazione e il Vicenza (nonostante la promozione acquisita sul campo) non viene ammesso in Serie A mentre ad altri team come la Lazio, il Cagliari e il Palermo vengono tolti dei punti. Pesanti anche le squalifiche rivolte a tesserati (3 anni all’allenatore del Cagliari Renzo Ulivieri, 4 mesi all’allenatore del Perugia Aldo Agroppi e al presidente dell’Ascoli Costantino Rozzi) e calciatori.

2000: la combine su Atalanta-Pistoiese

Il 20 agosto le agenzie Snai segnalano una mole eccessiva di giocate sulla partita di Coppa Italia Atalanta-Pistoiese: più precisamente sull’accoppiata “primo tempo 1 - risultato finale X” (evento che si verifica puntualmente). Il 10 maggio 2001 arriva la sentenza definitiva: Alfredo Aglietti, l’attuale tecnico della Juventus Massimiliano Allegri, Fabio Gallo, Sebastiano Siviglia e Luciano Zauri - inizialmente squalificati per un anno - vengono assolti. Quella partita la giocò anche Cristiano Doni, indagato eccellente dell’inchiesta Last Bet. Nel 2012, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Doni ha ribadito che la combine ci fu davvero.

2004: Modena, Sampdoria, Siena nel mirino

Il terzultimo (per ora) scandalo scommesse non stravolge il panorama calcistico: sotto i riflettori dei giudici sportivi finiscono il Modena, la Sampdoria, il Siena e alcuni giocatori noti, tra cui Stefano Bettarini, allora marito della conduttrice tv Simona Ventura, che la disciplinare condanna a cinque mesi di stop. Il Modena evita la retrocessione, blucerchiati e toscani se la cavano con una multa, prosciolto il Chievo, pure finito nella bagarre.

2009: "Arma Letale"

A Potenza l’inchiesta “Arma letale” svela i rapporti tra Giuseppe Postiglione, presidente della squadra locale che gioca in LegaPro 1, e la criminalità organizzata pugliese e campana. L'accusa parla di una organizzazione a delinquere volta ad alterare i risultati delle partite di calcio comprendenti sia la LegaPro che la Serie B, dunque non solo quelle del Potenza. Postiglione viene indagato per associazione a delinquere, frode sportiva e minacce. La sua ex squadra, dopo una stagione travagliatissima, nonostante la salvezza conquistata sul campo viene radiata, provvedimento poi corretto con la semplice retrocessione a tavolino in LegaPro 2.

2011: "Last Bet" e la serie A

Esplode "Last Bet" e anche la serie A trema. All’inizio di giugno la procura di Cremona emette la prima di quelle che diverranno, nel tempo, quattro tranche di ordinanze di custodia cautelare. Nel mirino degli inquirenti c’è una cupola di scommettitori internazionali con base a Singapore e intermediari in tutto il nome, capace di condizionare oltre 90 partite dei nostri campionati (comprese alcune della massima serie) grazie al coinvolgimento di molti giocatori, anche di primissimo piano, come Beppe Signori, Stefano Mauri, Cristiano Doni, Omar Milanetto.

Altri nomi, come quelli di Gennaro Gattuso, Mimmo Criscito e Christian Brocchi, finiscono presto fuori dall’inchiesta. Sul fronte della giustizia sportiva si sono registrati numerosi patteggiamenti e alcune condanne eccellenti, come la squalifica dell’attuale ct azzurro Antonio Conte. Su quello penale il 9 febbraio scorso il procuratore capo di Cremona, Roberto Di Martino, ha formulato la richiesta di rinvio a giudizio per 130 persone con ipotesi che vanno dall’associazione a delinquere alla frode sportiva, passando per truffa, minacce ed esportazione illecita di valuta.

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