Siamo fuori dall'Europa, ma niente panico

Siamo indietro rispetto agli altri, ma sono i normali cicli delle coppe. Guardare, ad esempio, la stagione delle inglesi - il quoziente Uefa ci premia, comunque - nel 2014 andrà meglio, per 5 motivi -

Il centravanti del Bayern Monaco, Mandzukic segna il gol dell'1-0 contro la Juventus (Credits: GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Carlo Genta

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“Muoio ogni mattina all’alba. Ma poi rinasco. E per questo porto il disegno di una fenice con mille colori”.

Inutile cercare questa citazione. Non la troverete. Ma mentre il cielo continua a vomitare nuvole grigie, giriamo con il maglione e l’ombrello e a nessuno sembra primavera, l’Italia è fuori da ogni Europa. Ci mancherà nelle giornate di sole che verranno, ma il verdetto è giusto. E alla faccia dei disfattisti cosmici, ci piace pensare che prima o dopo rinasceremo da questa cenere. Perché il fumo dei soldi, dei budget che non bastano mai, delle lacrime non da fenice (che guariscono le ferite), ma da coccodrillo (che non servono a nulla), non servono a spiegare la realtà.

Le vittorie di Milan e Inter non appartengono a un’altra èra geologica, ma ai normali cicli delle Coppe Europee, che ad esempio ora hanno preso a sberle le inglesi, cioè quanto di più ricco e moderno ci sia, tra stadi, pubblico, soldi e capacità commerciali.

Noi abbiamo una sola società che abita nel presente del calcio e si chiama Juventus. Le altre stanno ancora nelle grotte di stadi improponibili, di improvvisazioni anche costose, di roghi sui quali di bruciano gli arbitri ogni domenica. Quindi l’euro-parametro non può che essere quello, con tutto il rispetto – che è tanto – per la Lazio, squadra italiana che, finalmente, con un allenatore che conosce il mondo, ha giocato con tutte le sue forze l’Europa League. E, attenzione, non è al ranking dell’Uefa che stiamo pensando, quanto a una questione di rispetto.

La Juventus ha avuto con il Bayern l’esatta misura che la separa dal campanile della Champions: si tratta di iniettare con intelligenza qualità lungo tutto il campo. Il tempo è quello giusto, la crescita segue la sua gradualità. Servono soldi ma anche competenza, potere delle idee. Perché nessuno ha ordinato di buttare grano dalla finestra ingaggiando giocatori perfettamente inutili come Bendtner e Anelka. Peccati di gioventù, anche se può sembrare ridicolo parlando della Juve? Può essere.

Intanto la squadra di Conte ha già nella dimensione interna, la statura delle tre attuali grandi d’Europa, le due spagnole e il Bayern, cui aggiungiamo d’imperio il Manchester United. Sono corazzate in uno stagno che ha ancora un senso fino a un certo punto. Perché nel mondo calcistico degli sceicchi e delle oligarchie non solo russe, le cinque-sei squadre che possono realisticamente puntare al titolo europeo sono sovradimensionate rispetto ai tornei interni. Non succede solo nel calcio, ma pure negli altri sport di squadra come sapete bene. E dire il contrario significa semplicemente chiudere gli occhi davanti alla realtà per aprirli solo quando c’è la moviola in tv.

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