Calcio, serie A - 24^ giornata

La Juventus torna a correre mentre alla Roma regna sovrano il caos

Matri corre e la Juventus con lui (Credits: Claudio Villa/Getty Images)

Carlo Genta

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Dal sabato una conferma, peraltro attesa da chi non crede tanto alle fiabe. La Juventus è tornata, se mai se ne era andata da qualche parte che non fosse l’angolo di una condizione indurita dal lavoro invernale. Mentre continuiamo a chiederci, ovviamente senza risposta, cosa abbia fatto Matri per scendere a livelli così bassi nelle grazie di Conte, bellissimo ciò che ha fatto Mazzarri all’Olimpico: tutti gli attaccanti in campo in batteria, come faceva Mourinho nei giorni di disperazione. Segnale importante per tutti: non ci accontenteremo mai. Bravo (voto 8).

La domenica è stata un filo carnevalesca: alzi la mano chi non ha pensato a uno scherzo già quando Osvaldo ha tolto il pallone del rigore dalle mani di Totti. E il capitano (che stia invecchiando?) glielo ha ceduto. In altri tempi gli avrebbe staccato un braccio. Per poi vedere uno dei tiri più orrendi che la memoria ricordi. Non è aria per la Roma, che sta purgando una incredibile confusione di idee pure per gente scafata come Baldini e Sabatini.

Spiace un sacco invece per Delio Rossi, un allenatore che ci sta nella manica, ma che ogni tanto finisce per andare fuori di testa oltre i limiti del tollerabile, per un uomo di quell’esperienza ed età. Va bene l’adrenalina, l’agonismo, il fatto che un campo di calcio non è un ufficio postale o una banca. Va bene, ma certi comportamenti da bullo di borgata, non possono trovare spiegazione nemmeno nello stress da panchina. E lasciamo stare le bugie invece delle scuse, che sono forse la parte peggiore.

Lezioni arrivano dal ben più giovane Allegri, che riesce perfino ad alzare le spalle davanti agli insulti del principale. Lo fa con eleganza, mentre chissà cosa avrebbe voglia di dire, a Berlusconi che tanto di buon occhio non lo ha visto mai, fin dal primo giorno quando gli rubò microfono e platea il giorno della presentazione a Milanello, trattandolo come uno scolaretto qualunque. Ora gli dice pubblicamente che non capisce un cazzo, come non si era permesso di fare nemmeno con il sopportatissimo Zaccheroni. Delio Rossi e Berlusconi, non è poi così detto che l’età porti consiglio o saggezza quando c’è un pallone di mezzo.

Intanto il Milan, se non Allegri, viene salvato, sempre di rigore, da Balotelli, che quei tiri non li sbaglia proprio mai con la freddezza di chi ha fiducia illimitata nei propri mezzi, confidenza assoluta con l’attrezzo del mestiere e la necessaria presunzione. Poi non trova di meglio da fare che zittire il pubblico sardo, ma chissà perché: gente che non sa mai se la domenica potrà andare a vedere una partita di pallone oppure no, in una triste parodia che non ci risulta abbia pari nel mondo conosciuto.

L'Inter, se non Stramaccioni sempre più pallido come un cencio, riprende un po' di colore e di respiro. Guarda caso nel giorno in cui torna (e timbra) Milito.

Ovvio che nel giorno dello sport facciano la figura di meravigliosi fiori in una discarica ragazze dolci e vincenti, come quelle del tennis che mettono una cornice alla settimana d’oro della racchetta azzurra, facendo fuori quel che c’era della Nazionale americana, camminando, anzi correndo, verso l’ennesima semifinale di Fed Cup. E poi Nadia Fanchini tutta d’argento ai Mondiali di sci, confermando che siamo un popolo strano capace di trovare sorprese e risorse nelle situazioni più impensate. Nel basket la Montepaschi Siena vince il milionesimo trofeo degli ultimi anni di tirannia assoluta. Sarà interessante vedere se nel prossimo futuro anche Siena saprà trovare sorprese e risorse tra i detriti del terremoto bancario. Adesso è solo un’altra festa, come molte altre. Giusto così: il campo ha detto la verità.

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