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Basket: Virtus Bologna retrocessa in A2, c'era una volta "Basket City"

La pallacanestro italiana di vertice perde il secondo club più vincente di sempre e un'altra piazza storica

Nelle ore più scure della scorsa notte, in uno dei rarissimi momenti senza passanti, sulla sua panchina la statua di Lucio Dalla - proprio come certe icone sacre - potrebbe anche avere versato una lacrima per la retrocessione in A2 della Virtus Bologna, squadra del cuore del cantatutore e secondo club più titolato del basket italiano dopo l'Olimpia Milano con ben 15 scudetti (l'ultimo conquistato nel 2001 in un derby di finale con i cugini della Fortitudo), 8 Coppe Italia e due Coppe dei Campioni.

Certo la scorsa notte, subito dopo la sconfitta a Reggio Emilia che ha dato la salvezza a Caserta e a una quasi incredula Torino, hanno pianto o imprecato tanti tifosi delle "V" nere, che hanno visto aggiungersi un'altra brutta pagina alla storia di una società già finita in Legadue per il default finanziario dell'estate 2003 (con salvataggio da parte di Claudio Sabatini e successivo ritorno in A nel 2005), ma che non era mai dovuta scendere nella seconda serie della nostra pallacanestro per una retrocessione sul campo. Giunta tra l'altro (e probabilmente non è un caso...) al termine di una stagione tormentatissima, che ha visto una faida dirigenziale portare a Campionato non ancora iniziato alle dimissioni del gm Alessandro Crovetti (poi rientrato nello staff) per dissidi con il presidente e storica "bandiera" Renato Villalta, a sua volta dimissionario a fine settembre 2015 per lasciare la poltrona all'imprenditore Francesco Bertolini, che l'ha poi ceduta nel febbraio 2016 ad Alberto Bucci, coach di tanti successi del passato (a partire dallo scudetto della stella nel 1984) e figura di riferimento per un presente che impone, più che il ripartire, il ricostruire.

Nell'attesa che la Virtus rinasca per la seconda volta dalle sue ceneri, all'affannata pallacanestro italiana non resta che constatare la perdita di un'altra piazza storica e appassionata come Bologna, ribattezzata "Basket City" a cavallo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del Duemila per il costante duello ai vertici tra Virtus e Fortitudo, condotto senza esclusione di lire prima e di euro poi sino... al fallimento economico di entrambe.

A meno di un'impresa (la Fortitudo sta giocando i playoff di A2, ma da pura outsider), il derby tornerà ora a incendiare il parquet la prossima stagione e l'augurio è che non sia solo per un triste amarcord. C'era una volta "Basket City", scomparsa ora tra le nebbie padane, ma il basket di casa nostra ha bisogno di ritrovarla alla pari di altre realtà come ad esempio Treviso e Siena. E quando accadrà, se si tratterà della Virtus, in una già calda e silenziosa notte bolognese di primavera la statua di Lucio Dalla si contrarrà solo per un millesimo di secondo in un ghigno di soddisfazione.

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