Le macerie dell'Inter e di Stramaccioni

Da Torino a Trieste la parabola (disastrosa) dell'Inter fuori dall'europa e con un futuro incerto (anche per il suo allenatore)

La frustrazione sui volti di Zanetti ed handanovic (credits: SIMONE FERRARO/AFP/Getty Images)

Carlo Genta

-

Dodici mesi per appassire, per perdere la freschezza, la giovinezza, forse la tenerezza. Dodici mesi dopo una delle più belle gags del calcio: una irresistibile imitazione di Cassano, allora ancora nel Milan. Poi, con il tempo, che deteriora, con Cassano è arrivato perfino alle mani. Solo che in quel caso avevano la stessa maglia.

A chi lo definiva “Specialone”, letto all’italiana, rispondeva che lui alla linea tiene. Poi, dall’andata a Torino con la Juventus, quella vittoria che pareva aprire mille porte, è incominciato il momento delle repliche piccate, velenose. “Noi non siamo provinciali”. Ha cominciato a dire offeso Andrea Stramaccioni, anche perché la responsabilità pesa, soprattutto a Milano quando ogni sconfitta diventa inestricabile confusione e rubinetto che versa dubbi su tutto.

Voluto da presidente e per questo difeso con ondivaga fermezza: un Benitez o un Gasperini qualunque sono volati giù dalla finestra per molto meno. L’alibi di una catena impressionante di infortuni, che in parte sono sfiga del colpo traumatico, in altri casi sarebbero da analizzare con attenzione maggiore, ricordando tra le parole di addio di Mourinho quell’accusa sottilmente velenosa: "qui ciascuno si allena come gli pare e va in palestra a piacimento suo, poi nessuno si lagni degli infortuni muscolari".

Adesso a Stramaccioni rimane l’inutile polvere sollevata da Moratti e Bonolis sugli arbitri che dolosamente fanno male all’Inter per favorire, dicono loro, la corsa del Milan. Che a Firenze perde giocatori e punti e al quali il giudice sportivo non fa uno straccio di sconto, come invece è parso per Cambiasso. Stramaccioni guida ora con idee non sempre chiare quel che resta di una squadra che già all’inizio non era la più forte. Dopo il tridente offensivo di inizio stagione, quando stavano tutti più o meno bene, si è perso anche lui in poche e confuse idee.

L’Inter di oggi che ha perso quattro delle ultime cinque è qualcosa che non esiste come entità calcistica e vale in modo preciso la classifica che tiene. Ma, cosa peggiore, non offre mezza scintilla di speranza per quel che verrà. Solo nebbia, non mattoni buoni per ricostruire. Senza Champions i soldi non saranno molti e non c’è un solo personaggio che abbia un autore certo: dal bimbo Kovacic che è stato sbattuto su una giostra fuori giri, allo stesso Strama ovviamente.

Un conto è partire da uno o perfino da zero. Un altro è dover bonificare un cratere dalle macerie. Questo rischia di rimanere della stagione nerazzurra. Senza che Stramaccioni abbia colpe specifiche diverse dall’essere un signorino nessuno promosso sulla panchina più difficile del calcio italiano.

© Riproduzione Riservata

Commenti