Il record di Bjoerndalen? Merito degli aspirapolveri

Max Ambesi, voce di Sky Sport a Sochi, racconta l'atleta norvegese vincitore di ben 13 medaglie olimpiche nel biathlon: "Un maniaco della perfezione" - Fotostory

Il biathleta norvegese Ole Einar Bjoerndalen, da ieri l'atleta più medagliato nella storia delle Olimpiadi invernali – Credits: EPA/VALDRIN XHEMAJ

Dario Pelizzari

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“E' un atleta che può sedersi al tavolo con Phelps e i più grandi sportivi di sempre. Un perfezionista, un maniaco del lavoro, devoto all'allenamento, umile ma pure determinatissimo. Un campione a tutto tondo, insomma, un fuoriclasse, ecco chi è Ole Einar Bjoerndalen”. Per Massimiliano Ambesi, voce tecnica di Sky Sport alle Olimpiadi di Sochi, il biatleta norvegese, che da ieri è il più medagliato in assoluto nella storia dei Giochi invernali (13 podi complessivi: 8 ori, 4 argenti e un bronzo messi da parte nelle ultime 5 edizioni della rassegna a cinque cerchi), è un concentrato di talento e di costanza decisamente fuori dall'ordinario.

Bjoerndalen, ancora lui, c'era da aspettarselo?

“Assolutamente, sì. Ha preparato bene questa stagione, facendo del suo meglio per presentarsi a Sochi al massimo della forma. E' rimasto in attività per entrare nella storia delle Olimpiadi. Missione compiuta con il massimo dei voti”.

Come spiegare a chi non lo conosce da vicino le ragioni del suo ennesimo trionfo?

“Che dire, è un mostro di costanza, ha sempre curato moltissimo l'allenamento per mantenersi ai vertici nella sua disciplina, nella quale ha battuto ogni primato possibile. E' molto legato all'Italia, perché è stato sposato fino all'anno scorso con una biatleta italiana, Nathalie Santer, e abita tuttora in Val Pusteria, al confine con l'Austria. Ha dedicato la sua vita quasi esclusivamente al biathlon. Certo, è un personaggio molto strano. Pur di migliorare le sue prestazioni ha sempre preso in considerazione qualsiasi cosa gli venisse proposta. Pensi che ha avuto per anni un mental trainer che in realtà era un venditore di aspirapolveri. Quest'ultimo era stato così bravo a vendergli uno dei suo apparecchi che Bjoerndalen l'ha voluto avere con lui”.

Bjoerndalen non lascia nulla al caso.

“Il suo risultato a Sochi ha dell'incredibile. Il biathlon è una disciplina difficilissima, perché devi essere allo stesso tempo sia un ottimo sciatore di fondo sia un ottimo tiratore. Bjoerndalen ha perso col tempo un po' di smalto sugli sci, ma è cresciuto nella velocità di esecuzione al poligono. Ecco, lui è sempre stato lucidissimo a capire come tratte il meglio da ogni situazione. Ripeto, è un atleta maniacale, in tutto e per tutto, attento a curare anche ogni minimo malanno. Per capirsi, allontana anche chi ha il raffreddore per timore di venire contagiato dall'influenza”.

“Anche adesso dico che Bjoern Daehlie è stato il più grande in assoluto”, ha detto il nuovo re dei Giochi invernali a due passi dal podio. Campione anche di umiltà?

“Altro che umiltà, lui, Bjoerndalen ci crede davvero in quello che ha detto. E' una questione di titoli olimpici individuali. Daehlie ne ha vinti di più, ecco tutto. Ma io non sono d'accordo. Perché Bjoerndalen ha vinto tantissimo in Coppa del mondo, molto più anche di Daehlie. E poi domani c'è ancora in ballo la medaglia nella staffetta e il team norvegese parte tra i favoriti. Insomma, il bottino personale di Bjoerndalen potrebbe crescere nelle prossime ore. A proposito di umiltà, ricordo che non si è mai rifiutato di fare lo stalliere in occasione di alcune gare di equitazione cui prendeva parte la moglie. Una persona semplice e umile, eppure determinatissima”.

Zoeggeler e Bjoerndalen, due allegri quarantenni che continuano a dare spettacolo e raccogliere medaglie. Qual è il segreto per rimanere protagonisti così a lungo ad altissimi livelli?

“E' una questione di testa. Stiamo parlando di fuoriclasse che hanno motivazioni al di sopra della media, che fanno del loro sport un culto a tutti gli effetti. Credo che sarà per entrambi difficile smettere, perché gli verrà a mancare una parte di vita che è faticoso colmare in altri modi. Tra l'altro, hanno in comune anche l'anno e il mese di nascita. Tutti e due sono nati nel gennaio del '74. Qualcosa vorrà pur dire, no?”.

Twitter: @dario_pelizzari

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