Basket

La Supercoppa e quegli spettatori in meno anche a Sassari

Tanti seggiolini vuoti per le semifinali e pure per la finale tra Banco di Sardegna ed EA7 Milano. Per uno spot a metà in Tv come già in passato

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Paolo Corio

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Scontato che quello di Supercoppa fosse un basket d’inizio stagione, deciso più dal riuscire a limitare gli errori (in quello che è uno sport di errori per definizione) che dalle giocate spettacolari. Scontato o quasi, viste le differenze di roster, che l’ospitante e vincitrice Sassari e la migliore della scorsa stagione Milano arrivassero in finale superando senza troppi patemi d’animo rispettivamente Roma e Brindisi.

Meno scontate, invece, quelle file vuote del PalaSerradimigni, tristemente inquadrate dalle telecamere di Raisport: un palazzetto praticamente deserto nella prima semifinale del sabato senza i padroni di casa e con ampi vuoti anche nella seconda, quando invece era sul parquet il Banco di Sardegna. Con l’effetto poco stimolante per i telespettatori non propriamente interessati che si è poi sorprendentemente (dato l’entusiasmo della piazza sarda per la pallacanestro) riproposto anche domenica per la finale: un flash di seggiolini multicolori - verdi e arancioni quelli su cui erano costantemente puntate le telecamere, rossi quelli dello “sfondo” dietro i canestri - che ci ha ricordato quelli altrettanto solitari, cioè senza spettatori a occuparli, di tanti incontri al Forum di Milano e al Palasport Olimpico di Torino nelle recenti edizioni delle Final Eight.

Immagini che, al di là della passione con cui è stata seguita la finale dai sassaresi presenti e dall'impegno degli organizzatori, dovrebbero far riflettere i nuovi vertici della Legabasket sulla necessità o di cambiare formula (cioè finale secca per la Supercoppa e "Final Four" per la Coppa Italia, perché la nostra pallacanestro non ha il richiamo di quella spagnola) o di individuare piazze affamate di basket indipendentemente dalle squadre in campo (magari perché hanno perso da tempo quello di vertice) o ancora di sviluppare una più massiccia politica dei biglietti a invito per coinvolgere bambini e ragazzi delle scuole come delle società di basket della zona (promozione, quest'ultima, efficacemente messa in atto nelle ultime stagioni dall'Olimpia Milano di Giorgio Armani).

Se poi si riuscisse ad applicare più di una soluzione insieme, tanto di guadagnato: nessuna pubblicità per uno sport alla ricerca di sponsor è infatti peggiore di quella di uno stadio (ne sa qualcosa anche il nostro calcio...) o di un palazzetto occupato a macchia di leopardo.

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