Siena: quale futuro dopo il fallimento della Mens Sana?

Abbiamo girato la domanda alle "Brigate Biancoverdi", che hanno già confermato il loro sostegno alla nuova squadra. Ma a un patto...

La Curva Nord della Mens Sana Siena durante l'ultima finale scudetto contro l'Olimpia Milano. – Credits: Getty Images.

Teobaldo Semoli

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L’inno della "Verbena" che risuona tra le pareti del PalaSclavo è uno dei simboli della pallacanestro italiana degli ultimi dieci anni. Peccato che dal 9 luglio 2014 la Mens Sana Siena non esiste più. O meglio non esiste più la Mens Sana che conoscevamo, quella dei 7 scudetti consecutivi e della recente finale (epica) contro l’Olimpia Milano: quella Mens Sana è infatti stata messa nell'album dei ricordi una volta per tutte dal Tribunale fallimentare di Siena.

La nuova società è già stata registrata, con un nuovo codice, e ha già fatto richiesta per l’iscrizione al campionato di quarta serie dilettanti (in pratica l’ex Serie B). Arriveranno nuovi dirigenti, un nuovo sponsor (si spera), nuovi giocatori e come al solito a rimanere saranno solo i tifosi. Quelli della "Verbena" e delle Brigate Biancoverdi, che in questi anni hanno assicurato alla Montepaschi e ai suoi giocatori uno dei palazzetti più caldi dell’intera Serie A italiana. A loro abbiamo chiesto che ne sarà del futuro del basket in città: ecco cosa ci hanno risposto tramite il portavoce Francesco Savelli.

Cosa vuol dire vedere fallire la propria squadra?

“E’ come veder scomparire un parente caro, con cui eri abituato a vivere 7 giorni su 7. E’ come se ti togliessero qualcosa di tuo, e che peraltro lo sarà sempre”. 

Siete arrabbiati con il vostro ex direttore generale Ferdinando Minucci?

“Arrabbiati è dire poco. Ci ha fatto vincere, certo: però se per vincere devi rubare - al di fuori del campo, sia chiaro - allora avremmo preferito tifare la Mens Sana in serie B già qualche anno fa”. 

Cosa vi hanno detto dalla società?

“Tutto è cominciato a febbraio, quando la riunione dei soci non approvò il bilancio. All’inizio sembravano mancassero 5 milioni, ma l’inchiesta "Time Out" (quella che ha appunto coinvolto anche l’ex dg Minucci, ndr) ha mostrato che il buco, tra soldi in nero e il resto, era molto più grande…”.

E poi?

“Alla fine della stagione regolare abbiamo manifestato sotto la sede della società con uno striscione con scritto 'La fede non si ruba'. In seguito abbiamo avuto un incontro con il presidente della Polisportiva, che ci ha spiegato i progetti per il futuro. Sapevamo quindi già che la squadra non sarebbe rimasta in Serie A”.

E ora che farete?

“Ripartiremo dalla Serie B e continueremo a tifare la nostra squadra, purché rimanga la Mens Sana. Meglio essere in ultima serie piuttosto che acquisire le quote societarie di qualcun altro”.

Sul serio?

“A volte nelle serie minori c’è più passione che in Serie A. Inoltre, per questioni di regolamento (nelle categorie dilettanti possono giocare solo cittadini italiani, ndr) avremo una squadra tutta italiana. Così finalmente la società dovrà puntare sui giovani e sfruttare il suo settore giovanile, che è di primissimo livello, sperando poi di tornare presto nel basket di vertice”.

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