Juve, ecco i 5 rimpianti dell'eliminazione contro il Bayern Monaco
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Juve, ecco i 5 rimpianti dell'eliminazione contro il Bayern Monaco
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Juve, ecco i 5 rimpianti dell'eliminazione contro il Bayern Monaco

Infortuni, cambi infruttuosi, arbitri, Coman e la palla persa di Evra: perché Allegri ha perso contro Guardiola

Alla fine resta l'orgoglio di averci provato fino in fondo e di essere arrivati a un passo dalla qualificazione. Fa male uscire per un gol incassato 5 secondi dopo il minuto 90, quello del pareggio che ha spianato al Bayern la strada dei supplementari dove il crollo fisico della Juventus ha fatto il resto. E fa male uscire dalla Champions trascinandosi dietro il rimpianto di aver gettato via un'impresa che sarebbe stata clamorosa, contro una squadra forte e potente.

Il verdetto dell'Allianz Arena è amaro per la Juventus e per il calcio italiano. Da qui in poi ci toccherà osservare gli altri giocarsi la coppa più prestigiosa e farlo a San Siro, il simbolo delle nostre difficoltà incarnato dalla grandezza di un tempo di Milan e Inter che oggi sono lontane dalle big. Ma a far rimpiangere come è andata a finire sono soprattutto i 180 minuti della sfida tra Bayern e Juventus. Ci sono almeno cinque motivi per non poter dimenticare questo confronto:

Troppi errori hanno tenuto in vita il Bayern Monaco

Cuadrado nel finale di primo tempo a due passi da Neuer. Poi Morata due volte a inizio ripresa dopo due volate in contropiede che avevano spaccato a metà la difesa del Bayern Monaco. E, infine, l'uscita palla al piede di Evra con recupero vigoroso di Vidal, cross di Coman e pareggio Muller: minuto 90 e 5 secondi. Quattro flash che raccontano di una partita buttata via quando l'avversario era alle corde.

C'è stato un momento in cui la Juve avrebbe potuto vincere largo e uno in cui sarebbe bastato cacciare il pallone in tribuna per portare in porto l'impresa. La Juve ha mancato sia l'uno che l'altro e a questi livelli, in una manifestazione in cui i dettagli fanno la differenza, si è trattato di un errore imperdonabile. Guai a tenere in vita Guardiola, che si è aggrappato alla seconda e terza chance concessa dai bianconeri e da lì ha costruito il suo capolavoro.

I cambi di Allegri: tutti giusti?

Massimiliano Allegri in panchina all'Allianz Arena Getty Images Sport

Per un'ora Allegri ha ridicolizzato Guardiola e il suo tiki-taken. Possesso palla ai tedeschi, profondità, ripartenze, occasioni e gol agli italiani: una partita perfetta. Per un'ora ci si è chiesti quale fosse il vero valore di un allenatore che ha un palmares nettamente inferiore a quello di tanti colleghi che siedono sulle panchine più importanti, ma che in due anni ha eliminato il Real Madrid, battuto due volte il Manchester City, una il Siviglia e stava dando una lezione a domicilio al professor Guardiola.

Poi è iniziata la giostra dei cambi. Allegri ha tolto Morata e Cuadrado e ha inserito Mandzukic e Pereyra. Sostituzioni forse obbligate dalla condizione fisica calante dei suoi, ma il risultato è che la Juve ha smesso di ripartire, si è progressivamente chiusa in se stessa concedendo al Bayern di giocare a una porta sola. Tutti compressi a osservare il ritorno del Bayern che, al contrario, con Thiago Alcantara e Coman ha pescato in panchina i jolly della vittoria.

Atkinson ed Eriksson: delitto perfetto

L'errore annullato a Morata: era regolare tratto da Mediaset Premium

L'inglese Atkinson a Torino e lo svedese Eriksson a Monaco di Baviera. Ha ragione Guardiola a dire che la Juve deve rimpiangere soprattutto i suoi errori, ma anche quelli dei due direttori di gara di questo ottavo di finale di Champions League non sono male. L'inglese dell'andata ha chiuso gli occhi su un mani di Vidal e perdonato un fuorigioco attivo nel vantaggio dei tedeschi. Lo svedese del ritorno ha cancellato un gol buono di Morata, dimenticato un cartellino rosso per Kimmich e lasciato correre un fallo su Pogba nell'azione del quarto gol del Bayern.

Un po' troppo per non considerare l'esito finale quanto meno condizionato dalle sviste arbitrali. Marotta ha attaccato indirettamente Collina chiedendosi perché il calcio italiano sia così poco tutelato nelle coppe europee e, se si ricordano i disastri contro Roma, Fiorentina, Lazio e Napoli, non si può che convenire che la falcidia delle nostre squadre dipenda in parte anche dagli episodi. Parlare degli arbitri è l'alibi dei perdenti, ma il discorso andrebbe ripreso a bocce ferme...

Troppi infortuni nella settimana decisiva della stagione

Il recupero di Dybala sarà fondamentale. E' un giocatore unico nello scacchiere tattico di Allegri e a Napoli è stato risparmiato ma contro il Barcellona sarà certamente al suo posto. E' lui che tra le linee garantisce quella fantasia che innesca gli attaccanti Ansa

Mandzukic è rimasto fuori per scelta tecnica e un pizzico per precauzione, visto che i suoi muscoli erano doloranti. Guai a rischiare dopo aver visto cadere uno dopo l'altro Chiellini, Marchisio e Dybala. Sfortuna e non solo, considerato che il conto dei ko fisici è arrivato a quota 50 di cui 36 muscolari. Ci sarà tempo per analizzare le cause di questo stillicidio che rischia di allungare i suoi effetti anche sul finale di campionato.

Però la domanda se l'avvicinamento alla sfida con il Bayern sia stato gestito in maniera impeccabile è lecita e accompagnerà a lungo i tifosi della Juventus. Un po' come quelli del Milan quando ripensano all'aprile 2012 con lo stop di Thiago Silva in piena corsa scudetto.

Juve, visto come è forte Coman?

Kingsley Coman Getty Images Sport

L'ultimo rimpianto è legato a Kingsley Coman, che un anno fa faceva tanta panchina alla Juventus e con Guardiola sta crescendo in fretta. Ceduto dopo che Allegri gli aveva concesso solo 640 minuti nella passata stagione (più 63' al debutto in agosto), il francese è entrato e ha cambiato la partita fino a togliersi anche lo sfizio della rete che ha chiuso il discorso qualificazione.

Si poteva tenere a Torino? No, visto che è stato il giocatore a decidere di andarsene. Ma forse si sarebbero potute creare le condizioni perché Coman non scegliesse l'addio come strada per valorizzare il suo talento. Che è tanto, come la partita dell'Allianz e tante altre con la maglia del Bayern, hanno dimostrato.

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