Basket

Turbanti e affini: il rompicapo dei copricapi religiosi nel basket

Un arbitro vieta di giocare a un giovane indiano: il presidente Fip Petrucci invita subito alla tolleranza, ma il vero problema sta nel regolamento Fiba

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Paolo Corio

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"Niente basket col turbante": il titolo esce facile dalle tastiere dei media online alla notizia che sabato pomeriggio, in occasione della partita di campionato giovanile tra Roosters Presezzo e Sebino Basket Villongo, è stato impedito di giocare a un ragazzo indiano di religione Sikh perché indossava appunto il copricapo imposto dal suo credo religioso.

Una decisione arbitrale, peraltro corretta a strettissimi termini di regolamento, che ha provocato in serie: la reazione del Villongo, la squadra del ragazzo, che ha deciso di abbandonare la partita all'intervallo in segno di protesta; la solidarietà degli stessi avversari, che hanno deciso di proseguire la partita dopo l'intervallo sotto forma di amichevole, con sul parquet anche il giovane Sikh e il suo turbante; la condanna del presidente della Fip, Gianni Petrucci, che da noi interpellato sull'episodio non ha avuto esitazioni a dichiarare che "l'arbitro ha sbagliato, perché le regole della tolleranza e del buon senso vanno oltre quelle scritte, tenendo anche conto che si era in un campionato giovanile e quindi in un contesto in cui ancora di più lo sport deve essere modello di integrazione".

Insomma, per il futuro appare chiaro che l'indicazione del n°1 della Federazione ai fischietti italiani è quella di non impedire a giocatori e giocatrici di scendere in campo con un copricapo religioso. Il cui utilizzo in partita sta però diventando - passateci la battuta - un vero e proprio mistero della fede a causa della singolare posizione assunta dalla Fiba, la massima autorità internazionale del basket, che da un lato ha vietato nel giugno 2014 la possibilità di indossare "copricapi di larghezza superiore ai 5 cm" e dall'altro ha però autorizzato il successivo 16 settembre una deroga alla norma nei tornei delle Federazioni che ne facciano ufficiale richiesta. Posizione per molti versi pilatesca che ha subito portato a un "incidente" in occasione dei Giochi asiatici 2014 disputati in Corea del Sud, dove - esattamente come accaduto nella bergamasca - applicando alla lettera il regolamento un arbitro ha impedito di scendere in campo ad alcune giocatrici del Qatar contro la Mongolia perché indossavano il hijab (leggi qui). Anche in quell'occasione ci fu la solidarietà della compagne, che non si presentarono alla palla due, con immediata sconfitta a tavolino per il Qatar e successiva comunicazione ufficiale della Fiba che ribadiva il nullaosta in termini generali ai copricapi religiosi, previso il famoso cavillo della richiesta.

Richiesta che a quanto pare non è però stata fatta nemmeno dalla Federazione indiana: sì, perché a quanto si può leggere sul sito Asianews.it diversi giocatori professionisti del Punjab (stato a maggioranza Sikh) hanno avuto problemi con il regolamento, arrivando anche a tagliarsi i capelli e rinunciare al turbante. La notizia, tra l'altro, è del 17 gennaio scorso: che l'abbia letta anche lo scrupoloso arbitro di Roosters Presezzo-Sebino Basket Villongo prima di prendere la sua (poco felice) decisione?

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