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Inzaghi sotto processo e l'ombra di Conte (che era il prescelto)

Nel dopo-Atalanta giocatori e società hanno chiesto al tecnico di cambiare il Milan. Berlusconi non lo scarica, ma la conferma non è sicura

Pippo Inzaghi non era il Prescelto, nel senso che quando, a primavera inoltrata, Berlusconi e Galliani capirono che la storia di Seedorf al Milan si sarebbe bruciata in fretta l'uomo su cui avevano puntato per riportare in alto la squadra era un altro. Non il giovane allenatore della Primavera, pure coccolato e considerato uno di famiglia, ma Antonio Conte, insofferente con la Juventus per i limiti di crescita (veri o presunti) e sempre più convinto di essere arrivato alla fine di un ciclo. Conte era pronto ad accettare la sfida, provando a far ripartire il Milan così come fatto con la Juve, Berlusconi lo avrebbe appoggiato anche con qualche investimento mirato e oggi, forse, la situazione sarebbe diversa. Poi Agnelli e Marotta si misero di traverso, al tecnico campione d'Italia non fu concesso lo strappo per trasferirsi in casa di una storica rivale e il divorzio avvenne troppo tardi, a metà luglio, quando a Milanello era ormai insediato Pippo Inzaghi. Un ritardo non casuale, visto che a Vinovo era stato messo in conto di perdere Conte, ma era di gran lunga preferito vederlo fermo (o sulla panchina della nazionale) piuttosto che farlo traslocare a Milanello.

La ricostruzione dei giorni caldi di aprile e maggio serve per trovare una chiave di lettura a quanto accade oggi nel Milan. Il tracollo di punti e gioco dell'inizio di 2015 (un solo punto in 3 gare contro Sassuolo, Torino e Atalanta) ha fatto esplodere la questione tecnica e ai più attenti non sfugge che le belle prove contro Napoli e Roma sono state, in realtà, l'eccezione e non la regola. Sempre parlando di numeri, infatti, colpisce che nelle ultime 12 giornate i rossoneri abbiano messo insieme solo 12 punti contro i 16 dell'Inter, giusto per fare il paragone con una realtà simile dove questo rendimento ha portato a un ribaltone in panchina. Difficile pensare che anche Inzaghi rischi nell'immediato, anche perché a libro paga rimane Seedorf con i suoi 2,5 milioni netti fino al 30 giugno 2016, però che la riflessione sul futuro della guida tecnica sia ufficialmente riaperta è un dato di fatto incontrovertibile.

Il punto di partenza, però, è che Inzaghi è arrivato alla prima squadra del Milan dopo che il club aveva cercato un profilo opposto rispetto al suo. Un allenatore vincente e navigato, non un giovane da far crescere, e anche un uomo forte capace di imporre alcune scelte alla società, mentre Pippo si è da subito caratterizzato per la totale simbiosi con le politiche di Galliani e Berlusconi. Cosa aveva in mente, dunque, il Milan per giocare la carta del rilancio? In primavera, scottato dal rapido declino di Seedorf che era stato precipitato dal campo alla panchina, l'idea era tornare al passato. Poi Inzaghi ha vinto la corsa e ora in discussione c'è l'idea stessa del tecnico non preparato messo a comando di uno spogliatoio difficile come quello rossonero.

Da quanto risulta, negli incontri seguiti alla sconfitta contro l'Atalanta si è parlato molto anche di tattica. Non è un mistero che Berlusconi avesse in mente un Milan diverso, con almeno una punta e un gioco offensivo più spiccato. Tante volte è salito a Milanello caldeggiando l'impiego di Torres, salvo poi arrendersi dopo il derby di metà novembre all'evidenza che la squadra aveva un rendimento migliore con il 4-3-3 e Menez schierato 'falso nueve'. Torres è stato spedito all'Atletico Madrid, Pazzini è rimasto in panchina con l'eccezione della sfida di Coppa Italia con il Sassuolo, ma il crollo di prestazioni ha riaperto la discussione tanto che sul mercato si cercano veri centravanti con Destro in cima alla lista.

Ora che le cose stanno andando male, le pressioni su Inzaghi sono tornate. Deve far giocare il Milan in maniera diversa. Glielo chiede la società, che non accetta altre brutte figure comprendendo in questa categoria anche i 90 minuti di Torino contro i granata, e anche la squadra ha un'idea differente dall'allenatore. Meglio un punto di riferimento in area di rigore che niente, soprattutto in assenza di un 'falso nueve' fuoriclasse come Messi (che, però, ha solo il Barcellona e nessun altro) e, se possibile, meglio un regista pensante da cui far partire l'azione. Montolivo decentrato non ha convinto prima di tutto il capitano stesso. Possibile che Inzaghi viri abbastanza in fretta su un modulo differente e che Galliani faccia di tutto per assecondare sul mercato questa nuova rivoluzione. Di sicuro senza svenarsi e con la sensazione che Pippo si sia bruciato una parte della credibilità proprio quando ha fatto di testa sua. Ora ha qualche settimana per tornare in sella. Altrimenti sarà il terzo tecnico bruciato in poco più di un anno e a primavera ripartiranno le grandi consultazioni.

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