Basket

Bhullar, Ming e Lin. Quando l'Nba invade i mercati d'Oriente

L'Nba accoglie il primo giocatore indiano della sua storia in nome del marketing e della globalizzazione

Teobaldo Semoli

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Dieci giorni di tempo per dimostrare a Sacramento e all’Nba intera di non essere solo un’operazione di marketing ideata dai manager della lega per conquistare nuovi mercati in Oriente. E’ un duro compito quello che spetta a Sim Bhullar, centro di 163 chili per 226 centimetri, il primo giocatore indiano a mettere piede su un parquet Nba.

Poco più di una settimana in cui l’ex giocatore di New Mexico State, nato a Toronto da genitori indiani, dovrà convincere il coach dei Kings Coach Carl a dargli una chance, per provare a ripercorrere le orme di chi prima di lui è stato in grado di diventare ambasciatore del basket in terra d’Oriente. 

Gli Highlights della stagione in D-League di Sim Bhullar

Naturale che la memoria corra a subito all’ex centro degli Houston Rockets Yao Ming, ritiratosi nel 2011 dopo una carriera di tutto rispetto – con 8 partecipazioni all’All Star Game, 4 apparizioni ai playoff e 5 nomine nel miglior quintetto Nba – e capace di cancellare gli stereotipi che avevano accompagnato la sua entrata nella lega. Quella stessa lega che poco più di dieci anni dopo il suo arrivo avrebbe registrato un aumento del 300% del fatturato del suo merchandising in Cina – + 130% di accessi alla visione delle partite in streaming –, dove oggi più di 300 milioni di persone giocano a pallacanestro.

Difficile che il gigante Sim, che con la sua ex squadra (i Reno Big Horns) della D-League viaggiava a 10.3 punti e 8,8 rimbalzi di media, possa diventare eroe nazionale come lo è stato – in parte lo è ancora oggi – Yao Ming, inserito da Forbes al primo posto della classifica delle celebrità più famose in Cina per 5 anni consecutivi (2004-2009).

 

D’altra parte, viste le prospettive di guadagno, perché non provare? Devono averlo pensato anche i Kings il cui presidente, Vivek Ranadiveed, è guarda caso figlio di indiani arrivati negli Usa in seguito alla diaspora. L’India è un mercato vergine per quanto riguarda la pallacanestro – non esiste nemmeno un campionato professionistico – ma lo sport nel paese è in crescita e i margini di guadagno potrebbero essere enormi.

E allora perché non sfruttare le doti di un giocatore di origini indiane ma cresciuto cestisticamente negli States? Se è vero che Yao era arrivato in Nba come fenomeno annunciato, c’è anche chi ha impiegato un po’ di tempo per esplodere, e far guadagnare la propria franchigia e la lega (oltre che se stesso, naturalmente). E’ il caso del giocatore di origine cinese Jeremy Linn che nel febbraio 2012 da panchinaro dei Knicks divenne in poco tempo il giocatore più in voga in Nba e in Cina.

Durante le settimane della Linsanity il play ex università di Harvard, oggi ai Rockets, aveva generato una serie di guadagni – +70% negli ascolti tv, +550% nel traffico del sito web e +3000% in quello dell’Nba Store (dove si vendono le magliette) – inaspettati per i Knicks aprendo loro un mercato, in particolare quello dei tanti cinesi cresciuti negli States (proprio come Linn), ancora poco esplorato.

Bisogna anche dire che non sempre le cose vanno come previsto. Vi ricordate il centro cinese Yi Jianlian, che per 5 stagioni ha vagabondanto in Nba tra Milwaukee, New Jersey, Washington e Dallas? Gli esperti Nba avevano stimato che la sua prima partita contro Yao Ming (nel 2007) avrebbe portato 200 milioni di ascolti dalla Cina. Peccato che il povero Yi fosse davvero troppo scarso. Spetterà quidi a Bhullar e al suo talento – le mani, dicono, sono molto educate per un centro di quella stazza – decidere di quale categoria entrare a far parte. Se di quella delle leggende dello sport indiano o di quella dei fenomeni pubblicitari; o peggio, da baraccone.

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