I limiti del Napoli e quelli dell'Inter

Ai primi manca il killer instinct, i nerazzurri invece non hanno squadra nè un futuro certo

Lo stop con la Sampdoria è l'ennesima occasione persa del Napoli (Credits: Paolo Bruno/Getty Images)

Carlo Genta

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Una sberla violenta, piena di frustrazione e bellezza, di un campione. E la Juventus deve giocarsi il quarto jolly della stagione. Potrebbe essere l’ultimo del mazzo. Ma il Napoli non lo raccoglie, pure contro una ammazza grandi come la Sampdoria, che ha democraticamente sfilato punti a tutte le cacciatrici di scudetto e dintorni. Se c’era bisogno di un’altra conferma, eccola: il limite della squadra di Mazzarri è esattamente questo, le mancano quei due centimetri per diventare proprio grande, quel centesimo per fare un euro, dato che la lira è storia passata.

Questione mentale, emotiva, prima che tecnica: abitudine a respirare dove c’è poco ossigeno e la pressione indurisce i muscoli. Dato che non è la prima volta e nemmeno la seconda, vedrete che anche il Napoli prima o dopo imparerà. Ma non ora e non qui in questa stagione, a meno che non si inceppi in analoghe pressioni europee pure la Signora. Venerdì primo marzo, in seconda serata, dopo Napoli-Juventus, ne avremo capito di più. Anche perché, per ragioni opposte, entrambe non saranno costrette a risparmiare nulla per le diverse coppe in cui i rispettivi destini sono già segnati, nel male e nel bene rispettivamente.

Aspettando la Lazio, è chiarissimo come la vittoria di tappa sia del Milan e della Fiorentina. I Balotelli-boys saltano l’Inter con grande tempestività, nella settimana che porta al derby. In una partita che, chiudendo gli occhi e ascoltando la telecronaca pareva una gara del campionato slavo tanti erano gli “ic” in campo, i viola fanno a pezzi quel che resta dell’Inter. Che in verità non è molto: la stangata di Milito, non può essere una scusa emotiva, semmai tecnica, dato che era il giocatore-baromentro di questo cantiere di squadra. Crollato quello, restano impietosi errori di costruzione. L’Inter è senza una prima punta vera. Non possiamo sapere ancora quale sia il valore di Livaja, ma conosciamo bene le caratteristiche e la parabola di Rocchi, cui è stato regalato un inutile contratto per stare in panchina col berretto di lana in questo inverno che non vuol finire mai. E a questo punto è abbastanza difficile vedere del sole nella primavera dell’Inter, che rischia piuttosto un lento inabissamento non diverso da quello dell’anno passato. Con questo due stagioni di fila senza Champions League, non sarebbero facili da assorbire anche per i conti di un Moratti sempre più attento ai denari da mettere.

Detto questo, il meglio del fine settimana è quel pazzesco primo tempo della Fiorentina, stretta intorno a un centrocampo come ce ne sono pochi e accesa dall’ovvio talento di Jovetic. Pensare che in diversi a Firenze cominciavano a fare la faccia strana, leggendo un mese di risultato storti e piuttosto bugiardi, anche per via di certi venti contrari usciti dai fischietti. Carta straccia: questa Fiorentina è una delle notizie più fresche, divertenti e intriganti di questa stagione strana. Ha preso il posto delle Roma tra quelle che vogliono il sole. Pronti a scommettere che lo cercherà fino alla fine.

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